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venerdì 2 dicembre - Aggiornato alle 04:03

Quella cometa sonora che segna la via ad Umbria Jazz: l’Arena travolta dal ‘funk spaziale apocalittico’ di King Shabaka e soci

Il trio inglese The Comet Is Coming conquista con la sua psichedelia nu-jazz portando a Perugia i suoni più amanti dai giovani frequentatori dei festival internazionali

©Fabrizio Troccoli

di Danilo Nardoni

Interstellari, spirituali, psichedelici, cosmici, fantascientifici. Ma molto Jazz. Ideali per un Umbria Jazz che deve guardare al futuro, anche voltandosi indietro. Durante la notte di martedì sera all’Arena il pubblico del festival è entrato a far parte dell’universo dei The Comet Is Coming. Nati dall’incontro tra Shabaka Hutchings, potente ed elegante allo stesso tempo sassofonista londinese (origini familiari nelle Barbados e leader di altri progetti unici nel panorama musicale come i Sons of Kemet) che figura come “King Shabaka”, il tastierista Dan Leavers (“Danalogue”) ed il batterista Max Hallett (“Betamax”), hanno raggiunto ormai un successo internazionale grazie al loro mood. Per un’ora e mezza intensa ed energica i presenti sono stati catapultati dentro questo mood sonoro, con la loro astronave che ha preso il decollo per poi atterrare a fine live tra un tripudio di applausi.

Sguardo al futuro Concerto indicato come quello “flop” secondo alcuni ma uno dei più attesi di Umbria Jazz per tanti altri. Almeno da parte di chi segue le direzioni musicali più interessanti del presente ma proiettate al futuro. I 200 che erano a Trevi lo scorso anno per sentire l’acclamata band inglese una notte di fine agosto per la rassegna musicale Synthonia, ideata da Dancity (festival di cultura e musica elettronica di Foligno), ad occhio e croce c’erano tutti. Con l’aggiunta di altri trainati dal cartellone del festival, il main stage di Umbria Jazz ha raggiunto tra platea e gradinata un migliaio di persone. Davvero un buon risultato, se si considera che la maggior parte erano molto giovani.

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Funk spaziale La serata si è rivelata invece come tra quelle le più riuscite finora. Tutti a muoversi e a ballare questo jazz che si fonde con le sonorità elettroniche. Tanta improvvisazione, con tutto il suo calore, ma anche la “fredda” sperimentazione di editing e post-produzione elettronica. Niente di nuovo certo, tutto si reinventa e si riproduce, ma si rimastica con l’oggi. Dietro c’è tanto Sun Ra con i percorsi interstellari che realizzava con i musicisti della sua Arkestra, pionieri del jazz cosmico. Si possono scorgere nel loro background musicale anche figure come Alice Coltrane, Jimi Hendrix, Can, Mahavishnu Orchestra. Ma la musica di questa band di esploratori sonori è assolutamente originale nel magmatico ribollire della scena londinese contemporanea perché opera una miscela esplosiva definita da loro stessi come “funk spaziale apocalittico”: nu-jazz, psichedelica, rock, elettronica, techno, house, grime, funk, punk, afrobeat, hip-hop e anche cultura pop.

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Nuova scena jazz Il concerto (brava Umbria Jazz) è stata quindi anche l’occasione per accendere i riflettori sulla scena del jazz inglese, e anche nord-europeo, che negli ultimi anni sta costruendo una forte identità originale. Scena che propone anche nomi come Yussef Kamaal, Ezra Collective, Moses Boyd, Chelsea Carmicheal, Nala Sinephro. Un jazz in cui confluiscono le tante influenze culturali (caraibiche, africane, orientali) di cui una metropoli multietnica come Londra è ricchissima. A tutto questo vanno aggiunte correnti come psichedelia, funk, post rock, elettronica e molto altro, ed ecco un esplosivo mix di suoni che fa da soundtrack ad una Londra musicalmente vivace e innovativa.

Comete in arrivo Ora è questo il jazz, se possiamo declinare il tutto con questo termine, più seguito dai giovani. E’ un bene che Umbria Jazz abbia ripreso questa anima più sperimentale e attenta al jazz della nuove generazioni e di nuova generazione. Proprio come fece tra il 2013 e 2014 portando a Palazzo della Penna una sezione applaudita anche da tutta la stampa internazionale curata dal festival Young Jazz di Foligno. La risposta del pubblico non era stata la migliore, i tempi erano forse in anticipo, ma ora è il momento di tornare a crederci. Un festival come Umbria Jazz deve poter spingere anche in questo senso (molte “piccole” realtà in giro per l’Italia e l’Europa lo stanno facendo con una risposta di pubblico elevata), creando pure le condizioni per un palco ad hoc. Perché non pensare ad un ritorno al Frontone anche visti i successi di un festival come Umbria che spacca? The Comet Is Coming, insomma, come una “new thing” visionaria che può indicare la via per una visione del futuro. Con l’immagine della cometa che è ancora lì davanti, anche dopo svariate ore che il concerto è finito, a rappresentare l’evento che può scuotere i paradigmi nei quali siamo immersi. Altre comete arriveranno e pure queste ci trasporteranno fuori dalla normalità. Quando accadrà sarà meglio farci trovare pronti ad un cambiamento, anche sonoro, che sembra ormai inevitabile.

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