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sabato 4 dicembre - Aggiornato alle 06:01

Vita, musica, riunioni in piscina ed eccessi del genio Brian Wilson che sabato farà rivivere all’Arena «Pet Sounds» dei Beach Boys

In esclusiva italiana la mente folle e visionaria del gruppo suonerà in concerto il capolavoro del 1966

Brian Wilson a Perugia per Umbria jazz
Brian Wilson

di Angela Giorgi

Il tour partito per celebrare i cinquant’anni di ‘Pet sounds’ arriva finalmente anche in Italia: in esclusiva per Umbria jazz, il fondatore e anima creativa dei Beach Boys Brian Wilson eseguirà il seminale album del 1966. Con lui sul palco (quasi tremila, secondo indiscrezioni, i biglietti venduti) Al Jardine, uno dei fondatori del gruppo, e Blondie Chaplin, bassista nella band dal 1972 al 1974. Introverso genio vessato dal padre tiranno – si dice che proprio le percosse paterne l’abbiano reso quasi sordo già dall’età di due anni – mentalmente sfinito da paranoie e droghe (erba, LSD, speed, cocaina e non solo), perso in eccentriche abitudini come le riunioni d’affari in piscina e il recinto di sabbia in cui immergeva i piedi mentre suonava il piano: è questa l’immagine che in molti hanno di Brian Wilson, restituita recentemente anche dal film ‘Love & mercy’, quella di un uomo che forse, semplicemente, non era fatto per quei tempi.

‘Pet Sounds’ e la “svolta” È il 1974: Paul McCartnery e sua moglie Linda si inerpicano sulle colline di Beverly Hills in direzione della villa di Brian Wilson, da sempre tormentato dal paragone artistico con i Beatles. Wilson, però, non esce dalla cabina spogliatoio della piscina in cui ormai abita. «Se ne stava lì dentro, pietrificato, con lo stomaco attorcigliato, gli occhi serrati», racconta il critico musicale Nick Kent, leggendaria penna dell’NME allora a caccia di un’intervista a Wilson, che otterrà solo anni dopo. Cosa era successo a Brian Wilson? Perché, dal 1967, non è più stato lo stesso?

Il disco Embrione di ‘Pet sounds’, ‘Sloop John B’ è un brano caraibico suggerito da Jardine a Wilson: appena registrata, in un primo momento la canzone è accantonata. Dicembre 1965: ‘Rubber soul’ dei Beatles arriva anche in America e alle orecchie di Wilson suona come una chiamata alle armi, la spinta decisiva a registrare il suo capolavoro. Appena ventitreenne, Brian sceglie di trascurare il canto di sirene del successo e inizia a dare ascolto alle voci nella sua testa, al suono dell’anima. Chiamato il giovane autore di jingle pubblicitari Tony Asher, i pezzi prendono forma a quattro mani e Wilson inizia le registrazioni, mentre la band è in tour in Giappone e Hawaii. Al loro rientro, gli altri membri scoprono il nuovo mondo artistico di Brian, in cui ragazze e macchine veloci non hanno più spazio. Partendo da una concezione dello studio come strumento affine a quella del “rivale” Phil Spector, Wilson si occupa anche di produzione e arrangiamento, nell’intento di sviluppare l’idea di wall of sound grazie ai nuovi registratori a otto tracce. Un’intera orchestra suona dal vivo, gli strumenti convenzionali sono raddoppiati e si incastrano con altri insoliti, come le lattine vuote usate come percussioni nella latineggiante title-track, mentre le parti vocali sono aggiunte in un secondo momento e manipolate con eco e riverbero. Ultimate le otto tracce, come Spector anche Wilson le riporta tutte a una traccia singola, nella convinzione che il “mono” è preferibile allo “stereo”, perché esperito in modo più diretto e naturale dall’ascoltatore.

‘Good vibrations’ Undicesimo album dei Beach Boys, ‘Pet sounds’ arriva a costare 70.000 dollari, cifra impressionante all’epoca, ed esce dopo dieci mesi di maniacale lavoro in studio. Clavicembali, flauti, biciclette e persino cani: l’album è frutto dell’ossessione creativa di Wilson, sempre più lontano dalla band e più irretito dalla magia dello studio di registrazione. L’album, però, non ottiene il successo sperato e l’artista imputa la disfatta alla scarsa fiducia della casa discografica nel lavoro. Per un destino beffardo, proprio la maestosa ‘Good vibrations’ – esito di 90 ore di registrazione, il singolo più costoso registrato fino a quel momento con i suoi 50.000 dollari –, esclusa da ‘Pet sounds’ per arbitraria decisione di Wilson e pubblicata solo in seguito, ottiene immediatamente l’imponente successo non tributato all’album. «Era un mio sogno da bambino: fare musica che facesse sentire la gente amata» (Brian Wilson, 1992).

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