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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 02:50

King Crimson: 50 anni sulla luna e oltre. Il concerto a Umbria Jazz

Robert Fripp e compagni impressionano il pubblico del Santa Giuliana con tre ore di live

King Crimson ©️Fabrizio Troccoli

di Angela Giorgi

È qualcosa di molto diverso da un’operazione nostalgia il concerto che sancisce i 50 anni dei King Crimson. Sul palco del Santa Giuliana, la differenza rispetto ai live di altre band coeve è segnata da un’attività artistica continua benché composita nei 5 lustri, da un’ossessione vorace per il suono che rende la chitarra di Fripp inconfondibilmente epica, nell’intrica trama musicale ordita da questa Idra di Lerna a sette teste.

FOTO DEL CONCERTO

VIDEO DEL CONCERTO

Tre ore di concerto, intervallate da una pausa e relegate nell’oblio dal divieto di foto e riprese, in cui ogni brano si compone, si destruttura e risorge come una Fenice per assumere nuova forma. Se ‘Larks tongue in aspic’, nelle sue diverse esecuzioni che puntellano il live, arremba l’arena con speronate chitarristiche, in ‘Circus’ le bordate di Jakko Jakszyk, seconda chitarra, si alternano ad aperture oniriche. E il cantante/chitarrista, inglobato dalla band nel 2013, non fa rimpiangere Greg Lake: ‘Moonchild’ conserva intatta la stessa cristallina follia dal 1969, grazie a una vocalità siderale che guida l’ensemble degli strumenti attraverso le galassie. Serve davvero una rara maestria per celare l’improvvisazione oltre una rigidità che è solo apparente: universi sonori perfetti sono edificati su una complessità essenziale, in cui le tre batterie (Gavin Harrison, Jeremy Stacey, Pat Mastelotto) non risultano mai ridondanti e ogni presunto esercizio di stile trova la sua funzione nell’architettura complessiva. L’ultimo blocco del concerto alterna tentazioni free, trainate dai fiati di Mel Collins, ad aperture struggenti come in ‘Epitaph’ e ‘Starless’. Il finale si tinge di rosso per un’apocalittica ‘21st Century Schizoid Man’, che si dilata e si ricompatta come un elemento alchemico tra assoli di batteria, poderose pulsazioni di basso e chitarre dalla grana quasi luciferina. Sotto i nostri piedi, le assi di legno tremano e lo spazio dell’arena è saturo di suono: possiamo dubitare del fatto che Neil Armstrong sia andato sulla luna, ma è certo che i 50 anni da Re Cremisi hanno portato Robert Fripp oltre.

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