venerdì 22 novembre - Aggiornato alle 04:05

A San Francesco la musica senza confini di Uri Caine. Ora bisogna migliorare l’acustica

All’auditorium notte dedicata a Gil Evans, il pianista sui suoi «Seven dreams»: «Tornare qui è un sogno»

©️Fabrizio Troccoli

di Daniele Bovi

Chissà che da lassù, nonostante il vetro che ora protegge l’abside, Gil Evans e tutti gli altri che hanno fatto la storia di Umbria jazz a San Francesco al Prato, non abbiano ascoltato e applaudito. Non è stato e non poteva essere un concerto qualunque quello andato in scena venerdì sera all’auditorium allestito eccezionalmente per l’occasione con 450 comode sedie di design prese in affitto (7.500 euro il costo) in attesa che il contenzioso di fronte al Tar sulle poltrone si sblocchi. Sul palco il pianista e compositore che Uri Caine che, per l’occasione, ha scritto «Seven dreams», i brani eseguiti insieme al suo trio (Mark Helias al contrabbasso e Clarence Penn alla batteria), ai fiati dell’UJ Orchestra e agli archi dell’Orchestra da camera di Perugia. Per tutti, dagli addetti ai lavori agli spettatori, l’emozione è stata grande e dal palco, prima del concerto, il direttore artistico del festival Carlo Pagnotta ha voluto dedicare il concerto a Gil Evans, che a San Francesco nel 1987 tenne una serie di concerti notturni con la sua orchestra entrati nella leggenda.

FOTOGALLERY: LA SERATA A SAN FRANCESCO

Un cerchio che si chiude Tanti gli ospiti in sala – dove non è passata di certo inosservata l’assenza della Regione – compreso ovviamente il sindaco Andrea Romizi che ha ringraziato tutti quelli che si sono adoperati per il recupero di San Francesco, chiuso ormai dal 1998 dopo i danni inferti dal terremoto. Caine giovedì è stato ospite di Jazz4Breakfast, l’appuntamento in live streaming di Umbria24 che si è chiuso (in musica) sabato; come fatto in quell’occasione, Caine alla platea ha ricordato di essersi esibito insieme al clarinettista Don Byron sul palco che nel 1994 era montato all’esterno della chiesa. Una sorta di cerchio che si chiude: «Suonammo là fuori – ha detto al pubblico – e ora tornare qui è un sogno; è bellissimo suonare qui». Dopo aver ringraziato tutti i musicisti il pianista ha detto di venire da New York, «dove noi facciamo molti brutti sogni con il nostro leader», cioè Donald Trump, motivo per cui l’ultimo brano suonato si chiamava «A dream for a better world».

VIDEO: IL CONCERTO

CAINE: «QUELL’ESTATE IN CUI TRUMP NON MI PAGÒ»

Il concerto La musica che Caine ha iniziato a scrivere a gennaio (la partitura definitiva è arrivata un paio di settimane fa) prevedeva parti scritte e altre improvvisate; nei 70 minuti circa ascoltati a San Francesco c’è tutta la cultura musicale enciclopedica e trasversale del pianista, dal jazz alla classica (chi avesse voglia di approfondire può ascoltare i suoi lavori su Mahler). Una musica davvero senza confini, che cambia spesso direzione nel dialogo fra orchestra e trio, quasi impossibile da inscatolare in categorie, dove si avvertono tutte le influenze che hanno stimolato Caine nel corso della sua lunga carriera. Il compositore (che spesso ha utilizzato anche la tastiera elettrica) con il suo eccezionale trio, i fiati e gli archi hanno regalato momenti di grande intensità e bellezza, come la finale «A dream for a better world», chiusasi con un crescendo gioioso.

URI CAINE OSPITE DI UMBRIA24 A JAZZ4BREAKFAST

L’acustica A livello tecnico, c’era moltissima curiosità per capire come ‘suona’ San Francesco che, è bene ricordarlo, venerdì sera ha vissuto solo una pre-apertura visto che ancora vanno fatti altri lavori, compresi quelli che riguardano l’acustica. Al termine delle prove, con l’auditorium vuoto e quell’abside protetto dal vetro, c’era una certa preoccupazione per la qualità dell’audio ma alla fine, va detto, grazie al lavoro dei tecnici e all’impianto di alto livello il risultato è stato portato a casa, anche grazie alla presenza delle centinaia di persone in sala. Questi due ultimi elementi però non saranno sempre a disposizione: insomma, potendo contare anche sull’aiuto dell’Università c’è ancora molto da fare se l’obiettivo è quello di trasformare San Francesco nel «tempio della musica»; un tempio dove, probabilmente, vanno privilegiate le piccole formazioni, le esibizioni in piano solo o in duo o quella di un coro (che Pagnotta vuole portare a Natale). In generale dentro San Francesco c’è un carico musicale e culturale fuori dall’ordinario che, in futuro, andrà rispettato e non svilito da coloro che si occuperanno della programmazione degli eventi che si svolgeranno lì dentro. Da lassù Gil Evans non apprezzerebbe.

Twitter @DanieleBovi

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