sabato 23 settembre - Aggiornato alle 12:58

Umbria Jazz, circa 10 mila spettatori in meno: «Bilancio artistico positivo, misure di sicurezza da migliorare». Sfumato Sting

Festival e istituzioni tracciano una riga sull’edizione 2017: incassi a quota 700 mila euro contro 1,2 milioni. «Numeri straordinari per cartellone jazz»

La conferenza stampa

di Daniele Bovi

In casa Umbria Jazz la voglia è quella di guardare al bicchiere mezzo pieno, nonostante i segni meno di fronte a numero di spettatori paganti e incassi. Domenica, ultimo giorno del festival, all’hotel Brufani il direttore artistico Carlo Pagnotta, l’assessore regionale alla cultura Fernanda Cecchini, il sindaco Andrea Romizi e Gianluca Laurenzi della Fondazione hanno fatto il punto su una 44esima edizione «di qualità ma in una fase nuova, certamente non esente da problematiche». Partendo dai numeri, l’organizzazione ha parlato di 20 mila biglietti, contro i 32 mila comunicati un anno fa (anche se Pagnotta domenica ha parlato per il 2016 di 29.611 biglietti) e 700 mila euro di incasso mentre un anno fa fu 1,2 milioni di euro; un dato, quello dei biglietti, che va però ‘depurato’ dai tanti omaggi che ogni sera vengono dati dagli sponsor. Il festival parla di numeri «tanto più soddisfacenti, anzi, assolutamente straordinari, se si tiene conto, come sarebbe logico fare, che quest’anno il programma era sostanzialmente composto da artisti jazz. È un fatto che nessun altro festival o manifestazione in Italia, e probabilmente in Europa, riesca a raggiungere gli stessi risultati, sia nei concerti che nella Rete, con lo stesso programma».

CON BRIAN WILSON ALL’ARENA SOLO «BAD VIBRATIONS»
BRIAN WILSON A UJ – FOTO
BRIAN WILSON A UJ – VIDEO

I numeri Pagnotta cita con soddisfazione i 2.300 biglietti totali per Wayne Shorter, «che ci è costato 40 mila dollari e che non possiamo portare in un Morlacchi dove al massimo ci vanno 680 persone», e di un «bilancio artistico molto positivo frutto di un cartellone molto equilibrato che ha privilegiato il jazz: penso al tributo di ieri a Monk dove ho visto gente piangere, al duo Wilson-Nash, alla notte dedicata a Tenco, ai concerti con la musica di Gil Evans con Paolo Fresu, all’esclusiva italiana dei Kraftwerk e a Brian Wilson con 2.500 spettatori (si parla di 2.086 biglietti venduti, ndr), al lavoro con Wayne Shorter iniziato fin dallo scorso settembre, alla collaborazione con il conservatorio e al duo Bollani-Gismondi di questa sera». Poi, i numeri: «Ricordo – dice – che i Beach Boys a Roma hanno fatto 900 paganti e noi ieri 2.500 mentre a Roma c’erano gli U2. La flessione ce l’aspettavamo, ma c’è stato anche un costo artistico inferiore di 150 mila euro rispetto all’anno precedente. Qui si fanno concerti jazz con più paganti che a Milano o Roma e il jazz, è bene ricordarlo, non è una musica di massa».

IL PROGRAMMA DELL’ULTIMO GIORNO

I conti della serva Secondo Pagnotta «arriveremo a oltre 21 mila, quindi 8.600 in meno rispetto al 2016 ma se togliamo i 5.500 fatti l’anno scorso da Mika mancano 3 mila-3.500 biglietti, mentre al chiuso ne abbiamo venduti 1.500 in più. Poi quest’anno sono mancati i concerti alla Basilica di San Pietro e due sono stati annullati. Poi è chiaro, Diana Krall porta più persone di Dee Dee Bridgewater ma bisogna sempre vedere chi è in tournée altrimenti bisogna fare sempre produzioni nostre, ma non ho mica i soldi di Spoleto». Il direttore artistico della manifestazione parla anche di un’attività musicale «che in Italia e in Europa è in calo» e, rispondendo alle domande dei giornalisti, della possibilità di reintrodurre una sezione dedicata alla sperimentazione più pura, che al festival manca e che si è fatta a Palazzo della Penna: «Ci sono alcuni – dicono – che la fanno ma poi si devono fare i conti della serva e non si possono fare angolini con 14 paganti. L’anno scorso abbiamo fatto qualcosa al Morlacchi o al Pavone, che per la maggior parte basterebbe, ma nelle condizioni in cui è il teatro non si può».

Sicurezza Per il futuro «Umbria Jazz continuerà a valutare la sostenibilità di grandi eventi, anche al di fuori del jazz “ortodosso”, per aggiungere altre star al suo già ricco percorso artistico»; tra queste c’era anche Sting, ma non sono state trovate date utili (l’ex Police suonerà al festival di Juan les Pins il 20). In tutto ciò c’è il problema sicurezza, mentre il post terremoto non ha mai fatto capolino nel corso di una conferenza stampa dove la linea, tra istituzioni e festival, era stata ampiamente concordata. «Umbria Jazz – è stato detto – ha inevitabilmente risentito, anche se non è facile quantificare in quale misura, dei provvedimenti adottati in materia di sicurezza. Misure obbligate e necessarie», per le quali sono state ringraziate le forze dell’ordine ma che, è chiaro, il festival nel corso dell’anno vuole studiare meglio. «Visto che c’era il contapersone però – dice Pagnotta – mi preme dire che martedì sera ai Carducci sono transitate 8 mila persone».

I social Quanto ai numeri dei social network, circa 2 milioni sono stati gli utenti che hanno visualizzato i contenuti dell’edizione 2017, con più di 60 eventi documentati dal vivo e raccontati dai canali del festival attraverso oltre 400 post, tweet e foto. Su Facebook – è emerso dal bilancio a conclusione della rassegna – quasi 500 mila interazioni e 100 mila tra like e condivisioni, con la pagina ufficiale di Uj che ha raggiunto i 109 mila like. I video live hanno avuto quasi un milione di visualizzazioni con oltre 30 ore di diretta streaming. Centomila le visite al sito. L’appuntamento ora è per l’edizione invernale e per quella estiva del 2018, dal 13 al 22 luglio, quindi con date leggermente spostate in avanti anche visti i mondiali di calcio che si concluderanno domenica 15.

Twitter @DanieleBovi

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