sabato 23 settembre - Aggiornato alle 12:50

I musicisti perugini sul palco con Wayne Shorter: «Tanti complimenti. E forse suoneremo ancora con lui»

I commenti di due membri dell’Orchestra da Camera di Perugia: «Tanto lavoro, è stata la cosa più difficile mai fatta»

Wayne Shorter all'Arena. Foto ©Fabrizio Troccoli

di Danilo Nardoni e Angela Giorgi

Musica complicata, partiture complesse. Inevitabile la tensione e la preoccupazione per la serata di venerdì sera da parte dell’Orchestra da Camera di Perugia. Il duro compito era quello di accompagnare Wayne Shorter e il suo quartetto durante il live nel main stage di Umbria jazz per uno degli eventi di questa edizione numero 44. Al di là del jazz, quella offerta al pubblico è stata musica colta, complessa. A livello armonico e tecnico richiede una preparazione, anche prima delle prove, lunghissima e durissima. Alla fine dell’esibizione e scaricata l’adrenalina due dei protagonisti qualcosa da dire ce l’hanno e come: Simone Frondini, in qualità di responsabile dell’orchestra, ed Manuele Morbidini che oltre a suonare con gli altri ha fatto anche da assistente direttore per preparare il gruppo. Due musicisti umbri quest’anno molto impegnati all’interno del cartellone di Umbria jazz.

IL CONCERTO: LA RECENSIONE

Investimento Shorter ha come al solito impressionato, facendo uscire dal suo sax una quantità di note e di idee incredibili. Lo stesso si può dire per John Patitucci al contrabbasso, Danilo Perez al pianoforte e Brian Blade alla batteria. Clark Rundell, infine, a completare il tutto con la direzione dell’orchestra perugina che, si può certamente dire, ha tenuto “botta” seguendo e sostenendo questi grandissimi musicisti nei loro percorsi sonori. Da indiscrezioni è emerso anche che Shorter e compagni hanno faticato e non poco, con lo stesso progetto in altre parti del mondo, con altri grandi orchestre. Con l’orchestra di casa nostra invece, ascoltando nel backstage gli stessi protagonisti, si sono trovati molto più che bene: «La cosa ha funzionato anche perché siamo arrivati molto preparati – afferma un soddisfatto Frondini – visto che sapevamo che Shorter e gli altri si erano lamentati in alcune situazioni e con orchestre molto blasonate. Tutto è andato bene perché da parte nostra c’è stato un investimento al di là del cachet preso, con ognuno di noi che ha messo dentro tanto altro».

VIDEO: IL CONCERTO
FOTO: IL CONCERTO

Complimenti Al rientro nel backstage dopo il concerto, l’Orchestra da Camera di Perugia è stata fatta oggetto di tanti complimenti: «Ci hanno quasi imbarazzato e tutti, a cominciare da Shorter che parla sempre pochissimo fino al direttore, ci hanno ringraziato. Quest’ultimo, uno molto esigente ma che sul palco sprizzava gioia, e la moglie di Shorter ci hanno detto che per loro è stata la volta in cui si sono trovati meglio con una orchestra. Patitucci, artista un po’ tosto, ci ha definiti ‘wonderful chamber orchestra’ e tutti, a cominciare dal loro fonico ci hanno detto di essersi trovati benissimo. Per questo motivo, Patitucci, Perez e Blade ora sperano di fare altre cose con noi, magari alcune ulteriori date. E naturalmente anche noi».

L’OMAGGIO A MONK DI 5 GRANDI PIANISTI

La cosa più difficile Per Frondini «tutti hanno apprezzato il fatto che abbiamo messo tantissimo di nostro, prima di tutto la voglia di fare bene». «Come sovrintendente dell’orchestra – ha proseguito – sono molto contento perché è stata forse la cosa più difficile che abbiamo affrontato a livello musicale. Ci siamo preparati molto e sapevamo che non dovevamo arrivare con problemi prima delle prove generali, perché quelle difficoltà poi ce le saremmo portate anche al concerto finale visto che in due giorni mettere tutto a posto sarebbe stato molto difficile». «Spero che tutto sia stato emozionante anche per chi ha visto il concerto – sottolinea Frondini – che si sia notato il nostro trasporto e quanto abbiamo puntato su questo concerto. Un mese di lavoro duro, ci siamo impegnati tantissimo e a fine serata, con tutti qui complimenti, eravamo davvero commossi». Frondini ha anche apprezzato molto il fatto che si sia deciso di non fare l’intervallo ma di dare continuità ai due set oltre al fatto che Shorter e gli altri abbiano pensato il progetto in fusione con l’orchestra: «Le parti che si sono presi durante il concerto erano molto brevi e il tutto è andato a comporre un vero e proprio lavoro sinfonico. Con delle star di questo calibro non è sempre scontato questo atteggiamento».

L’ORCHESTRA: «CON SHORTER MUSICA SENZA CONFINI»

Morbidini Insieme a Frondini e agli altri 37 elementi dell’orchestra perugina sul palco dell’arena c’era anche un altro perugino, il sassofonista Manuele Morbidini. «Il concerto con Shorter è stata un’esperienza a cui stento ancora a credere, che non ho ancora messo a fuoco» afferma Morbini che poi aggiunge: «È stato un lungo lavoro di molti mesi, per me è stata una sorta di immersione: ho iniziato a vedere le partiture, ho iniziato a far provare i musicisti separati e, quando tutto questo si è materializzato, è stato come una sorta di epifania in cui temo di non essere stato del tutto cosciente sempre. Ero ragazzino alle medie che ascoltavo i dischi di Shorter, appartiene a quelle dimensioni che non sono del tutto reali».

L’energia E il ricordo della serata anche per lui è ancora molto vivo: «C’era un’energia davvero particolare, nonostante sia stato un lavoro massacrante perché è musica di una difficoltà improba per molti dei musicisti coinvolti, che sono del tutto digiuni di questo tipo di musica. C’è voluto molto tempo di elaborazione per mettere a fuoco il linguaggio. Shorter parla molto poco, la gestione operativa della musica è demandata a John Patitucci. La sua è una sorta di regia carismatica, estremamente efficace: la musica quando lui è presente cambia, è una di quelle figure con un peso specifico tattilmente percepibile, come una specie di sortilegio che non è così facile spiegare. Con loro abbiamo fatto due giorni di prove, ma in realtà tutti i musicisti dell’orchestra mi odiano a morte perché ho inflitto delle prove abbastanza serrate in precedenza, necessarie per non partire da zero quando fossero arrivati Shorter e compagni e perché produzioni di così ampio respiro sono infattibili in condizioni di tempo limitato».

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