sabato 22 settembre - Aggiornato alle 21:40

Spoleto, pubblico del Due Mondi al teatro nuovo Menotti dichiara Mussolini colpevole

Il Duce si difende dalle accuse dello storico Gentile: «Italiani avete bisogno di me» ma non convince la giuria popolare

 

Il teatro diventa l’aula di un ‘tribunale’, il pubblico fa da giuria popolare, lo storico Gentile accusa Mussolini di aver confuso la forza con la violenza; l’una propria delle democrazie, l’altra delle dittature. Lo accusa di essersi contraddetto più volte, prima rifiutando l’antisemitismo poi perseguitando gli ebrei e varando nel 1938 le leggi razziali.

Mussolini: io mi difendo Corrado Augias, che guida il botta e risposta: «Signor Mussolini, furono forse un omaggio alla politica di Hitler?» Senza una forte identità condivisa i popoli non sono nulla, sono preda degli stranieri. Guardatevi attorno, guardatevi adesso; io vi volevo tutti uniti sotto la voce di ‘i-ta-lia-ni’ e fieri di esserlo in una identità romana e fascista. Oggi siete grassi, molli, senza speranze, depressi e infelici». Non risponde alla domanda e Augias lo fa notare; questa una delle chiavi più belle di tutto lo spettacolo in scena al Due Mondi di Spoleto, nella splendida location del teatro nuovo Giancarlo Menotti: l’utilizzo costante della retorica per sviare ai quesiti, la sua capacità di entusiasmare le folle: «Basta poco», l’accusa che gli viene mossa; e i riferimenti all’attualità sono tanto esilaranti quanto raccapriccianti.

Due mondi Pokerissimo di passaggi fondamentali per raccontare il Fascismo; proposto il focus su: la riunione di piazza Sansepolcro a Milano nel 1919 durante la quale vennero fondati i Fasci di Combattimento; l’omicidio di Giacomo Matteotti; le leggi razziali del 1938; l’entrata in guerra nel 1940; la riunione del Gran Consiglio del 25 luglio 1943 dalla quale Mussolini uscì politicamente morto. Sul palco Massimo Popolizio nel ruolo di Mussolini, il professor Emilio Gentile e Augias. Lo spettacolo è impreziosito da documenti autentici e video storici a supporto delle due tesi a contrasto. Emerge la determinazione e l’egocentrismo del Duce che mette in evidenza quanto di buono fatto dal Fascismo (cita il cinema, il teatro, le infrastrutture, le bonifiche), ma lo svolgimento della pièce tende palesemente a sottolineare invece quanto questo non lo giustifichi: ‘Anche in un pessimo libro c’è almeno una frase buona’, «il popolo dopo anni in perenne stato di guerra non si ribellava perché aveva paura, Mussolini ha lasciato un’Italia lacerata».

Duce dichiarato colpevole Quando Popolizio e Gentile si ritirano, Augias si rivolge alla giuria popolare tracciando un sunto dei principali fatti della Storia ripercorsi a teatro e senza peli sulla lingua dice: «Avete potuto capire quanto sia ingannevole il pensiero ricorrente che i problemi di un popolo si risolvano affidandosi ad un uomo forte o un padre severo e amorevole. Il vero rimedio sta nella crescita collettiva, nell’intraprendenza, nella fiducia in se stessi, nell’uso misurato dei diritti e dei doveri, nella coscienza di condividere uno stesso destino dove tutti insieme ci si salva o ci si perde». E alla fine quando il pubblico è chiamato a dire la propria, Mussolini viene dichiarato colpevole con una maggioranza schiacciante.

 

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