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sabato 1 ottobre - Aggiornato alle 04:14

Festival di Spoleto, tornano incinte dalla gita scolastica: La MaMa porta in scena incoscienza e diritti

“Come tutte le ragazze libere” di Rota è tratto da una storia vera accaduta in Bosnia nel 2014

Foto di Lucio Nigro

di A.D.M.

È un periodo complesso, questo, per affrontare temi delicati come la libertà, l’autodeterminazione, il diritto alla scelta, e trovarsi difronte a un testo come quello di Come tutte le ragazze libere, per la regia di Paola Rota, non può e non deve lasciare indifferenti. La scelta della Mama Spoleto Open 2022 è di portare in scena per la 65esima edizione del Festival di Spoleto, un progetto crudo, onesto, diretto, senza orpelli, senza sconti.

Rota al Festival di Spoleto L’Auditorium della Stella, in questa sua nuova veste, accoglie un pubblico variegato, piacevolmente eterogeneo, con tanti giovani volti, che difficilmente si sono sottratti alla riflessione. Ed è propria questa la potenza della sceneggiatura, magistralmente interpretata da otto attrici, diverse nell’aspetto, diverse nella personalità e diverse anagraficamente, la riflessione in cui, necessariamente, si è obbligati ad approdare. Non importa quale sia “la fazione” ideologica, politica, morale a cui ci si sente più vicini. A prescindere, non si rimane indifferenti difronte ad un racconto così onesto, così sfacciato, a quella sensazione di vergogna che suscita la spudorata onestà. Come tutte le ragazze Libere è la storia di otto giovani donne, tutte tredicenni, tutte compagne di scuola, che dopo una gita scolastica, rientrando nella loro routine, scoprono di essere incinte, tutte o quasi tutte.

La MaMa porta in scena incoscienza e diritti Una storia che trae ispirazione dalla vicenda realmente accaduta in Bosnia nel 2014 e che ci permette di guardare con una lente d’ingrandimento le mille sfaccettature emotive, sociali, familiari che un’esperienza di tale portata mette in evidenza. Queste otto interpreti non risparmiano nulla al pubblico dell’Auditorium in un gioco di contrasti prepotenti tipici dell’adolescenza e la nuova percezione del mondo attraverso questo “feto che parla” dentro di loro e fuori da loro. Come tutte le ragazze Libere racconta scelte negate, sogni infranti e realizzati, incoscienza e diritti, risultando leggero come una carezza e duro come uno schiaffo. Pochi elementi scenografici, costumi minimali, un pianoforte, un confronto diretto con il pubblico, che viene guardato davvero negli occhi, come un altro elemento a cui raccontare, con cui colloquiare. Il risultato è vincente, quella vittoria che supera il bello e il brutto, affacciandosi alla volontà di regalare domande, pensieri, emozioni, tutte le emozioni, senza l’ambizione di edulcorare o di indorare.

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