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lunedì 4 luglio - Aggiornato alle 18:24

Festival di Spoleto porta all’Auditorium tribuna da 100 posti e camerini. Addio al bianco impossibile

Investimento da 150 mila euro, pronto anche il foyer ma apertura al pubblico non prima del 2023 per colpa del cantiere

Monique Veaute e Manuela Albertella

di Chiara Fabrizi

Cambia colore e volto l’Auditorium della Stella di Spoleto. E lo fa grazie a 150 mila euro di investimento finanziato con fondi propri dalla Fondazione Festival che, dal 2020, ha iniziato a lavorare alla riqualificazione di uno spazio «semi abbandonato» come lo hanno definito le due direttrici del Due Mondi, quella artistica Monique Veaute e l’amministrativa Paola Macchi.

VIDEO: DENTRO IL “NUOVO” AUDITORIUM 

Cambia colore e volto l’Auditorium della Stella Un’operazione, quella di recupero, che è ora conclusa e porta con sé soprattutto una tribuna in legno da 100 posti e l’addio al bianco impossibile per il teatro degli intonaci, che ora sono Terra di Siena con il benestare, è logico, della Soprintendenza. L’intervento, poi, ha anche permesso di realizzare i camerini per gli artisti, mentre per il foyer praticamente pronto occorrerà attendere ancora un anno: lo spazio c’è ed è anche molto bello, essendo dotato di una pavimentazione in vetro, ma l’adiacente cantiere di consolidamento del monastero della Stella impedisce di fatto di accogliere il pubblico del Festival di Spoleto in quell’ambiente. A sostenere l’intervento, che ha permesso pure di sistemare lo spazio scenico, anche l’Italmatch Chemicals che, con un impegno pluriennale, ha incremento da 25mila a 40mila euro il proprio contributo annuo al Due Mondi. Il primo titolo di Spoleto65 che sperimenterà il “nuovo” auditorium della Stella sarà L’appuntamento ossia la storia di un cazzo ebreo lo spettacolo con la regia di Fabio Cherstich tratto dal romanzo rivelazione del 2020 di Katharina Volckmer, nella nuova produzione del Teatro Franco Parenti (Auditorium della Stella dal 24 al 26 giugno alle 19:45 e poi alle 17).

Veaute: «Restituiamo uno spazio alla città» «Nel 2020, quando siamo arrivate a Spoleto, ci siamo subito rese conto che questo era uno spazio fantastico» ha detto Veaute mercoledì mattina, spiegando che trattandosi di uno spazio del Comune «è stato anche possibile giustificare l’intervento, che resta ed è in favore della comunità, oltreché del Festival, che aveva davvero bisogno di uno spazio di questo tipo». Il recupero di un pezzetto di patrimonio storico e artistico della città,  «peraltro eseguito da tutte maestranze locali» ha evidenziato la direttrice, potrebbe non essere un’iniziativa isolata del Due Mondi: «Vogliamo continuare così, perché – ha detto Veaute – crediamo che il Festival non debba solo occupare spazi di Spoleto, ma anche restituirgliene».

Albertella: «Primo passo per recupero area» A spiegare che l’investimento appena concluso «permette di cogliere le grandi potenzialità dell’Auditorium» è stata invece Paola Macchi, che ha anche chiarito come «il foyer sia stato completamente liberato, mentre finora era stato adibito a deposito dei materiali di scena e di altro tipo per gli spettacoli, che ora possono essere collocati sotto la tribuna». Naturalmente l’Auditorium non è di per sé dotato di luci e amplificazione né si è provveduto a installare un sistema di riscaldamento, di cui durante il Due Mondi non c’è bisogno, ma che renderebbe davvero fruibile anche nei mesi autunnali e invernali lo spazio. In questo senso, si spera che anche il Comune di Spoleto faccia la propria parte. «Per noi l’intervento finanziato dal Festival rappresenta il primo passo di un recupero ben più ampio, che riguarda tutta l’area in cui insiste l’Auditorium» ha detto l’assessore Manuela Albertella, riferendosi al quartiere abbandonato dell’ex Anfiteatro e della ex caserma Minervio «dove – ha proseguito – ad agosto saranno finiti i lavori di consolidamento del monastero della Stella e stiamo verificando se è possibile andare un po’ oltre col lavoro, perché vorremmo anche sistemare il piazzale qui di fronte, ma stiamo facendo verifiche di natura economica».

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