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giovedì 18 agosto - Aggiornato alle 00:04

Festival di Spoleto, per Weg otto danzatori tra finzione e intimità insieme alla pianista anticonformista Lea Petra

Non va sold out la prima della coreografa Ayelen Parolin che porta in scena gestualità grottesche e tecnicismi decostruiti

Festival di Spoleto, per Weg otto danzatori tra finzione e intimità

di A.D.M.

È WEG lo spettacolo che apre la programmazione del secondo weekend del Festival di Spoleto nella cornice del Teatro Nuovo-Menotti, dove va in scena la ricerca di Ayelen Parolin. Un linguaggio, quello della coreografa argentina, ormai europea d’adozione, che ricerca l’individualità e l’unicità del danzatore, portando alla luce le differenze come risorsa e valore aggiunto di ogni suo performer. E quando si accendono le luci in scena questa chiave risulta evidente. Otto danzatori, quattro donne e quattro uomini, presentati come otto personaggi in costumi eccentrici, stilisticamente diversi, ricchi di contrasti, portano in scena 60 minuti di una personale ricerca coreografica tra gestualità grottesche e tecnicismi decostruiti per diventare personali e originali.

Festival di Spoleto, per Weg otto danzatori tra finzione e intimità Non una drammaturgia esplicita, non una storia di personaggi e relazioni chiare, più una condivisione di spazi e una contaminazione di movimento che cerca di mantenere quell’identità irripetibile di ogni singolo performer. A tratti quasi isterica, la composizione coreografica è segnata da un’atmosfera di contrasto tra finzione e intimità, oltreché da una scrittura coreografica che appare uniforme per l’intera performance. Una voce fuori dal coro è quella del responsabile dell’impianto musicale, sostenuto completamente dalla pianista Lea Petra. Parlare di composizione musicale risulta probabilmente riduttivo.

Lea Petra, la pianista anticonformista Sì, perché Petra non suona il suo strumento, lo percuote, lo malmena, lo distrugge, lo accarezza. Ne suona ogni singola parte, in una relazione che si può definire violenta. Sono custodie di cd, tubi innocenti, gli strumenti con cui genera suono, mettendo in scena uno spettacolo nello spettacolo, un rapporto di interazione ossessiva con il pianoforte, una visione che attrae e spaventa il pubblico del Festival di Spoleto. Tant’è che in alcuni fasi il parterre di danzatori risulta offuscato dal dialogo passionale, intenso e anticonformista tra la pianista e il suo strumento, tra la pianista e la scena. Forse la nota veramente divergente e accentratrice di uno spettacolo a tratti uguale a se stesso, con un crescendo che stenta a presentarsi. Il pubblico comunque apprezza, richiama in scena i danzatori con un applauso lungo, seppur non esageratamente appassionato, complice anche un Nuovo-Menotti segnato da numerosi palchetti vuoti.

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