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venerdì 7 ottobre - Aggiornato alle 04:09

Festival di Spoleto, Bausch e 26 ballerini come un uragano sul pubblico. Dono da Acogny e Airaudo

Standing ovation al Nuovo-Menotti per Le Sacre du printemps /common ground[s] che porta in scena le icone della danza contemporanea

I 26 ballerini di Le Sacre du printemps

di Arianna De Angelis Marocco

Standing ovation per Le Sacre du printemps /common ground[s], lo spettacolo di danza che, venerdì sera, ha aperto le porte del Teatro Nuovo-Menotti alla 65esima edizione del Festival dei Due Mondi. Due diversi spettacoli in uno stesso contenitore, un filo conduttore sottile che lega i due brani coreografici e che assicura un tuffo nella storia della danza mondiale.

Acogny e Airaudo danzano ricordi e confidenze Common ground[s], primo lavoro coreografico presentato, sulle musiche di Fabrice Bouillon LaForest, è un nuovo progetto che vede in scena due icone della danza mondiale, provenienti da mondi e contesti profondamente diversi, Germaine Acogny, conosciuta al mondo come “la madre della danza africana contemporanea”, volto intenso e un movimento corposo e radicato. Con lei Malou Airaudo, storica danzatrice del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, elegante e forte, intima e generosa. Le due ballerine condividono un viaggio nella loro vita, fatto di simboli e contaminazioni, che le vede in scena, insieme, per la prima volta. Questo lavoro, coreografato a quattro mani dalle due danzatrici è un’offerta, orgogliosa e potente, della loro danza, diversa, unica, irripetibile e al tempo stesso generosa e accogliente verso l’altra, in un confronto che somiglia davvero a un viaggio. La scena è bianca, pochi oggetti, due sgabelli, dell’acqua, pietre e bastoni. Abiti neri, semplici ed eleganti per le due straordinarie interpreti. Una texture nostalgica quella che accompagna l’intera performance, la sensazione di assistere a ricordi preziosi e intimi, di essere i destinatari di un dono, di una confidenza. E il pubblico del Nuovo-Menotti, quasi sold out, accoglie questo regalo e ricompensa con un coinvolgente lungo applauso.

Bausch e 26 ballerini come un uragano sul pubblico E arriviamo alla seconda parte dello spettacolo con un doveroso ringraziamento e numerosi applausi, che il pubblico giustamente dispensa all’intero staff tecnico, che attua un cambio scena molto vicino a un vero e proprio allestimento, per creare l’ambientazione necessaria a Le Sacre du printemps storica composizione della straordinaria Pina Bausch. Un cambio scena a cui il pubblico assiste a luce accesa e che permette di dare lustro e onore all’intera macchina teatrale. Le Sacre du printemps, andato in scena per la prima volta nel 1975 con Opera House Wuppertal, è il racconto crudo di un sacrificio umano agli dei per l’arrivo della primavera, sulle musiche articolate e complesse di Igor Stravinskij. Questa messa in scena vede cucire la coreografia su un gruppo di 26 ballerini africani, uomini e donne, che danzano su un palco cosparso di terra e investono come un uragano il pubblico. Il linguaggio coreografico della Bausch, i loro corpi trasfigurati, le musiche incalzanti, rendono questa coreografia una delle espressioni più autentiche della potenza della poetica di Pina. Una firma inconfondibile, un lavoro sul corpo e sulla presenza scenica, che i danzatori accolgono senza risparmiarsi e regalano al pubblico con estrema generosità. Quando il pezzo finisce il pubblico esplode letteralmente in un applauso che presto diventa standing ovation, una necessità, quella del pubblico, per decomprimere l’energia trattenuta durante l’intero brano coreografico. La compagnia viene richiamata in scena, più volte, il pubblico li acclama, senza riserve. La Bausch fa centro, ancora una volta, a distanza di anni, dall’ultima rappresentazione sul palco del Nuovo-Menotti per la 52esima edizione del Festival, a conferma dell’immortalità della sua arte.

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