venerdì 21 luglio - Aggiornato alle 22:30

Festival di Spoleto, criptico ed empatico Wilson fa ancora centro

Volti bianchi e atmosfera glaciale, Hamletmachine con gli attori della D’Amico riempe ancora il San Nicolò. L’ultimo dono di Fendi/Dante ‘scortica’ il Due Mondi/Omaggio a Fo

Hamletmachine (foto Kim Mariani/Agf)

Robert Wilson, un nome che ormai muove quantità consistenti di pubblico qualsiasi sia l’opera o lo spazio di rappresentazione. Si perchè Wilson crea aspettativa, curiosità, persino un alone di mistero intorno al suo complesso lavoro.

Criptico ed empatico Wilson conquista ancora il Due Mondi Siamo alla quarta delle nove repliche previste e la nuova sala/teatro allestita al Chiostro di San Nicolò è comunque gremita. In scena va Hamletmachine un’opera messa in scena per la prima volta nel 1986 sul palco della New York University. Un progetto di collaborazione con l’autore Heiner Muller, erede di fama di Bertolt Brecht, una rilettura dell’Amleto di Shakespeare, un visionario connubio di suoni parole e movimento. Ora, indiscutibile è il genio creativo di Robert Wilson, altrettanto inconfondibile la sua firma, l’insieme di dettagli che conferiscono alle sue opere una riconducibilità immediata all’autore. Una confezione talmente minuziosa, quella offerta dal regista americano, che si rimane incollati alla scena. Rumori di legnetti che innescano meccanismi di movimenti come gli ingranaggi di un orologio.

Applausi per il 15 attori dell’Accademia D’Amico La prospettiva della scena ruota su se stessa fornendo allo spettatore la sensazione di osservare sempre da una diversa angolazione. Immancabili i volti bianchi e l’atmosfera glaciale. Eppure la sensazione è quella di un retrogusto leggermente amaro. Si perché a contrapporsi a tanta maniacale perfezione, in cui rientra l’uso di un impianto di illuminotecnica che mostra dettagli, sottolinea espressioni e crea dinamiche, c’è la percezione di un testo criptico, a tratti di difficile comprensione e una scelta registica che si svela nei primi dieci minuti e che si ripete sino alla fine senza colpi di scena degni di nota. Un plauso va sicuramente ai quindi attori dell’Accademia Silvio D’Amico alla credibilità portata in scena e alla complessità e minuziosità del lavoro che hanno egregiamente affrontato. Il pubblico conferma comunque una certa empatia con il genio di Wilson, manifestando con copiosi applausi la sua approvazione.