venerdì 21 luglio - Aggiornato alle 22:32

Festival di Spoleto, l’incanto del concerto finale diretto da Muti: «Dedicato a Fendi»

«Il titolo di questo appuntamento finale mi piace sia ‘Concerto un’amica’». E’ dedicato alla mecenate scomparsa recentemente, il gran finale del Festival di Spoleto con l’Orchestra Cherubini diretta dal maestro Riccardo Muti. In piazza Duomo –  prima della straordinaria esecuzione di Beethoven, Catalani e altri – viene proiettato un video sul maxi schermo: un susseguirsi di immagini che ritraggono Carla Fendi a Spoleto in questi anni di Festival, a cui ha dato tanto.

‘EDIZIONE ECCEZIONALE, STRADA E’ GIUSTA’
BOLLE E LE STAR DELLA DANZA IPNOTIZZANO PIAZZA DUOMO
MANNOIA REGINA POP DEL FESTIVAL DI SPOLETO
BRIVIDI CON GLI UNDICI GUERRIERI DI JACKIE CHAN

L’incanto del concerto finale Ferrara ricorda anche il fondatore e ideatore del Due Mondi, Gian Carlo Menotti, poi lascia il posto all’Orchestra Cherubini e al maestro Muti. In piazza Duomo, presente anche la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, l’atmosfera è di quelle difficilmente riproducibile, in un tramonto tardivo, con un fresco vento e le lune di questo Festival che fanno capolino dai tetti. Si comincia con Beethoven e la Sinfonia n7 il La Maggiore: un inizio delicato, soave, discreto nelle sonorità. Il maestro Muti prosegue con Contemplazione di Alfredo Catalani, una partitura musicale che sfiora corde più profonde, che accorcia la distanza tra pubblico e orchestra. In piazza Duomo risuona la Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, poi le musiche di Ruggero Leoncavallo, in particolare intermezzo tratto dai Pagliacci.

LA PRIMA VOLTA DEL MINISTRO FRANCESCHINI
L’ULTIMO REGALO DI CARLA FENDI A SPOLETO
BLITZ ARTISTICO PER RICORDARE MENOTTI
L’AVANGUARDIA DI RICCI/FORTE
L’ENERGIA DEI BALLERINI BRASILIANI
EMMA DANTE ‘SCORTICA’ IL DUE MONDI

Muti e i compositori italiani Cambia formazione l’Orchestra Cherubini per Manon Lescaut di Puccini ma prima di iniziare Muti prende la parola: «Dopo Beethoven, mastodontico e inimitabile, potrebbe sembrare folle inserire una serie di intermezzi di compositori italiani. E invece – continua Muti – vogliamo dare una carrellata di intermezzi di grandi compositori italiani, spesso sottovalutati e invece creatori di grandi opere, sperando facciano piacere anche a chi crede di avere gusti più prelibati». Il pubblico del Due Mondi riscopre la melodia romantica di Umberto Giordano con Fedora. Solenne il maestro Muti ‘danza’ insieme ai suoi orchestrali chiudendo in grande stile il 60mo Festival  in questo finale bellissimo, di grande pathos e poesia conquistando un lungo e sentito applauso che si aggiunge ai numerosi raccolti in questo Festival.

Festival di Spoleto, chiude in bellezza con Muti: ‘Edizione eccezionale, strada è giusta’

di Chiara Fabrizi

«In piazza Duomo, col maestro Riccardo Muti e l’Orchestra giovanile Cherubini, chiudiamo in bellezza un’edizione eccezionale, che è sotto gli occhi di tutti. La linea degli ultimi dieci anni ci premia ed è su questa che continueremo». Tira le fila sul 60mo Festival di Spoleto e più in generale sugli ultimi dieci anni, quelli a sua firma, il direttore artistico Giorgio Ferrara, recentemente riconfermato al vertice per altre tre edizioni. Accanto a lui al Caio Melisso il sindaco Fabrizio Cardarelli, che replica alle parole di Carlo Pagnotta di Umbria Jazz, arrivate poche ore prima da Perugia: «Oggi qui è un giorno di festa – dice il primo cittadino – lasciamo il rammarico e le polemicucce a chi quest’anno ha avuto qualche presenza in meno. Quello che conta per Spoleto dopo il terremoto è aver dato un segnale di normalità e vitalità».

BOLLE E LE STAR DELLA DANZA IPNOTIZZANO PIAZZA DUOMO
MANNOIA REGINA POP DEL FESTIVAL DI SPOLETO
BRIVIDI CON GLI UNDICI GUERRIERI DI JACKIE CHAN

Crescono ancora presenze e incassi record Di presenze Spoleto se ne sono contate quasi 90 mila, ossia 10 mila in più dello scorso anno «mentre nel 2008 – ricorda Ferrara, quell’anno alla sua prima edizione da direttore artistico – le presenze furono 15 mila». Crescono anche gli incassi della biglietteria, che già dopo il primo weekend di Due Mondi aveva realizzato il suo record, eguagliando il bilancio finale del 2016, quando dal botteghino arrivano 670 mila euro: «I conti li chiudiamo lunedì – va avanti Ferrara – ma siamo comunque oltre gli 860 mila euro mentre dieci anni fa giravamo intorno al mezzo milione».

LA PRIMA VOLTA DEL MINISTRO FRANCESCHINI
L’ULTIMO REGALO DI CARLA FENDI A SPOLETO
BLITZ ARTISTICO PER RICORDARE MENOTTI

Ferrara e i numeri dei suoi dieci anni Il bilancio di Spoleto60 si sovrappone a quello del lavoro fatto negli ultimi dieci anni da Ferrara: «Da allora abbiamo portato in scena 309 spettacoli per 800 repliche; dieci opere; oltre 140 concerti, facendo arrivare in città 44 tra orchestre e cori; allestito 133 mostre; ospitato 130 rappresentazioni degli allievi della Accademia D’Amico, mentre 67 sono state le esecuzioni affidate agli studenti del Conservatorio di Perugia». Quindi le braccia e la testa del Festival: «In dieci anni hanno lavorato per noi 2 mila persone, il 70 per cento risiedono a Spoleto. Dal 2008 in avanti in città sono arrivati 2.850 artisti, esclusi gli orchestrali e gli oltre mille allievi delle accademie; ma anche circa 5.800 tra drammaturghi, autori, registi, scenografi, coreografi e costumisti».

L’AVANGUARDIA DI RICCI/FORTE
L’ENERGIA DEI BALLERINI BRASILIANI
EMMA DANTE ‘SCORTICA’ IL DUE MONDI

Festival più pop Nessuna anticipazione sulla prossima edizione, neanche sull’opera inaugurale. Le date del 61mo Festival di Spoleto non sono ancora state rese note, «le approverà il Consiglio di amministrazione nei prossimi giorni – dice Ferrara – ma possiamo già dire che sarà come sempre dall’ultimo weekend di giugno al secondo di luglio, perché i mondiali di calcio non ci fanno paura». Il concerto della Mannoia è stato un successo e di eventi pop, nel maggior festival di arti sceniche del Paese, ce ne potrebbero essere ancora: «Anche la sezione degli eventi – sottolinea il direttore artistico – è cresciuta tantissimo tra concorsi, premi e rassegne, riavvicinando con forza anche i mecenati, che dal 2008 a oggi ci hanno sostenuto con 12 milioni, a fronte di un bilancio annuale di circa 5 milioni di euro, di cui il 70 per cento destinato a produzione artistiche».

MUSICA ELETTRONICA IN PIAZZA DUOMO
L’OMAGGIO ALLA CALLAS DELL’ABBAGNATO

Cardarelli: «Vitalità dopo il terremoto è fondamentale» Non nasconde la soddisfazione per il 60mo Festival neanche il sindaco Cardarelli: «Dopo la crisi provocata dal terremoto e l’innegabile momento di difficoltà, un’edizione così era necessaria. Siamo convinti che il messaggio di grande vivibilità e normalità diffuso con il Festival sarà fondamentale anche per la ripresa della nostra industria principale, il turismo. Devo ringraziare Ferrara per aver saputo, quest’anno in particolar modo, proporre un cartellone di prestigio ma anche di grande interesse, che ha consegnato un pubblico numeroso e apprezzamento generale. Ora ti aspetta una grande responsabilità, ossia fare ancora meglio, ma è la sfida a cui siamo chiamati tutti».

@chilodice

Festival di Spoleto, ‘blitz’ artistico per ricordare Menotti: palloncini e manifesti nelle fontane

di Chia.Fa.

E’ firmato dai ‘palloni gonfiati’ ed è quindi anonimo, l’omaggio a Gian Carlo Menotti, fondatore e ideatore del Due Mondi, su cui domenica calerà il sipario della 60ma edizione.

‘Blitz’ artistico per Menotti Nella notte tra venerdì e sabato in diverse fontane del centro storico, le più importanti quella di piazza del Mercato (foto) e piazza Fontana, sono stati collocati dei palloncini bianchi con sopra stampato il volto di Menotti. Sabato mattina, quindi, tra le vie del centro storico si sono scoperte fontane colme di palloncini galleggianti, tra queste anche quella appena fuori la porta storica di via Monterone.

Palloncini e manifesti nelle fontane Un po’ ispirata ai lavori di Graziano Cecchini, l’installazione è accompagnata da un messaggio, lasciato in un numero più ampio di fontane, compresa quella di via del Duomo, davanti al Panciolle. Nelle parole del gruppo anonimo che ha compiuto il blitz artistico e celebrativo c’è il ricordo delle prime edizioni del Due Mondi quando «il programma nasceva con una coerenza interna, narrativa, capace di rappresentare il classico con gli occhi del contemporaneo».

«Concerto di voci non è di protesta ma di collaborazione» La critica è garbata e almeno sulla carta costruttiva perché «attorno alle fontane, nelle piazze, i cittadini di questa città creano un concerto di voci non di protesta, ma di collaborazione con la volontà di chi vuole includere tutti». Non si nomina il sindaco Fabrizio Cardarelli, presidente della Fondazione Festival, né il direttore artistico Giorgio Ferrara, ma si ricorda il fondatore del Due Mondi «con un gioco leggero» come appunto i palloncini che galleggiano, ma anche con «tanta voglia di tener vivo il dibattito sulla cultura a Spoleto come trama identitaria e motore di sviluppo per costruire il destino comune di questa città».

 

Di seguito il ‘manifesto’ affisso in alcune fontane monumentali della città

Vigilia dell’ultimo giorno del 60mo Festival di Spoleto (già dei Due Mondi)

Spoleto aleggia e galleggia – impalpabile e anche inafferrabile – la memoria di Gian Carlo Menotti, ideatore e fondatore del Festival dei Due Mondi. Menotti scelte Spoleto per farvi convergere tutte le discipline artistiche e dello spettacolo poste a dialogo tra le diverse culture della Terra.

L’arte e la sperimentazione qui presero forma con un metodo che tutt’ora affascina: dare spazio al nuovo, innescando contaminazioni proficue e trasgressive, irrispettose rispetto a limiti e confini. In una quindicina di giorni, il programma del Festival dei Due Mondi metteva in scena anteprime mondiali che poi si sarebbero viste negli anni successivi in giro per il resto del mondo.

Il programma nasceva con una coerenza interna, narrativa, capace di rappresentare il classico con gli occhi del contemporaneo. Ci sembra giusto ricordare con un gesto ‘leggero’ come un palloncino d’aria quel metodo che ha nutrito il nostro immaginario, formato il nostro sguardo sulle cose, dato ossigeno ai nostri pensieri. Noi che siamo nati e cresciuti all’indomani di quella prima edizione di 60 anni fa ci piace poter dire la nostra su una vicenda che ci ha fatto crescere e che ci piace veder continuare a crescere – proprio perché amiamo il contemporaneo e non ci sentiamo orfani di nessuno.

Palloncini pieni d’aria che galleggiano sull’acqua delle fontane: aria per respirare, acque che è l’impalpabile forma del tempo che scorre. Nelle fontane resta apparentemente sempre la stessa, a livello, ma è sempre nuovo perché fluisce e gorgoglia. Fa da colonna sonora alle conversazioni che attorno alle fontane, nelle piazze, i cittadini di questa città scambiano tra di loro e condividono con chiunque voglia partecipare. Un concerto di voci non di protesta ma di collaborazione con la volontà di chi vuole includere tutti.

Con un gioco, ci piace rendere omaggio e ricordare il maestro Menotti con gratitudine senza nostalgie – sappiamo che nessun direttore artistico può essere tale per sempre pena l’esaurimento della spinta innovativa – e con tanta voglia di poter tener vivo il dibattito sulla cultura a Spoleto come trama identitaria e motore di sviluppo per costruire il destino comune di questa città, di tutte le sue iniziative festival incluso. 

 

 

Festival di Spoleto, gli undici guerrieri di Jackie Chan fanno volare il Nuovo-Menotti

E’ la prima di uno spettacolo sensazionale, quella proposta dal Festival di Spoleto, che sul palco del Nuovo-Menotti ha portato 11 Warriors: undici atleti della Long Yun Kung Fu troupe diretta da Hu Wei e creata dalla star internazionale Jackie Chan.

Teatro gremito per gli undici guerrieri di Jackie Chan Un spettacolo “popolare”, di forte impatto, coinvolgente, che racconta culture lontane. 11 Warriors è un viaggio alla scoperta di storie e simbolismi di altre terre, un racconto in chiave quasi cinematografica di misticismo, spiritualità e disciplina dei guerrieri cinesi del Kung Fu. Non solo arte marziale, ma anche danza contemporanea, teatralità, atletismo compongono un cocktail finemente composto per il pubblico del Due Mondi, che venerdì sera ha affollato il Nuovo-Menotti, pieno dalla platea al loggione. Come in una giungla, corpi che si trasformano in animali, corpi come molle, esplosivi, capaci di saltare come schegge e rimanere sospesi come nelle migliori tradizioni cinematografiche.

Come in un film Costante riferimento ai classici della storia del cinema. Da Hero alla Foresta dei Pugnali Volanti per approdare alla figura quasi mitologica di Brice Lee, la compagnia di Pechino diverte e ironizza sui cliché delle arti marziali televisive In effetti la Long Yun Kung Fu Troupe è sempre richiesta dai maggiori produttori cinematografici mondiali per rappresentare le tecniche del Kung Fu, sia tradizionali che più avanguardiste. E il pubblico del Due Mondi gradisce. 11 Warriors riscuote più e più applausi, anche a scena aperta, fino a quello finale, lunghissimo, che ‘costringe’ gli attori della compagnia a trasformare i saluti in un inusuale bis.

Atti osceni, coi processi di Oscar Wilde tuffo nell’età Vittoriana al Festival di Spoleto

di Marta Rosati

Solo apparentemente spocchioso, insolente e presuntuoso, in verità mosso da un amore per l’arte e la poesia, da desideri carnali omosessuali  ai quali non sa rinunciare, le tentazioni appunto; quelle alle quali dice non saper resistere chi è coraggioso perché, cosciente delle conseguenze, non ha paura di rischiare. Questo l’Oscar Wilde che restituisce la pièce di Moises Kaufman, in scena dal 14 al 16 luglio al Festival di Spoleto all’auditorium della Stella in piazza Garibaldi.

L’opera di Kaufman a Spoleto I falsi moralismi dell’epoca Vittoriana, quella del ‘Compromesso’, sono sbattuti in faccia al pubblico, proiettato in un aula di tribunale per ben tre volte, pari al numero di processi messi in scena, quasi dovesse lo spettatore giudicare lo scrittore, poeta, aforista, giornalista, saggista e drammaturgo, di origine irlandese, accusato di atti osceni e sodomia e per questo condannato a due anni di prigionia e lavori forzati. Lo spettacolo è straordinariamente costruito per mettere alla prova gli attori, ora narratori, ora interpreti ma talvolta risulta inevitabilmente pesante per passaggi che si ripetono, calando lo spettatore non solo nell’iter giudiziario ma dando anche il senso dell’angosciosa ‘violenza’ subita da Wilde che tuttavia, almeno in un primo momento riesce a difendersi con un certo stile, probabilmente quello tipico del dandy originario, quello che un certo Charles Baudelaire descriveva così: «La caratteristica distintiva della bellezza del dandy consiste soprattutto in un’aria di freddezza, derivata da un’irremovibile determinazione a non essere coinvolto».

Atti osceni – I tre processi di Oscar Wilde L’Oscar Wilde, a Spoleto interpretato da Giovanni Franzoni, non nasconde però l’amore che nutre per Alfred Douglas e la profonda ammirazione che nutre per la sua poesia, quella che corre lungo le righe delle lettere che si scrivono. La storia prende vita quando il padre del giovane, poco più che ventenne, il marchese di Queensberry scopre la loro corrispondenza epistolare e cerca di opporsi in tutti i modi alla loro storia tentando di infangare l’immagine del letterato, già messo in cattiva luce dall’opinione pubblica per la forza delle sue opere e i suoi aforismi, non di rado in contrasto con la legge morale del suo tempo appannata da una sporca ipocrisia che finisce per fargli del male ma alla quale lo scrittore non si piega perché «La verità è raramente pura e mai semplice». Questa la citazione che compare sullo sfondo all’inizio e che in qualche modo fornisce già da subito una chiave di lettura dello spettacolo.

La scenografia e gli artisti Le altre immagini che via via si rincorrono durante la performance e che vorrebbero riempire la scenografia della produzione  Teatro dell’Elfo, in verità non apportano alcun valore e sono tutt’altro che di particolare bellezza. A interpretare la regina Vittoria e la madre di Wilde, per piccolissime parti, ci pensano due degli stessi attori che recitano per il resto dell’opera teatrale, in abiti straordinariamente eleganti per i quali il protagonista si distingue sempre; sono tutti uomini (Giovanni Franzoni, Riccardo Buffonini, Edoardo Chiabolotti, Giusto Cucchiarini, Ludovico D’agostino, Giuseppe Lanino, Ciro Masella, Filippo Quezel, Nicola Stravalaci). Alla prima al Festival dei Due Mondi, lo spettacolo (regia, scene e costumi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia; assistente regia Giovanna Guida, assistente costumi Saverio Assumma; traduzione Lucio De Capitani) ha fatto sold out e incassato un lungo applauso dal pubblico, lasciato turbato  per la disperazione di Wilde.

@martarosati28

 

Oltre 2.500 in piazza Duomo per Fiorella Mannoia regina pop del Festival di Spoleto

di Chia. Fa.

Nuovi successi come Che sia benedetta. Nessuna conseguenza. I pensieri di Zo. E poi Caffè nero bollente. Il cielo d’Irlanda. E Sally.

GALLERY: LA MAGIA DI PIAZZA DUOMO

Mannoia regina pop del Due Mondi Canta e balla per quasi due ore Fiorella Mannoia, regina pop del Festival di Spoleto, che giovedì sera ha emozionato le oltre 2.500 persone sedute in piazza Duomo: «Una cornice bellissima – dice in apertura – un paese e una rassegna straordinaria: sono fiera di farne parte». L’occasione l’ha offerta il Combattente tour con cui sta girando l’Italia in lungo e in largo: «Alla fine è diventato un disco a tema, ma del tutto involontariamente». Pantaloni neri, canottiera bianca con gilet nero e sneakers ai piedi, Mannoia canta storie di donne che lottano per trovare o ritrovare la loro dignità.

Le donne e gli ultimi Piazza Duomo applaude, molti cantano, qualcuno si commuove. Dalle donne in cerca di riscatto all’impegno per gli ultimi, insieme all’incredibile energia, altra inconfondibile caratteristica della Mannoia: «Tutto il Sud del mondo condivide un destino fatto principalmente di saccheggi, quando ascolti le loro storie la prospettiva cambia. Affrontano viaggi estremi e nessuno avverte le loro mamme in caso di arrivo a destinazione, nè di morte. Non c’è bisogno di essere realmente madri per capire, tutte noi lo siamo».

Oltre 2.500 in piazza Duomo Largo quindi a grandi successi come Caffè nero bollente, Come si cambia e Quello che le donne non dicono. Al Due Mondi, Mannoia regala anche una straordinaria interpretazione di La Cura di Battiato, Notti di maggio di Fossati e Sally di Vasco Rossi. Poi arriva Offeso di Niccolò Fabi: «La cantiamo da 15 anni, da allora non so se le cose siano migliorate, anzi sicuramente sono peggiorate, ma c’è una cosa che possiamo fare tutti ed è non smettere mai di indignarci». Gran finale con Il cielo d’Irlanda che la regina pop del Festival di Spoleto canta e balla con un’energia incredibile, prima di salutare gli oltre 2.500 di piazza Duomo.

@chilodice

Festival Spoleto, terrazza franata: «Piazza Duomo agibile». Gran finale con Mannoia, Bolle e maestro Muti

di Chiara Fabrizi

«Firmerò nelle prossime ore l’ordinanza che ripristina l’agibilità in tutta piazza Duomo». Arriva durante la conferenza stampa del Festival di Spoleto, la rassicurazione del sindaco Fabrizio Cardarelli sull’ampia frana che, sabato pomeriggio, ha interessato il terrazzo di palazzo Bufalini, sprofondato su quello sottostante dopo il cedimento del muro di contenimento.

Piazza Duomo verso completa agibilità dopo la frana I lavori di messa in sicurezza sono in dirittura d’arrivo e a stretto giro verrà autorizzata la ricollocazione dei due settori di poltrone più prossimi allo smottamento, fin qui smantellati per evitare ogni rischio: «A chiarire le cause dell’accaduto saranno sicuramente le autorità competenti, dal nostro punto di vista però – ha detto il sindaco – è fondamentale essere riusciti a intervenire in modo rapido». Quindi i particolari tecnici del lavoro lampo eseguito su commissione dei due privati coinvolti, l’avvocato Massimo Marcucci e la Curia arcivescovile: «La collina – spiega Cardarelli – è stata rimodellata in modo da rimuovere le incombenze di costoni di terra instabili, quindi è stato creato un declivio che si è provveduto a ricoprire con un teloni in plastica così da evitare l’effetto dilavamento in caso di pioggia. I tecnici hanno lavorato con grande scrupolo, compiendo accurate verifiche anche col georadar e hanno escluso infiltrazioni di acqua. Spero quindi – ha concluso – si sia ritrovata la serenità necessaria per godere del gran finale del Festival».

Concerto finale: rientra rischio overbooking Le terrazze resteranno invece inagibili e il centinaio di biglietti che erano stati fin qui venduti per l’area franata saranno ricollocati in piazza. Il rischio di overbooking che aveva spaventato tutti nelle prime ore seguite alla frana viene ridimensionato dalla direttrice amministrativa del Due Mondi, Flavia Massetti, anche se è chiaro che la disponibilità delle terrazze franate avrebbe consentito di soddisfare maggiormente le richieste del pubblico.

Edipo Re A presentare gli ultimi appuntamenti del Due Mondi è stato il direttore artistico Giorgio Ferrara che, come sempre, ha aperto coi numeri: «Gli incassi del botteghino hanno superato quota 800 mila euro – ha detto – e siamo quindi ben oltre il bilancio del 2016, fermatosi a 670 mila euro. Sessantamila, invece, le presenze tra mostre e spettacoli, destinate a lievitare con questo weekend che – dice Ferrara – fa registrare il tutto esaurito in molti spettacoli, da Roberto Bolle al concerto finale col maestro Riccardo Muti fino a Jackie Chan’s». Tra i protagonisti del gran finale del Due Mondi c’è anche Fiorella Mannoia (piazza Duomo 13 luglio) e l’appuntamento al Romano con Edipo re del regista lettone Rimas Tuminas con gli attori della Vakhtangov State academic, la maggiore istituzione teatrale russa: «Il pericolo del terremoto che avete vissuto lo scorso anno – ha detto Tuminas – sarà reinterpretato dai nostri attori nello spettacolo, così da attualizzarlo».

Mannoia, Bolle e Muti Fino al 13 luglio resta al Caio Melisso-Spazio Fendi l’ultimo lavoro di Emma Dante, mentre al San Nicolò fino al 16 luglio Hamletmachine di Bob Wilson. Per la prosa atteso all’Auditorium della Stella (14-16 luglio) Atti osceni. I tre processi di Oscar Wilde prodotto dal Teatro dell’Elfo per la regia regia, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, mentre a San Simone (14-16 luglio) sarà il turno del regista  Geppy Gleijeses con Le cinque rose di Jennifer, primo testo di Annibale Ruccello. Alla Sala Frau (13 e 14 luglio), invece, c’è lo spettacolo Intorno ad Ifigenia liberata progetto che si avvale della regia di Carmelo Rifici ed è stato prodotto dagli svizzeri di LuganoInScena. Appuntamenti di punta, poi, in piazza Duomo: Fiorella Mannoia il 13 luglio, Roberto Bolle il 15 luglio e concerto finale col maestro Riccardo Muti il 16 luglio.

Festival di Spoleto, criptico ed empatico Wilson fa ancora centro

Robert Wilson, un nome che ormai muove quantità consistenti di pubblico qualsiasi sia l’opera o lo spazio di rappresentazione. Si perchè Wilson crea aspettativa, curiosità, persino un alone di mistero intorno al suo complesso lavoro.

Criptico ed empatico Wilson conquista ancora il Due Mondi Siamo alla quarta delle nove repliche previste e la nuova sala/teatro allestita al Chiostro di San Nicolò è comunque gremita. In scena va Hamletmachine un’opera messa in scena per la prima volta nel 1986 sul palco della New York University. Un progetto di collaborazione con l’autore Heiner Muller, erede di fama di Bertolt Brecht, una rilettura dell’Amleto di Shakespeare, un visionario connubio di suoni parole e movimento. Ora, indiscutibile è il genio creativo di Robert Wilson, altrettanto inconfondibile la sua firma, l’insieme di dettagli che conferiscono alle sue opere una riconducibilità immediata all’autore. Una confezione talmente minuziosa, quella offerta dal regista americano, che si rimane incollati alla scena. Rumori di legnetti che innescano meccanismi di movimenti come gli ingranaggi di un orologio.

Applausi per il 15 attori dell’Accademia D’Amico La prospettiva della scena ruota su se stessa fornendo allo spettatore la sensazione di osservare sempre da una diversa angolazione. Immancabili i volti bianchi e l’atmosfera glaciale. Eppure la sensazione è quella di un retrogusto leggermente amaro. Si perché a contrapporsi a tanta maniacale perfezione, in cui rientra l’uso di un impianto di illuminotecnica che mostra dettagli, sottolinea espressioni e crea dinamiche, c’è la percezione di un testo criptico, a tratti di difficile comprensione e una scelta registica che si svela nei primi dieci minuti e che si ripete sino alla fine senza colpi di scena degni di nota. Un plauso va sicuramente ai quindi attori dell’Accademia Silvio D’Amico alla credibilità portata in scena e alla complessità e minuziosità del lavoro che hanno egregiamente affrontato. Il pubblico conferma comunque una certa empatia con il genio di Wilson, manifestando con copiosi applausi la sua approvazione.

Festival di Spoleto, la prima volta di un regista cinese: l’omaggio a Fo è sbalorditivo

di Chia.Fa.

Nonostante il teatro vuoto, sono stati lunghi gli applausi che domenica sera, dopo l’ultima replica, il pubblico del Nuovo-Menotti ha tributato a Meng Jinghui, il primo regista cinese al Festival di Spoleto, e alla dozzina di attori scatenati che hanno interpretato l’adattamento orientale di Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri, scritto da Dario Fo e rappresentato la prima volta nel 1960 all’Odeon di Milano.

VIDEO: MENG JINGHUI A SPOLETO

La prima volta di un regista cinese a Spoleto La storia è incardinata su due sosia, uno dei due senza memoria. Eroe di guerra, ladro e violento, intorno al passato e al presente del protagonista si sviluppa l’assurdo comico che domina la scena tra ospedale, case, amanti e sparatorie in strada. Cento minuti senza intervallo segnati da canti, balli, frequenti provocazioni anche di natura sessuale e dialoghi in parte originali che, nonostante la scadente traduzione a disposizione sul monitor di sala, fanno ridere più e più volte il  pubblico del Festival di Spoleto, numericamente molto modesto e probabilmente più spaventato che incuriosito dalla rappresentazione orientale, che infatti non è mai andata neanche neanche vicina al sold out, come peraltro era capitato per la prosa russa di Eugen Onegin l’anno scorso, altro spettacolo imperdibile che non ha fatto breccia.

L’omaggio a Fo è sbalorditivo E forse anche per questo il direttore artistico Giorgio Ferrara alla vigilia aveva assicurato: «Non fatevi spaventare dalla lingua cinese, quello di Meng Jinghui è uno spettacolo di cui si può godere anche senza sottotitoli». Il lavoro di del regista di Pechino, infatti, appare straordinario al pari dell’interpretazione degli attori, capaci di mimiche inquietanti e comiche, frequentemente in preda a spasmi grotteschi. L’omaggio cinese dell’assurdo di Fo è anche ricco di musiche e ritmi, prodotti dagli stessi attori con le mani, i piedi e poco altro, come nel caso di We will rock you dei Queen. Per loro applausi a scena aperta, peccato per quei palchi di ogni ordine lasciati vuoti dal pubblico del Due Mondi.

@chilodice

Festival di Spoleto, l’incanto di Genesi-Apocalisse: l’ultimo regalo di Carla Fendi

Non poteva essere consapevole Carla Fendi che questo sarebbe stato il suo ultimo regalo a Spoleto. Men che meno poteva immaginare che avrebbe lasciato l’amatissimo Due Mondi e questa vita regalandoci una delle più suggestive, poetiche e toccanti mostre che la città e il Festival possano ricordare. Genesi-Apocalisse è l’installazione che la Fondazione Fendi ha allestito per il pubblico della 60ma edizione.

Festival di Spoleto Due location meravigliose, la Chiesa della Manna d’Oro e l’Ex Museo Civico, ospitano un percorso sensoriale visivo ed emotivo paragonabile più al vivere un’esperienza in piena regola che non alla fruizione di una mostra. Con Genesi la chiesa della Manna d’Oro si trasforma nella versione animata e contemporanea della Cappella Sistina. Un gioco di video proiezioni e specchi stravolge il concetto di dimensione classica e porta il visitatore in una centrifuga di immagini a tutto tondo. Genesi è l’opera figlia della creatività di Sandro Chia.

Genesi-Apocalisse ‘In principio’, così nasce ogni opera e così la vita stessa si crea e si trasforma e così si racconta, con l’aiuto della profonda voce dello spoletino Graziano Sirci, attraverso scritte, quadri e riflessi. Apocalisse, creatura di Saskia Boddeke & Peter, racconta del Male, dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse, dei loro squilibri. Conquista, Guerra, Carestia e Morte queste le figure rappresentate in quattro suggestivi ambienti dell’ex Museo Civico. Incredibile esperienza quella che ti travolge all’ingresso. Togliersi le scarpe, a piedi nudi, entrare nell’acqua e in essa camminare avvicinandosi alle proiezioni e agli oggetti finemente sistemati per creare simbolismi ricchi di poesia. Video proiezioni che non concedono respiro e distanza, coinvolgenti come le voci, appassionate e vere, che ne emergono. Luci soffuse e odori di terra, di acqua. La sensazione di immersione totale è inevitabile. Non poteva saperlo ancora, tutto questo, Carla Fendi, ma Spoleto vanta ora una vera perla, a disposizione di tutti.