martedì 19 giugno - Aggiornato alle 22:19

Perugia, un quarto degli elettori Pd ha votato Lega e M5s. E ora le ex zone rosse sono le più competitive

I flussi nel capoluogo: il 17% da Scelta civica ai dem La situazione quartiere per quartiere

di Daniele Bovi

Un quarto degli elettori che nel 2013, a Perugia, optarono per il Partito democratico ha scelto altri partiti mentre un altro dieci per cento ha deciso di non andare neppure alle urne. Il dato più rilevante sui flussi elettorali che si ricava dall’analisi fatta dall’Istituto Carlo Cattaneo, relativo ai numeri di alcune città delle ormai ex regioni rosse, è questo. I ricercatori hanno passato al setaccio i casi di Ancona, due collegi di Firenze e altrettanti di Bologna, Livorno, Modena, Ferrara e Parma. A Perugia pochissimi elettori dem, meno del 3 per cento, sono transitati verso Liberi e uguali mentre ben il 16 per cento ha scelto il Movimento 5 stelle. Un altro 9 per cento (8,6 per la precisione, tra i dati più alti) ha deciso di barrare il simbolo della Lega mentre il 9,5 per cento è rimasto a casa; solo una parte piccolissima, meno dell’uno per cento, è andata dalle parti di Forza Italia.

Il centro Il voto di domenica tra le altre cose ha messo in evidenza anche la sparizione dell’area di centro, sprofondata allo zero o all’uno virgola anche perché priva di un punto di riferimento forte come fu nel 2013 Mario Monti. Cosa hanno scelto di fare domenica scorsa quegli elettori che cinque anni fa votarono il partito dell’allora presidente del Consiglio? Ben il 17 per cento a Perugia (un dato sostanzialmente in linea con le altre città) ha scelto il Partito democratico, partito verso il quale oltre due terzi degli elettori 2013 hanno confermato la fiducia. Parlando sempre di capacità di attrazione, quasi un 10 per cento arriva da Sinistra e libertà (4,8) e Rifondazione comunista (3,6); irrisoria (in tutto meno del due per cento) la quota di quelli provenienti da M5s e Lega. Insomma, verso questi due partiti i dem hanno ‘donato’ molto sangue senza ricevere indietro nulla o quasi.

FLUSSI, LEGA ASPIRA VOTI IN UMBRIA DA PD E FI
LA RUSPA LEGHISTA MUTA GLI EQUILIBRI A PERUGIA

Alta competizione «Con il voto del 2018 – spiega l’Istituto riguardo a tutte le regioni rosse – viene definitivamente meno la caratterizzazione monocromatica delle “regioni rosse” e si delinea uno scenario “multi-colore” dove prevale la contendibilità del voto e l’imprevedibilità degli esiti elettorali. In netta controtendenza rispetto al passato, le “regioni rosse” sono diventate oggi l’area geo-politica caratterizzata da maggiore competizione e dove il mercato elettorale è più incerto, mentre al centro-nord e al centro-sud risultano prevalenti rispettivamente la coalizione di centro-destra e il Movimento 5 stelle». Che le ex zone rosse siano diventate le più competitive d’Italia lo nota anche il Centro studi elettorali della Luiss, che spiega come i collegi uninominali di questa area del paese siano quelli con gli scarti più ridotti (sotto il 10 per cento). Per i tre della Camera in Umbria la differenza è stata di meno di 5 punti a Perugia, di nove a Foligno e Terni; al Senato sei a Perugia e 10, il più alto, a Terni.

UMBRIA, A SINISTRA DEL PD ‘SPARITE’ DUE CITTÀ

Cambiamento radicale Riguardo al boom leghista i ricercatori osservano che «più che l’insoddisfazione nei confronti della classe politica locale o nazionale sembrerebbe aver pesato la questione dell’immigrazione e il tema, in parte correlato, della percezione della sicurezza individuale. Peraltro, i passaggi di voto tra il Pd e la Lega, visibili nelle realtà cittadine esaminate per l’analisi dei flussi, potrebbero essere stati anche superiori nelle aree al di fuori di grandi centri urbani o nelle zone più periferiche delle città». Dall’analisi emerge poi come la scissione all’interno del Pd non abbia allargato il consenso dell’area di centrosinistra ma, anzi,  abbia provocato una sua ulteriore riduzione a favore di altri partiti o verso l’astensione. E anche se «non tutto è perduto» ora «recuperare il terreno perso verso l’astensione e verso i partiti portatori di un messaggio di cambiamento radicale non sarà affatto facile. Quel che è certo è che l’epoca della red belt italiana è ormai alle nostre spalle». Di seguito i grafici interattivi realizzati dall’Istituto Cattaneo.

Twitter @DanieleBovi

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