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martedì 9 agosto - Aggiornato alle 00:41

Campagna elettorale, intervista a Mancini: «I social? Ha dominato la tv. Immigrazione il tema centrale»

Il professore: «Umbria pressoché inesistente. I fatti di Macerata sono stati la vera svolta». Il giudizio sui leader

Il professor Paolo Mancini

di Daniele Bovi

Va bene che le plance sono rimaste vuote, come le tasche dei partiti senza più finanziamento pubblico, e che i candidati hanno utilizzato più i social network rispetto ad altre occasioni (con tutti i limiti messi in evidenza nelle scorse ore da Umbria24); ma a essere stata ancora una volta la protagonista, benché senza confronti diretti o momenti particolari da ricordare, è stata la televisione nel corso di settimane dominate dal tema dell’immigrazione. A fare il punto sulla campagna elettorale che si è appena chiusa è il professor Paolo Mancini, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Perugia.

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Professore, che campagna elettorale è stata?

«Direi tutto sommato molto calma, con un tema principale che poi sarà quello discriminante: l’immigrazione, tra l’altro posto da un fatto di cronaca come quello di Macerata più che da partiti o candidati. Per il resto non ci sono state grandi proposte o alternative in concorrenza forti e chiare».

Per quanto riguarda la campagna elettorale umbra ha individuato tratti particolari?

«L’Umbria è stata pressoché inesistente, non ho visto una campagna importante: in Umbria come nelle altre regioni è ruotata molto intorno al livello nazionale».

Che ruolo hanno avuto secondo lei i social network in un quadro caratterizzato da partiti senza più le risorse di un tempo?

«L’italia è il paese dominato dalla tv; i social hanno un’importanza crescente ma quello che la fa da padrona a livello nazionale è la tv. Questo è però meno vero a livello locale data la povertà delle tv umbre e la loro scarsa audience. I social nella regione crescono ma non sono i principali canali di informazione: come mostrano i primi risultati della indagine che stiamo facendo con Itanes, larga parte delle informazioni ancora vengono ancora recepite attraverso la tv».

Quindi lei non vede un declino del ruolo del piccolo schermo.

«No assolutamente, c’è sì un declino generalizzato ma non tanto della tv politica; c’è trasferimento di ascolto e di consumo dai media tradizionali a Internet, su questo non c’è dubbio e riguarda anche la politica».

Si può forse parlare di ruolo minore riguardo all’assenza di momenti importanti, come i confronti.

«Ah certo questo sì, c’è stata la frammentazione dei messaggi sulle tante trasmissioni che si occupano di politica».

Moltissimo si è parlato anche del tema fascismo-antifascismo.

«Beh però è riconducibile essenzialmente a quello dell’immigrazione. Se rinascita del fascismo c’è, non è quello diciamo così tradizionale bensì uno che si basa sulla difesa dei valori nazionali e sull’opposizione all’immigrazione. Una volta c’era la dicotomia tra ricchi e poveri, tra proletari e padroni mentre oggi tra chi accetta l’immigrazione e chi no. E questo fa crescere partiti come Casapound o Forza nuova».

Quali altri temi o proposte centrali ha individuato?

«La Flat tax proposta da Berlusconi e da altri è stata un tema che ha un po’ attraversato la campagna elettorale; anche il nome del prossimo presidente del consiglio».

Moltissimo si è parlato del lavoro.

«Sì ma se ne è sempre parlato, e stavolta si sono viste più prese di posizione scontate, non originali, che vere distinzioni. È sempre stato così, parlare di lavoro è quasi un dovere e alla fine diventa scontato. Direi che un tema un po’ nascosto è stato quello della corruzione».

C’è un’immagine che ha segnato questa campagna elettorale?

«Direi quelle di Macerata, che hanno dato la vera svolta alla campagna elettorale».

Parliamo dei leader, che impressione le hanno fatto Grasso e Di Maio?

«Secondo me Grasso non è un leader che può fare una campagna elettorale; non ha empatia e non capisco come l’abbiano potuto scegliere. Almeno Bersani con le sue battute era più empatico; mancano di una figura in grado di suscitare emozioni. Quanto a Di Maio, è una bella faccetta da tv ma rimane tale e può attrarre tante critiche».

Renzi invece è parso sulla difensiva. E Berlusconi?

«Al centro dell’attenzione dei media c’è Berlusconi; si parla più di tutti di lui e distanzia tutti, sia sui social che sui media tradizionali. È stata una campagna elettorale che si è giocata intorno a lui. Renzi si è dato molto da fare ma ha avuto un ruolo minore; si parla molto di Gentiloni e non di lui».

Twitter @DanieleBovi

2 risposte a “Campagna elettorale, intervista a Mancini: «I social? Ha dominato la tv. Immigrazione il tema centrale»”

  1. Riccardo liguori ha detto:

    Condivido l’analisi del prof Mancini, al quale avrei chiesto anche quanto incide sul voto per le politiche l’operato di un “buon governo” locale, regione e comuni.grazie e complimenti per l’ottimo lavoro a tutta la redazione di U24.it

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