venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 20:34
27 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:25

Sindaco ‘pigliatutto’ sperpera i risparmi del paese: «Il broker ha ingannato parenti e amici, ora paghi»

Sentenza sui soldi spariti a Montecchio. Luigi Sabatini condannato a risarcire 300 mila euro alla Mediolanum. Il giudice di Terni: «E' impossibile quantificare l'appropriazione indebita»

Sindaco ‘pigliatutto’ sperpera i risparmi del paese: «Il broker ha ingannato parenti e amici, ora paghi»
L'avvocato Claudio Cimato

di Enzo Beretta

Prometteva «investimenti sicuri» l’ex sindaco di Montecchio, Luigi Sabatini, orvietano di 48 anni, «approfittando del rapporto di fiducia» con i paesani di cui era anche «parente o amico d’infanzia». In realtà «negli anni si è appropriato di ingenti somme di denaro carpendo la totale buona fede» dei concittadini che consegnavano al promotore finanziario montagne di soldi per aprire conti o sottoscrivere polizze. Nella sentenza del giudice Elisa Fornaro del tribunale di Terni è scritta la verità giudiziaria del broker condannato a due anni e otto mesi di reclusione per appropriazione indebita. Il broker dovrà risarcire 300 mila euro alla Banca Mediolanum Spa, 50 mila all’Adusbef (associazione in difesa dei consumatori) e circa 225 mila a titolo di provvisionale ai clienti che gli ha affidato i propri risparmi. Tra questi c’è chi, nel 2009, gli ha perfino messo in mano 600 mila euro ricevendo la promessa di vederli fruttare fino a 735 mila e trovandone sul conto, invece, soltanto 140 mila. Altri avevano deciso di stipulare un’«assicurazione per la figlia disabile» o versare «i proventi della vendita di una casa ereditata» poi «distratta da Sabatini per fini personali».

Una montagna di soldi Scrive il giudice: «Non è stato possibile risalire all’esatto ammontare del credito oggetto di condotta appropriativa ma non vi sono dubbi che Sabatini si sia appropriato di rilevanti somme di denaro». In alcuni casi – è emerso durante il processo – i conti correnti non sono stati neanche aperti. Sono venuti fuori gli accessi al sistema informatico dell’home-banking che certi correntisti «neppure sapevano di possedere». «L’istruttoria – è scritto – ha confermato l’utilizzo di codici di accesso, di carta bancomat e di carta di credito appoggiate ai conti delle persone offese».

Il sindaco pigliatutto Un ritratto dell’imputato lo ha fornito al tribunale il maresciallo Giuliano Rotili, comandante della stazione carabinieri di Montecchio invasa nell’aprile 2009 dalle querele: «Sabatini era il sindaco ed era una persona molto conosciuta, un uomo molto ben integrato proveniente da una famiglia ben insediata». Garantiva tassi fissi e variabili il sindaco. «Questi investimenti – diceva – vanno bene perché rendono di più, il 4%, il 5%, il 6%». Racconta una ‘vittima': «Ci faceva un prospetto, 20 mila euro in un anno ti fruttano 3 o 4 mila euro…». Quando poi la banca chiamava direttamente i suoi clienti era lui stesso a «rassicurali» sul «probabile errore nella valutazione degli operatori telefonici della Mediolanum». Ha spiegato una testimone: «Mi sono fidata e gli ho dato dei soldi. Quando mi arrivava la lettera della banca non ci capivo niente e gliela facevo vedere. Sabatini diceva che non era importante e la stracciava…».

Il ruolo di Mediolanum «Periodicamente – è spiegato nella sentenza – le persone offese consegnavano denaro a Sabatini sottoscrivendo investimenti di vario genere. Solo in seguito alla ricezione di una lettera da parte della Mediolanum i clienti del promoter, che si sono incontrati con gli ispettori della banca, hanno accertato gli ingenti ammanchi e movimenti del conto non autorizzati da parte del broker radiato dall’albo dei promotori finanziari». «Le condotte di Sabatini sono state denunciate proprio da Banca Mediolanum all’esito di un controllo su un conto corrente per un’operazione sospetta» (in aula ha deposto, tra gli altri, Maurizio Zanardi, responsabile del settore ispettorato e antiriciclaggio di Mediolanum).

Le chiavi segrete L’imputato è stato condannato anche per accesso abusivo a sistema informatico. Secondo il giudice Fornaro, «relativamente alla responsabilità dell’istituto finanziario, nessuna prova di tale responsabilità e emersa in dibattimento». Anzi, «proprio l’attività di controllo della banca ha consentito di portare alla luce le condotte delittuose di Sabatini». Allo stesso tempo – stigmatizza il magistrato – i clienti avrebbero potuto e dovuto «adottare maggior diligenza» in quanto «non hanno mai preso in considerazione gli estratti conto inviati dalla banca, il più delle volte neppure aperti e consegnati direttamente all’imputato».

Un vagone di aggravanti Quella di Sabatini è «una condotta particolarmente odiosa» che ha procurato «discredito all’immagine dell’istituto Mediolanum». Il vagone di «aggravanti» riguarda invece «il danno patrimoniale di rilevante gravità cagionato alle persone offese», l’«abuso dei rapporti» con i clienti e lo status di «primo cittadino, parente ed amico della maggior parte delle persone coinvolte che, ovviamente, ha favorito la sottrazione del denaro».

Prescrizione e piccole assoluzioni L’imputato, difeso dall’avvocato Claudio Cimato, ha beneficiato della prescrizione e perciò è stato assolto da «tutti quei fatti contestati e commessi prima del 30 gennaio 2008» (parliamo di appropriazione indebita e falso in scrittura privata). E perciò «nessuna richiesta di risarcimento danni può essere accolta». In altri casi – sempre secondo il tribunale di Terni – si è trattato di «investimenti in borsa mal riusciti» o «dovuti al cattivo andamento del mercato finanziario». Il processo d’appello non è ancora stato fissato: prima della conclusione del processo verrà dichiarato tutto prescritto. Spiega l’avvocato Cimato: «Che fine ha fatto il mio cliente? Vive e lavora in Umbria ma evita di andare a Montecchio».

©Riproduzione riservata

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