sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 05:11
1 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 21:55

Sicurezza sul lavoro, sindacati: «Si sta tornando indietro, serve uno sforzo comune»

Iniziativa di Cgil, Cisl e Uil con il cardinale Bassetti e le istituzioni. Marini: «Impegno della Regione per prevenire gli infortuni»

Sicurezza sul lavoro, sindacati: «Si sta tornando indietro, serve uno sforzo comune»
I relatori nell'incontro sulla sicurezza sul lavoro

«Un lavoro sicuro è possibile». Si chiamava così l’iniziativa con cui Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria hanno voluto dare risalto al tema della sicurezza, ponendo massima attenzione sulle cause che inducono progressivamente ad abbassare il livello della qualità del lavoro. Nel corso dell’iniziativa, che si è tenuta al Centro edile per la sicurezza e la formazione a Perugia, è stato evidenziato dai sindacati quanto sia ancora lungo il percorso da compiere, in quanto sul tema della sicurezza ci sono ancora da superare problemi di natura culturale.

Se ne parla poco «Di sicurezza – hanno spiegato i segretari generali regionali Vincenzo Sgalla, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini – per esempio non se ne parla nelle scuole e l’aspetto formativo fa registrare ancora alcuni limiti sui quali è necessario compiere ulteriori passi avanti». Questo in un contesto, quello umbro, che nel passato, in special modo in occasione della ricostruzione post terremoto del ’97, si era distinto riuscendo a trovare un efficace collegamento tra il fenomeno della legalità e quelli della salute e sicurezza grazie ad esperienze che poi sono state prese ad esempio anche a livello nazionale. Come il Durc, la Legge regionale degli appalti e il Fondo per i familiari vittime degli incidenti sul lavoro.

Si torna indietro E proprio la testimonianza di un familiare, che ha subito una morte bianca del proprio congiunto, raccontata nel video d’apertura ai lavori assieme ad altre tre storie legate al tema della salute e sicurezza, è stato uno degli elementi che ha stimolato maggiormente gli interventi nell’appuntamento odierno. Ha permesso, infatti, di dare concretezza ad una questione di grande attualità che non sta di certo migliorando. «Stiamo tornando indietro – hanno sottolineato Sgalla, Sbarra e Bendini -. E questa inversione di tendenza è dovuta al modello economico e ad una recessione che si sta protraendo per troppo tempo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Non si parla più di lavoro dignitoso e di solidarietà. I valori sui quali si basa il sistema – hanno quindi esemplificato Cgil, Cisl e Uil Umbria – sono il profitto individuale, quello a breve termine, la speculazione e l’individualismo sfrenato. Questo comporta una visione del lavoro utilitarista con una ricerca ossessiva della flessibilità. La velocità e la precarizzazione non si combinano con le esigenze umane, né con i ritmi di vita e di lavoro».

Impegno della Regione All’assemblea sono intervenuti tra gli altri, il vicesindaco del Comune di Perugia Urbano Barelli, l’arcivescovo di Perugia e Città della Pieve, cardinale Gualtiero Bassetti e la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. «C’è l’impegno della Regione Umbria – ha detto la presidente – ad aprire una nuova fase operativa con le organizzazioni sindacali, le Asl, gli Enti bilaterali per innovare azioni e misure a sostegno della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro». Nel corso del suo intervento ha poi evidenziato che la crisi economica ha determinato anche un «cambiamento delle caratteristiche dell’occupazione con ricadute importanti rispetto alla sicurezza e alla salute nelle imprese. In particolare – ha detto Marini – abbiamo assistito all’incremento dell’anzianità della popolazione lavorativa, all’aumento della disoccupazione di lunga durata e della precarietà, anche in settori produttivi particolarmente a rischio come l’agricoltura e le costruzioni, alla crescita del part time involontario e dell’irregolarità dei rapporti di lavoro ed al peggioramento della situazione occupazionale dei lavoratori stranieri. E’ quindi necessario adottare un nuovo modello organizzativo ed occupazionale che tenga conto di queste trasformazioni per poter aggredire il fenomeno degli infortuni, un vero e proprio dumping sociale relativo alle condizioni di lavoro e alla sicurezza, da inquadrare anche nel più ampio contesto europeo e mondiale».

Controlli aumentati «Nel corso di questi anni – ha proseguito la presidente della Regione Umbria – ci siamo impegnati nel potenziare le attività di vigilanza negli ambienti di lavoro ed il coordinamento nell’ambito del Comitato regionale di coordinamento per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro al fine di migliorare la valutazione dei rischi nei diversi contesti produttivi, mettendo in atto le misure più idonee a contrastarli. Sono state aumentate le azioni di vigilanza – ha sottolineato -. I servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro della Regione Umbria hanno ispezionato oltre 3 mila aziende, il 7,7% delle aziende con dipendenti del territorio nel 2014 e il 7,6% nel 2015, con una copertura media del territorio più elevata rispetto ad altre regioni”. Relativamente alle malattie professionali “le denunce sono in netto incremento. Da circa 850 malattie nel 2000 si è passati a circa 1870 nel 2015, come risultato della sensibilizzazione dei medici competenti, di famiglia, ospedalieri e ambulatoriali alla notifica di tali patologi, sebbene in Umbria le stime di malattia professionale attesa nella popolazione evidenzino il fenomeno della sotto-notifica».

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO

Condividi

banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250