domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 02:17
19 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 20:48

«Sete di pace», Mattarella: «Dialogo tra religioni può molto». Sammak: «Islam affronti estremismo»

Il Capo dello Stato ha partecipato nel pomeriggio alla cerimonia di apertura della tre giorni che si tiene nella città serafica. Tanti gli interventi, Bauman: «Serve rivoluzione culturale»

«Sete di pace», Mattarella: «Dialogo tra religioni può molto». Sammak: «Islam affronti estremismo»
Un momento dell'incontro (foto F.Troccoli)

«Il dialogo tra le religioni, tra credenti e non credenti, il dialogo della cultura, può molto, più di quanto sembri». A dirlo è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che domenica pomeriggio ha partecipato all’inaugurazione del meeting «Sete di Pace», al quale partecipano oltre 500 leader religiosi da tutto il mondo. Mattarella ha parlato non al teatro Lyrick, dove si è tenuta l’inaugurazione del meeting che si concluderà martedì con l’arrivo di Papa Francesco, ma lasciando Assisi intorno alle 17.30 quando si è fermato per qualche istante con i giornalisti. «Lo scontro con la violenza estremista – ha aggiunto – è anche uno scontro culturale. E quindi la cultura può prevalere sull’oscurantismo».

IL PAPA VERSO ASSISI: «MAI COME OGGI C’È BISOGNO DI PACE»

La visita Mattarella era arrivato al teatro Lirick di Assisi intorno alle 16, accolto da una piccola folla che lo ha applaudito quando è sceso dall’auto. Mattarella ha lasciato il convegno in corso ad Assisi dopo aver salutato molti leader religiosi presenti, così come aveva fatto entrando al convegno organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dalle Famiglie Francescane. Il presidente sarà nuovamente in Umbria martedì, ma stavolta a Perugia, per prendere parte alla cerimonia inaugurale del 13esimo biennio del corso in giornalismo radiotelevisivo, alla Scuola di giornalismo di Ponte Felcino. Successivamente si sposterà alla Galleria nazionale dell’Umbria, per una visita di carattere privato.

FOTO: MATTARELLA AD ASSISI

Bartolomeo I Nel corso dell’inaugurazione a prendere la parola è stato anche Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli che lunedì, dopo un incontro a Perugia, in cattedrale, con il cardinale Gualtiero Bassetti riceverà all’aula magna dell’Università per stranieri una laurea honoris causa. «Possiamo preservare la pace e salvaguardare il nostro pianeta – ha detto – soltanto attraverso una cultura del dialogo». Per il Patriarca ortodosso, che ha fatto riferimento alle parole di Giovanni, «l’unica domanda alla quale siamo chiamati a rispondere è: “Vogliamo guarire?”. Se non lo vogliamo, rimarremo immobilizzati ed incapaci a dare una risposta alla sofferenza paralizzante attorno a noi. Ma se lo vogliamo, ci e’ stato assicurato che il più piccolo seme di pace può avere un impatto grandissimo sul mondo». Da parte di Bartolomeo I c’è stato anche un riferimento al terremoto che ha colpito l’Italia centrale: «Il mondo intero ha portato il lutto per la perdita di tante vite e tanta bellezza».

Pensiero per i terremotati E a parlare è stato anche il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili: «È crollato un mondo – ha detto -, però non si è spento lo spirito di questi luoghi, che il dolore rende ancora più sacri. La solidarietà generosa di tutti gli italiani che si è mobilitata da subito ha incontrato una popolazione dignitosa e composta e, forse in fondo, consapevole che c’è una missione scritta nel luogo, nelle pietre e nei monti, della terra che reca le tracce di san Francesco che ha vissuto per lungo tempo nella valle Santa». Il monsignore ha anche aggiunto, facendo riferimento allo «sguardo di San Francesco», che «abbiamo bisogno dello sguardo radicato in questa cultura, un mondo dove la tecnocrazia diventa sempre più presente, le città sempre più uguali c’è della prospettiva unica che si apre da questi luoghi minuti e periferici». Quanto alla situazione nelle zone terremotate, «il tempo della solidarietà non è il tempo della notizia, il tempo della ricostruzione è lungo e tanti forse non vedranno rinascere Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, ma riusciranno ad attraversare questa desolazione per il bene di chi verrà, se rimarranno fedeli alla loro terra, se rimarranno fedeli alla loro terra, non saranno lasciati soli e continueranno come hanno fatto da subito ad accompagnarsi e sostenersi a vicenda».

Bauman Tra gli ospiti in platea anche il filosofo polacco Zygmunt Bauman, uno degli intellettuali più autorevoli della nostra epoca, che ha descritto la «dimensione cosmopolita» nella quale oggi viviamo, nella quale 1ogni cosa ha un impatto sul pianeta, sul futuro e sui nipoti dei nostri nipoti», perché «siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri». E per «capire come integrarci senza rinunciare alla nostra identità», occorre, come insegna papa Francesco, «promuovere una cultura del dialogo, imparare a rispettare lo straniero, il migrante, persone che vale la pena di ascoltare»; considerare che «l’equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro non è pura carità, ma un obbligo morale, passando dall’economia liquida che usa la corruzione ad una cultura che permetta l’accesso alla terra mediante il lavoro«; e infine porre la cultura del dialogo al centro dell’educazione, che è un processo a lunghissimo termine, da perseguire con pazienza, coerenza e pianificazione: una rivoluzione culturale rispetto al mondo in cui si invecchia e si muore prima ancora di crescere».

Islam Particolarmente intenso anche l’intervento di Dominique Lebrun, vescovo di Rouen, città dove nello scorso luglio Padre Jaque Hamel è stato ucciso da due terorristi: «Quando i capi di Daesh sono uccisi nei bombardamenti – ha detto – qual è il mio pensiero? Ricevono quello che si meritano, oppure ci chiediamo cosa succederà di loro quando compariranno davanti a Dio? Sono capace di pregare per la loro salvezza? Io chiedo la grazia di amarli come fratelli, di desiderare di ritrovarli nel regno dei cieli». E il terrorismo è stato al centro anche delle parole del consigliere politico del Gran Muftì del Libano, Mohammad Sammak: «Dobbiamo liberare l’Islam – ha detto – dal dirottamento di un gruppo di disperati che lo sta usando per vendetta. Oggi – ha aggiunto – vergognose atrocità vengono fatte nel nome del signore e, uccidere per questo è la colpa più grande di cui possa macchiarsi una persona timorata di Dio. Come verrebbe accolto oggi San Francesco dagli uomini dell’Isis? Tutti noi conosciamo la risposta, conosciamo la sorte del gesuita padre Paolo Dall’Oglio, che ha dedicato la sua vita a servire i musulmani e non è stata una sorte felice. Le parole del Corano non sono cambiate, ma un gruppo di disperati lo sta usando per vendetta, creando un movimento totalitaristico. Per questo – ha concluso – noi musulmani ben comprendiamo che dobbiamo liberare la nostra religione da questo dirottamento e dobbiamo riorganizzare l’Islam. Affrontare il tema dell’estremismo religioso è dovere prima di tutto dei musulmani».

Riccardi A parlare nel corso della giornata è stato anche il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, per il quale «l’intuizione” di Giovanni Paolo II, semplice e profonda, indicava una grande novità: i leader religiosi potevano stare gli uni accanto agli altri, per la pace e “mostrarsi insieme testimoniava ai rispettivi fedeli che vivere insieme era possibile». «Ad Assisi ha sottolineato – si scoprì come ci fosse bisogno della preghiera per la pace, e della preghiera di tutti, ciascuno secondo la propria identità e nella ricerca della verità. Oggi lo spirito di Assisi soffia su un tempo complesso e frammentato, con le sue sfide, l’avvicinamento dei popoli, ma anche le nuove paure».

Marini e Proietti Accogliendo Sergio Mattarella la presidente della Regione Catiuscia Marini ha detto di «orgogliosa di rappresentare questa terra, l’Umbria, la terra di Frate Francesco, il figlio più illustre, che ne ha contaminato l’identità, l’anima, il carattere. Il francescanesimo come identità spirituale, ma anche come parte profonda e ricca della storia secolare di questa regione». Al termine dell’inaugurazione il sindaco di Assisi Stefania Proietti ha sostenuto che «l’incontro di oggi è stato fortemente stimolante e ha lanciato importantissimi spunti di riflessione, che hanno centrato il cuore di queste tre giornate: l’ormai più che necessario passaggio dalla Pace come idea astratta ad un progetto concreto in grado di trasformarsi in azione. Le nostre azioni, non dobbiamo dimenticare, hanno conseguenze importanti sulle persone e sull’ambiente che ci circonda e la Pace che occorre realizzare non è una sola: è la Pace personale, la Pace ecologica e quella culturale, come ha ricordato Bartolomeo I nel suo discorso. Tutta la città di Assisi è orgogliosa di farsi, in questi giorni e non solo, ponte e strumento nell’importante azione di dialogo per abbattere le incomprensioni».

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