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9 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 22:56

Sesso in caserma: Procura chiude le indagini sul carabiniere-hard e lui chiede lo sconto sulla pena

Il brigadiere sospeso dall'Arma è detenuto da febbraio agli arresti domiciliari. Il Pm a Tenerife per una rogatoria. L'avvocato Nicola Di Mario: 'Ora le tre donne vengano a chiarire col giudice'

Sesso in caserma: Procura chiude le indagini sul carabiniere-hard e lui chiede lo sconto sulla pena

di Enzo Beretta

La Procura della Repubblica di Perugia ha concluso le indagini sul carabiniere Stefano Tittarelli. Il brigadiere, 53 anni, è accusato di violenza sessuale, adescamento di minorenni e concussione per aver fatto sesso con tre donne. Secondo le accuse il militare, sospeso dal servizio, nel 2013 ha avuto rapporti sessuali con una prostituta in una caserma della provincia di Perugia; altri rapporti sarebbero avvenuti con un’altra giovane affetta da problemi psichici, mentre con una sedicenne fotografata nel 2015 in reggiseno avrebbe millantato conoscenze nel mondo della moda.

Da febbraio agli arresti domiciliari Tittarelli, che da febbraio è detenuto agli arresti domiciliari, attraverso l’avvocato Nicola Di Mario ha chiesto di essere processato con rito abbreviato condizionato all’escussione delle tre persone offese. Nel corso delle indagini il sostituto procuratore Michele Adragna è volato fino a Tenerife per interrogare, nell’ambito di una rogatoria internazionale, la lucciola spagnola.

Lo sconto sulla pena Di Mario, che con la scelta del rito otterrebbe lo sconto di un terzo sulla pena del militare, vuol chiedere alla donna «se Tittarelli ha mai utilizzato la pistola d’ordinanza come mezzo di coercizione o di condizionamento», quali minacce avrebbe messo in atto per «assicurarsi il compimento di atti sessuali» e perché «non ha mai formalizzato querela».

Prigioniero della sua vanità Tittarelli, infatti, prigioniero della sua vanità, è stato incastrato da alcuni video hard che rappresentano «la fonte di prova decisiva a carico dell’indagato». «E’ singolare – aveva scritto il Riesame – che la prova della responsabilità non derivi dallo svolgimento di indagini ma da suoi filmati». Quei video erano stati rintracciati dai colleghi nel suo pc durante l’estate 2015, in seguito alle denunce di una sedicenne con la quale il carabiniere millantava amicizie nell’universo della moda chiedendole di farsi fotografare in reggiseno durante una festa paesana.

©Riproduzione riservata

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