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Omicidio Fezzuoglio: Pala e Arzu a processo, per Fragata e De Montis non luogo a procedere

Due rinvii a giudizio e due non luogo a procedere. Si è conclusa così l’udienza preliminare per l’indagine sull’omicidio del carabiniere Donato Fezzuoglio, ucciso colpi di kalashnikov dal commando che rapinò la banca Monte dei Paschi di Siena ad Umbertide nel 2006.

di Francesca Marruco

Due rinvii a giudizio e due non luogo a procedere. Si è conclusa così l’udienza preliminare per l’indagine sull’omicidio del carabiniere Donato Fezzuoglio, ucciso colpi di kalashnikov dal commando che rapinò la banca Monte dei Paschi di Siena ad Umbertide nel 2006. Raffaele Arzu e Pietro Pala, il primo marzo 2012 siederanno davanti ad una corte d’assise che li giudicherà per le accuse di omicidio volontario, tentato omicidio, rapina e detenzione abusiva di armi da guerra. Per Pietro Roberto Fragata e Fabrizio De Montis invece il gup Alberto Avenoso ha disposto il non luogo a procedere perché «gli elementi acquisiti risultano insufficienti contraddittori, o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio». Due parti che esultano e due che già si preparano a sostenere la sfida di un processo.

L’omicidio e la rapina Il cammino che ha portato il gup Alberto Avenoso a prendere una decisione a metà, che soddisfa qualcuno ma non accontenta tutti, inizia dopo l’omicidio di Donato Fezzuoglio. Il carabiniere venne ucciso da un uno dei sei rapinatori che facevano parte del commando. Tre di loro erano entrati nell’istituto di credito sfondando una vetrata con un pick up, altri tre erano rimasti fuori a bordo di una Lancia Thema blu. Tutti armati, incappucciati e spietati. Dopo l’omicidio del carabiniere e il ferimento dell’appuntato, rubano auto ai passanti per guadagnare una via d’uscita.  Le indagini partono subito in mano al pubblico ministero Gabriele Paci, che nel 2008 chiede l’archiviazione. Intanto il 21 aprile del 2007 era avvenuto il fallito assalto al Pam di Perugia, ancora un commando in azione che spara. I militari del reparto operativo di Perugia  già tenevano d’occhio Pietro Pala dall’omicidio di Fezzuoglio, dopo questi fatti lo indagano insieme a Raffaele Arzu e ad altri uomini sardi per il fallito assalto al portavalori del supermercato perugino per cui la procura ottiene il rito immediato e la condanna per associazione a delinquere.

Nuovo fascicolo Ad uccidere Fezzuoglio, per chi indaga, le indagini arrivano nelle mani del pubblico ministero Antonella Duchini che riapre il fascicolo, è stato lo stesso spietato gruppo di sardi che avrebbe assaltato il portavalori al Pam e si sarebbe reso responsabile di altre rapine dal 2004 al 2006 in Umbria e in Toscana. Ci sono delle intercettazioni, e ci sono testimoni che riconoscono Pietro Pala e Raffaele Arzu, come facenti parte del commando assassino di Umbertide, c’è un mozzicone di sigaretta con il dna di Pala ritrovata vicino ad una delle auto che  secondo l’accusa sarebbero state usate per scappare da Umbertide. La procura chiede e ottiene l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Arzu, Pala, Pietro Roberto Fragata e Fabrizio De Montis.  Siamo a giugno del 2010.  Tutti e quattro si trovano già dietro le sbarre per altre condanne, tutte legate a rapine. Le difese fanno ricorso al riesame. Che accoglie quello di Fragata per mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Per gli altri la situazione non cambia. Le difese fanno allora ricorso in Cassazione che ad aprile 2011 annulla l’ordinanza di custodia cautelare in carcere e la rinvia al riesame di Perugia che deve ancora pronunciarsi in merito su Pala e Arzu. Per Fabrizio De Montis invece, l’ordinanza viene annullata perché, per la suprema corte, non esistono i gravi indizi di colpevolezza.

I due incidenti probatori Intanto l’accusa chiede un incidente probatorio sulle dichiarazioni di Gianmarco Mascia, sovrintendente della polizia penitenziaria indagato per favoreggiamento nella stessa indagine sull’omicidio di Fezzuoglio. Mascia sostiene di aver sentito Pala affermare di aver ucciso Fezzuoglio in una conversazione avvenuta nell’auto di Pala, una conversazione intercettata dai carabinieri del reparto operativo che diventa oggetto di perizie e contro perizie. Sono le difese in questo caso a chiedere un incidente probatorio proprio sulle intercettazioni. Secondo il perito del gip Claudia Matteini, i nomi di Arzu e Fezzuoglio non vengono fatti nelle conversazioni portate dall’accusa come prova. Quei nomi li sentono invece i periti dell’accusa e quello della parte civile.  Intanto la procura ha chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per i quattro sardi. Mentre la posizione di Mascia rimane “congelata”.

Le difese di De Montis e Fragata Oggi la decisione del gup Alberto Avenoso. «Doveva essere scarcerato già da tempo, perché gli elementi che oggi hanno portato il gup a decidere per un non luogo a procedere, sono gli stessi, con cui un gip aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare», ha detto l’avvocato David Zaganelli, il legale di Fabrizio De Montis. L’avvocato Daniela Paccoi che difende Pietro Roberto Fragata insieme alla collega Silvia Egidi, ha parlato di «vittoria». Il legale Silvia Egidi ha poi aggiunto: «Siamo soddisfatti  perché c’ è stato un gup che ha letto approfonditamente le carte e ha riconosciuto la sua estraneità. Fragata si è infatti sempre proclamato estraneo a questa vicenda».

Le difese di Arzu e Pala Caterina Calia che difende l’ex primula rossa Raffaele Arzu, ha sostenuto che «si farà un processo su elementi ritenuti insufficienti da un gip che a suo tempo aveva deciso per l’archiviazione dell’indagine». L’altro avvocato di Raffaele Arzu, il legale Francesco Romeo ha detto poi che «la procura perugina, è alla ricerca di un colpevole a tutti i costi. Non cercavano i responsabili, ma un colpevole. E Arzu è il colpevole per eccellenza». L’avvocato Francesco Falcinelli, che difende Pietro Pala, colui che secondo la procura ha materialmente ucciso il carabiniere Donato Fezzuoglio ha dichiarato che «dopo questa decisione del giudice, è radicalmente cambiata la struttura del fatto contestato». «Il dibattimento ci consentirà ora – ha aggiunto – di dimostrare definitivamente l’estraneità di Pala ai fatti. Del resto – ha concluso – Come può reggere in dibattimento l’ipotesi accusatoria secondo la quale Pietro Pala ha sparato per difendere Fragata, ormai uscito di scena?».

La parte civile Secondo l’avvocato Nicola Di Mario invece, che assiste insieme al collega Giancarlo Viti i familiari della vittima, «la decisione del gup accredita l’adeguatezza del materiale d’indagine per sostenere in giudizio l’accusa contro Arzu e Pala. E poiché questi fatti avevano già formato oggetto di un decreto di archiviazione debbo complimentarmi con l’ufficio del pubblico ministero e i vari reparti dell’Arma dei carabinieri i quali hanno reso possibile la riapertura delle indagini e il rinvio a giudizio per due imputati».

 

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