giovedì 22 ottobre - Aggiornato alle 01:35
Senza categoria

Omicidio Cicioni: Roberto Spaccino si gioca l’ultima carta con il ricorso in Cassazione

Quando la Corte d’assise d’appello di Perugia aveva confermato la sentenza di condanna all’ergastolo, aveva chinato la testa tenendosela stretta tra le mani. Con le lacrime agli occhi era stato portato in una stanzetta attigua

Barbara Cicioni è stata uccisa il 24 maggio del 2007

Quando la Corte d’assise d’appello di Perugia aveva confermato la sentenza di condanna all’ergastolo, aveva chinato la testa tenendosela stretta tra le mani. Con le lacrime agli occhi era stato portato in una stanzetta attigua all’aula in cui una seconda corte gli aveva detto che anche per loro era colpevole di aver ucciso la moglie incinta all’ottavo mese di gravidanza. Adesso Roberto Spaccino lo chiede ai giudici della Corte Suprema di ribaltare la sentenza che lo indica come l’assassino di Barbara Cicioni, la madre dei suoi due figli, Filippo e Niccolò, uccisa la notte del 24 maggio 2007 con Elena, la loro terza figlia, che sarebbe nata di lì a un mese.

Il ricorso in Cassazione Gli avvocati Luca Gentili e Michele Titoli, affiancati per il passaggio in Cassazione dal collega romano Renato Borzone, hanno depositato pochi giorni fa 118 pagine di motivazioni per chiedere ai giudici di ridare indietro la libertà al loro assistito, che si è sempre proclamato innocente. Roberto Spaccino ha detto da subito di aver discusso con Barbara Cicioni, di averle anche dato un «boccatone», ma di averla lasciata viva prima di andare a sbrigare delle incombenze nella loro lavanderia di Marsciano. Secondo l’ex camionista di Compignano, al suo rientro avrebbe trovato la donna morta.

Le motivazioni della difesa E allora gli avvocati di Roberto ripercorrono punto per punto le omissioni motivazionali che secondo loro sono presenti nella sentenza di secondo grado. E sostengono tra l’altro che «si travisa la prova rappresentata dalla testimonianza di Alessi Giuseppe circa la probabile uscita dell’imputato, quella sera, con due ragazze rumene», «non viene preso in esame l’argomento addotto della difesa per contestare le considerazioni contenute in sentenza circa un presunto strano comportamento dell’imputato al momento di dare l’allarme, riferibile alla disperata richiesta del ricorrente di chiamare i carabinieri, richiesta risultata registrata in sottofondo nella telefonata d’allarme fatta al 118».

Sangue e confusione nella casa «Non si esaminano le obiezioni difensive dirette, anche sotto il profilo logico,a dare una spiegazione circa anomalie, soltanto presunte, del “rovistamento” avvenuto nell’abitazione dell’imputato», «non si risponde in alcun modo all’obiezione difensiva secondo cui nessuna traccia ematica o biologica dimostrativa della commissione del delitto fu rinvenuta all’interno della Opel Zafira; non si risponde altresì all’obiezione per cui nessuna traccia dimostrativa della responsabilità dell’imputato è stata rinvenuta neanche all’interno dell’appartamento, limitandosi la sentenza a valorizzare la presunta mancanza di impronte digitali o di tracce biologiche di estranei ma ritenendo contraddittoriamente irrilevante che tracce biologiche dimostrative della commissione del delitto non attingano l’imputato».

L’urina e il punto del delitto «Si trascura completamente di prendere in considerazione, ai fini della determinazione della dinamica dell’omicidio, la presenza di urina sul pavimento dell’appartamento. Comunque, si ignorano le obiezioni difensive sul punto finalizzate a dimostrare –insieme peraltro ad altri elementi indicati specificamente- che l’omicidio non poteva essere avvenuto sul letto come sostenuto da entrambi giudici di merito», «si sorvola sulla articolata ricostruzione difensiva circa la dinamica del delitto (in piedi e non sul letto); sulle ragioni delle macchie di sangue rinvenute sulla camicia da notte e sul telecomando del televisore; sulla posizione del cadavere in terra e le conseguenze della stessa; sulla dedotta assenza di segni di colluttazione sul letto; sulla natura delle lesioni sulle labbra della vittima incompatibili con la dinamica del cuscino; sulla impossibilità del rinvenimento del cadavere sul pavimento ed in quella posizione nel caso di dinamica quale quella fatta propria dai giudici di merito».

Le piste alternative «vengono semplificate e distorte le argomentazioni difensive contenute nell’atto di impugnazione circa l’esistenza di piste alternative per determinare i responsabili dell’omicidio e circa il momento in cui fu realizzata la cosiddetta attività di staging, di cui si modifica radicalmente l’orario rispetto alla ricostruzione della sentenza di primo grado».

L’interrogatorio, e due sentenze di colpevolezza Per gli avvocati di Spaccino inoltre, la quasi confessione che lui rese nell’interrogatorio del 15 giugno 2007, non era utilizzabile  anche perché arrivata dopo la lettura di una lettera dei familiari di Spaccino da parte del pubblico ministero Antonella Duchini. Spaccino è stato condannato due volte all’ergastolo. Il pubblico ministero Antonella Duchini aveva detto di non poter chiedere due ergastoli perché Elena non era ancora venuta al mondo, ma che lo avrebbe fatto volentieri perché erano stati commessi due omicidi quella notte e non uno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.