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Meredith, Aviello: «Ho mentito d’accordo con gli avvocati di Sollecito in cambio di soldi»

Alla dottoressa Manuela Comodi, il testimone portato in aula dalla difesa di Amanda Knox, venerdì scorso nel carcere di Capanne, non senza giri di parole ha detto che tutto quello che ha dichiarato era falso. Falso e concordato con i legali dei ragazzi imputati per l’omicidio di Meredith Kercher per creare confusione nel processo

di Francesca Marruco

Dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini da parte della procura della repubblica di Perugia, l’ex pentito Luciano Aviello ha chiesto e ottenuto di essere sentito dai pubblici ministeri perugini. Alla dottoressa Manuela Comodi, il testimone portato in aula dalla difesa di Amanda Knox, venerdì scorso nel carcere di Capanne, non senza giri di parole ha detto che tutto quello che ha dichiarato era falso. Falso e concordato con i legali di Raffaele Sollecito,  per creare confusione nel processo.

Smentite tutte le dichiarazioni fatte in aula Luciano Aviello che ai giudici della corte d’assise d’appello ha detto che ad uccidere Meredith fu suo fratello e che lui stesso avrebbe nascosto il coltello con cui venne ammazzata e le chiavi di casa di via della Pergola, al sostituto procuratore Manuela Comodi, titolare insieme al collega Giuliano Mignini dell’indagine sulla morte di Meredith Kercher, ha smentito tutto.  Il fratello non c’entra niente, e non ha mai nascosto alcun coltello e alcun mazzo di chiavi. Così come non ha mai abitato a Perugia come ha detto di aver fatto in aula davanti ai giudici.

Aviello: «Tutto falso e concordato» Il perché avrebbe detto questo mare di fandonie lo spiega a singhiozzo nelle oltre 80 pagine di verbale. Per un desiderio di aiutare una persona conosciuta in carcere a cui voleva bene, Raffaele Sollecito, tramite i suoi legali, alcuni suoi familiari e un legale di Amanda Knox che sarebbea andato nel carcere di Alba ad ascoltarlo per sviare i sospetti dal pool di Sollecito. Aviello accusa pesantemente i legali e la sorella di Sollecito. Dice che sarebbe stata lei a consegnare 30 mila euro a Napoli ad un suo conoscente che gli avrebbe fatto fa tramite. I soldi si troverebbero in un appartamento di Torino che la polizia perugina controllerà. Aviello si dice disponibile per venire a ripetere tutto in aula davanti ai giudici della Corte d’assise d’appello.

I motivi di prima e quelli di adesso I motivi per cui avrebbe accettato di raccontare falsità era che, secondo quanto dice al pubblico ministero, gli era stata garantito che la procura perugina non lo avrebbe indagato come invece poi è successo, perché si era affezionato a Raffaele Sollecito e perché doveva ricevere in cambio quei 30 mila euro che gli sarebbero serviti per cambiare sesso, come lui stesso ha detto più volte. Ma ora che ha ricevuto un avviso di conclusione delle indagini, che con Raffaele dice di non sentirsi più perché altrimenti nessuno avrebbe creduto alle sue parole, non ha motivo per continuare a mentire, mentre ne ha molti per provare ad alleggerire la sua posizione di indagato per calunnia.

Aviello: Raffaele mi ha detto che è stata Amanda e che lui era lì Verso metà interrogatorio Aviello dice, riferendo una cosa che Raffaele gli avrebbe confidato, che « dell’omicidio in verità non era stato lui, era stata Amanda in un gioco erotico» «Io effettivamente so – gli avrebbe detto ancora Raffaele Sollecito – è vero è Amanda ma io non l’ho fatto, non ho fatto io l’omicidio, non l’ho fatto io». Lo dice tra un’accusa e un’altra e si dice disposto a ripetere tutto davanti ai giudici. Davanti agli stessi giudici a cui il 18 giugno scorso ha mentito spudoratamente.

Cosa cambia? I risvolti che queste nuove dichiarazioni di un uomo condannato otto volte per calunnia potranno avere non sono ipotizzabili. Non tutti almeno. L’avvocato Giulia Bongiorno aveva già annunciato che avrebbe difeso la sua onorabilità nelle sedi giuridiche contro chi l’accusava di aver pagato un detenuto per creare confusione nel processo. Prevedibile pensare che Luca Maori e Carlo Dalla Vedova seguano la stessa strada. Cosa farà invece la Procura è più arduo da stabilire, le indagini sulla calunnia di Aviello contro il fratello sono chiuse, ma quante altre potrebbero aprirsene dopo queste parole? Intanto sabato si torna in aula per parlare di prove genetiche, che potrebbero decidere realmente la strada che imboccherà questo processo.

 

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