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domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 22:41

«Concessioni idroelettriche scadute e canoni a prezzi stracciati, intervenire con urgenza»

Appello dell’associazione Italia Nostra a istituzioni regionali e comunali umbre: «Riappropriarsi di acqua dei fiumi e centrali»

Il fiume Nera

«Da tempo, nel dibattito internazionale, si richiamano la transizione energetica e la spinta alle rinnovabili, spesso evocate come un sogno esotico e irraggiungibile.  Tuttavia in Umbria tale sogno è realtà da quasi un secolo grazie al sistema idroelettrico e ai fiumi Nera e Velino. Qui si genera talmente tanta energia verde da poter soddisfare esigenze pari a due volte e mezzo quelle dei nostri residenti. Il paradosso è che gli abitanti di questa regione, immotivatamente, non ne ricevano il minimo vantaggio». Questa la denuncia di Italia Nostra che rivolge pertanto un appello alle istituzioni regionali e comunali umbre, affinché «decidano di riappropriarsi senza ulteriori indugi di ciò che per legge è nostro, dall’acqua dei fiumi alle centrali vere e proprie». L’associazione avvierà al contempo una serie di incontri pubblici con i decisori politici, al fine di avere un confronto costruttivo e definitivo in materia.

Italia nostra «Una vicenda ancora sconosciuta a troppi cittadini – commentano – ma ben nota alle multinazionali predatorie: esse, infatti, grazie a una concessione pubblica regionale ceduta con faciloneria, mulinano intensivamente le nostre acque, incassano miliardi e restituiscono pressoché nulla ai territori, a voler tacere della Cascata delle Marmore chiusa e del grave dissesto idrogeologico di Piediluco. Eppure da circa 25 anni, dal momento in cui lo Stato ha liberalizzato la materia, in Umbria si prosegue allo stesso modo, favorendo esclusivamente il lucro dei giganti del settore. Una vicenda incomprensibile -tanto più con le bollette schizzate alle stelle- ma parimenti consentita dalle varie Giunte regionali che si sono susseguite nell’ultimo quarto di secolo: ebbene, i ricavi del polo idroelettrico di Terni assommano ancor oggi a circa 500 mila euro al giorno, senza un tangibile beneficio per chi vive e lavora in Umbria. Se, infatti, i canoni fossero almeno elevati al massimo e, soprattutto, se la (futura) gestione del sistema idroelettrico fosse regionale, così come consente il DL 135/2018 nel solco delle potestà legislative sull’energia assegnate anche alle Regioni ex artt. 117 e 118 Cost., con certe cifre si potrebbero costruire scuole, ospedali, case popolari, infrastrutture pubbliche, efficientare il patrimonio edilizio, aiutare Comuni, famiglie, imprese, proteggere il patrimonio naturalistico, monumentale, culturale delle nostre comunità. Una rendita utilizzabile addirittura per azzerare le bollette elettriche dei residenti; per favorire l’insediamento di nuove aziende; per sostenere quelle già esistenti (nel limite delle norme sugli Aiuti di Stato); per avviare una nuova pianificazione industriale e sociale, costruendo originali condizioni di attrattività per l’Umbria stessa. Tuttavia la fine di questa storia di depredazione seriale pare ancora lontana, se si pensa che, da tre anni, sono perfino scadute le concessioni idroelettriche di Edison (Pentima, Terni) e ACEA (San Liberato, Narni), ma i gestori proseguono tranquillamente in regime di prorogatio, senza che Regione ed Enti Locali interessati abbiano almeno sollecitamente richiesto un adeguato sovracanone, così come consentito dalla normativa».

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