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18 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:19

Sanitopoli, ecco perché anche i giudici d’appello condannano l’ex governatrice Maria Rita Lorenzetti

Tornano in Procura due delibere della Giunta regionale del 2009 dichiarate false. Secondo l'accusa 'la promessa di un posto di lavoro serviva ai partiti politici a ottenere voti'

Sanitopoli, ecco perché anche i giudici d’appello condannano l’ex governatrice Maria Rita Lorenzetti
Maria Rita Lorenzetti in tribunale

di Enzo Beretta

Depositate, dalla Corte d’appello di Perugia, le motivazioni della sentenza del processo Sanitopoli. I giudici hanno confermato la condanna a otto mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) per l’ex presidente della Giunta regionale Maria Rita Lorenzetti accusata di falso ideologico. Condannati, sempre per falso ideologico, a nove mesi e mezzo l’ex assessore regionale Maurizio Rosi e l’ex direttore generale della Sanità Paolo Di Loreto. Di falso materiale è stato ritenuto colpevole anche l’ex funzionario del Servizio affari generali e amministrativi Giancarlo Rellini al quale è stata inflitta una pena di otto mesi e 15 giorni.

Atti in Procura Il collegio – presieduto da Ferdinando Pierucci – ha dichiarato la falsità di due delibere della Giunta regionale sulle quali la Procura aveva acceso i riflettori. Si tratta della numero 46 del 19 gennaio 2009 e della numero 1402 del 5 ottobre 2009, riguardanti l’autorizzazione alle Asl e alle Aziende ospedaliere di assumere personale. E’ stata disposta la trasmissione degli atti ai pm «per le valutazioni in ordine al reato di falso ideologico». Secondo il tribunale – è spiegato nelle 36 pagine della sentenza – «il contenuto deliberativo dei decreti era stato formato in epoca successiva alle date delle deliberazioni della Giunta».

Parole ritrattate In relazione all’assunzione di Sandra Santoni, già capo di gabinetto dell’allora governatrice, i giudici di primo grado avevano rilevato che «Rellini aveva ammesso di aver materialmente modificato la richiesta dell’Ausl di Foligno, trasformando la richiesta di autorizzazione all’assunzione da tre a quattro dirigenti amministrativi. In un primo momento Rellini aveva affermato di aver modificato la domanda su richiesta di Rosi» ma poi «ha ritrattato l’affermazione».

«Voti elettorali in cambio di lavoro» La sentenza di primo grado era stata impugnata sia dall’accusa che dalle difese. Secondo la Procura «dalle indagini è emersa l’esistenza di una consolidata prassi nella quale la promessa di un posto di lavoro serve ai partiti politici ad ottenere voti o preferenze in occasione di appuntamenti elettorali di rilievo».

La difesa dell’ex governatrice L’appello dell’ex governatrice si compone, essenzialmente, di cinque punti: nell’ottica difensiva durante la riunione di Giunta l’assessore Rosi «aveva effettivamente illustrato i contenuti della delibera approvata, poi dichiarata urgente e trasmessa agli uffici per il completamento». «La legge regionale dell’epoca – prosegue l’avvocato Luciano Ghirga – non prevedeva come necessaria per l’autorizzazione alcuna richiesta delle Asl» pertanto «la Giunta aveva determinato in via autonoma le esigenze delle Aziende» autorizzando «la copertura di 15 posti per i quali non vi era stata richiesta e negandone 23 richiesti». Infine «la sottoscrizione da parte della Lorenzetti della delibera, per la sua pubblicazione, era un atto dovuto per la regolarità formale del documento e doveva essere escluso il dolo per la firma apposta solo sei mesi dopo la deliberazione, nell’ultimo giorno del suo mandato». Rosi «ripropone le argomentazioni giuridiche della Lorenzetti».

Punto nevralgico del processo Scrive la Corte d’appello: «L’atto scritto, denominato ‘proposta dell’assessore’, è il punto nevralgico del processo». «Rosi non propone nulla (non allega alcun prospetto di posti da autorizzare)», «nei verbali delle due riunioni della Giunta compare solo la dizione ‘approvata’» senza «la verbalizzazione del contenuto di una proposta formulata oralmente, né di una concreta volontà in merito alle richieste avanzate dalle varie unità sanitarie locali». Durante l’esame dibattimentale Rosi ha detto che «grazie agli incontri avuti in precedenza con gli amministratori delle unità locali aveva potuto predisporre l’elenco dei posti da coprire e che per questi posti elencati aveva proposto oralmente alla Giunta di concedere l’autorizzazione». La «versione» della Lorenzetti però è «diversa».

«Trattativa e assunzioni utili» Quindi – è spiegato nella sentenza – «unica ricostruzione razionale è quella che vede il complesso delle assunzioni autorizzate come frutto delle richieste delle Asl e di una successiva trattativa, tra Rosi e i direttori generali, che portava all’accoglimento parziale delle richieste e all’autorizzazione di assunzioni che nelle richieste non erano contemplate ma evidentemente ritenute utili dagli organi apicali della Regione».

Dopo le riunioni di Giunta Proseguono le motivazioni: «Poiché le richieste sono in gran parte successive alle delibere segue necessariamente che le autorizzazioni comparse nel testo delle delibere sono state decise dopo le riunioni di Giunta» e «di ciò vi è prova evidente» nella vicenda-Santoni (assolta). «La domanda fu successiva alla data della riunione di Giunta e in essa Maria Gigliola Rosignoli (dg della Ausl 3 Foligno-Spoleto, assolta da ogni accusa, ndr) chiedeva tre posti amministrativi», che divennero «quattro» dopo un «ripensamento». «E’ evidente – secondo il collegio di appello – che Rosi e Rosignoli non potevano aver concordato l’assunzione di quattro amministrativi». In più, senza «documenti scritti del concreto contenuto della proposta approvata era impossibile verificare la corrispondenza tra il deliberato della Giunta e la delibera poi formalizzata in forma scritta, né si vede come avrebbero potuto gli ‘uffici competenti’ menzionati dalla Lorenzetti provvedere a redigere il testo dispositivo delle delibere, ossia l’elenco delle singole assunzioni da autorizzare, in assenza di un testo indicante almeno i criteri necessari a individuare le assunzioni».

Le email alla Lorenzetti Nella seconda parte delle motivazioni la Corte di appello si sofferma sullo scambio di due email inviate dalla Santoni alla Lorenzetti: «Entrambi i documenti, che seguono di alcuni mesi la riunione di Giunta del 5 ottobre 2009 e precedono la pubblicazione della delibera del 19 aprile 2010, mostrano con chiarezza che ancora si stava decidendo del contenuto da dare ad essa, tanto che si parla della necessità di riunioni con i direttori delle Asl». Ancora: «I testi delle delibere debbono considerarsi ideologicamente falsi poiché si sovrappongono al contenuto delle deliberazioni, attribuendo alla Giunta una volontà che questa non aveva espresso (…). Effetto pratico della proposta scritta priva di contenuto, della dichiarazione d’urgenza e della verbalizzazione dell’approvazione della proposta fu quindi che Rosi, insieme a Di Loreto e Lorenzetti, poté disporre delle assunzioni da autorizzare esautorando in toto la Giunta di una sua competenza esclusiva. L’assurdità di proposte scritte vuote di contenuti ma accompagnate da dichiarazioni di urgenza rende evidente che l’effetto pratico fosse il fine perseguito dalle proposte vuote delle quali Rosi fu autore e sottoscrittore». Per questo «le due proposte scritte di delibera formate da Rosi vanno ritenute in sé false ideologicamente», «Rosi pose in essere reati al fine di poter comporre il contenuto del documento contenente la deliberazione della Giunta falsificata. Ideologicamente falsi sono anche gli atti denominati ‘Parere del Direttore generale’, firmati da Di Loreto».

«Documento falso» Lorenzetti, in merito alla 1402, «fu firmataria del testo della delibera falsificata ed era perfettamente consapevole della discrasia tra deliberazione e testo, in cui erano indicate le autorizzazioni concesse; inoltre la sua partecipazione alla determinazione postuma del contenuto della delibera è mostrato dal contenuto degli appunti informatici. Ciò è sufficiente a fondare il giudizio del suo concorso nella formazione del documento falso».

Un 3 che diventa un 4 Infine Rellini. I giudici si soffermano su quella alterazione a penna di cui – secondo l’accusa – avrebbe beneficiato Sandra Santoni, «compiuta modificando da tre a quattro il numero dei funzionari amministrativi». Si parla di «modifica grossolana». «La tesi dell’innocuità del falso è errata» e «la visibilità della correzione eseguita a penna su testo dattiloscritto non implica che essa non fosse atta ad ingannare». «Attraverso la correzione si faceva apparire che sin dal 10 novembre 2009 l’Ausl aveva deliberato attraverso il proprio organo di richiedere autorizzazione all’assunzione di quattro funzionari, così occultando che in quella data la decisione ne riguardava soltanto tre». Dunque, Rellini è ritenuto responsabile di falso materiale. «La partecipazione di Rosi all’alterazione della richiesta risulta solo dalle prime dichiarazioni di Rellini poi ritrattate. Vi era la prassi di autorizzare posti che non erano stati oggetto di richiesta, quindi non si vede il motivo per il quale Rosi avrebbe dovuto chiedere la correzione della domanda». Scagionate Rosignoli, Lorenzetti e Santoni, la Corte osserva che «non si vede come Rellini nel gennaio 2010 potesse pensare che già nell’ottobre 2009 la Giunta avesse deliberato di autorizzare l’Ausl ad assumere quattro funzionari». «Evidentemente – concludono le motivazioni – era ben consapevole di quale fosse il reale iter formativo delle decisioni che venivano riportate nel testo della delibera e ciò anche in forza del suo ruolo di diretto collaboratore di Rosi».

Tutti i nomi La sentenza è firmata da Ferdinando Pierucci che ha presieduto il collegio composto dai colleghi Andrea Battistacci e Franco Venarucci. Dal processo sono stati assolti Franco Biti, Francesco Ciurnella, Giuliano Comparozzi, Luca Conti, Maria Gigliola Rosignoli, Sandra Santoni. La pubblica accusa è stata rappresentata in aula dal sostituto procuratore generale Giuliano Mignini, in primo grado invece c’erano i pm Mario Formisano e Massimo Casucci. Tra i legali impegnati nel processo ci sono Nicola Di Mario, Nicodemo Gentile, Angiolo Casoli, Lorenzo Tizi, Manlio Morcella, Valeriano Tascini, Fabrizio Figorilli, Saverio Senese e Claudio Franceschini. La difesa Lorenzetti ha già annunciato che farà ricorso in Cassazione.

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