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giovedì 23 maggio 2013 - Aggiornato alle 19:08
21 febbraio 2012 Ultimo aggiornamento alle 19:53

Sanità, da mercoledì maratona sul nuovo Patto per la Salute. Tomassoni: «Tanta carne al fuoco»

L'assessore regionale alla Sanità Franco Tomassoni

Inizia da mercoledì pomeriggio la maratona che entro il 30 aprile dovrà portare le Regioni e il Governo a siglare il nuovo Patto per la Salute 2012-2015 e la proposta di riparto tra le Regioni delle disponibilità finanziarie per il Servizio Sanitario Nazionale per l’anno 2012. Sul tavolo un documento messo a punto dai tecnici che contiene le prime ipotesi per arrivare ad un accordo con l’esecutivo e a quel Patto che, indiscutibilmente, è legato a filo doppio alla riforma della sanità che la giunta regionale ha promesso di portare sul tavolo dell’esecutivo entro marzo. Gli argomenti che saranno affrontati da mercoledì sono molti: il nuovo Patto pone le basi nella sanità per i prossimi anni, fino al 2015, mentre per quanto riguarda i criteri per il riparto del Fondo sanitario, che ammonta a 108,7 miliardi di euro, il ministro della Salute, Renato Balduzzi, nei giorni scorsi ha fatto qualche piccola apertura alla cosiddetta «deprivazione», sostenendo che «non è bene cambiare radicalmente le regole, però qualche piccola sperimentazione che ci aiuti a capire come l’indice di deprivazione può essere utile per determinare il riparto delle spese, si può fare».

L’indice di deprivazione Un tema, quello della deprivazione – ovvero il concetto per cui il riparto dei fondi sanitari deve avvenire anche in base alle condizioni socio-economiche del territorio – che tanto ha diviso, negli ultimi anni, le Regioni: quelle del sud che chiedono che si tenga conto delle condizioni socio-economiche delle popolazioni, notoriamente più critiche al Mezzogiorno, e quelle del nord, che insistono sui criteri tradizionali, ovvero il conteggio della popolazione e il «peso» degli anziani. «Età e popolazione sono criteri importanti, ma che possono non essere gli unici», ha osservato Balduzzi, che ha auspicato una riflessione e immaginato delle sperimentazioni «nel piccolo». Il ministro nei giorni scorsi ha poi detto chiaramente che intende rivedere il sistema dei ticket e delle esenzioni. «Non è detto ad esempio che l’esenzione per patologia debba continuare a essere svincolata dal reddito. Stessa cosa per le esenzioni in base all’età», ha sostenuto Balduzzi, secondo il quale «bisognerà poi prevedere più fasce di reddito calcolate in base alla composizione del nucleo familiare, considerando non solo il numero di componenti ma anche la presenza di anziani o disabili».

Lea e non solo Il Patto per la Salute entrerà anche nel merito dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza: «L’ultima versione è composta da circa seimila prestazioni. Applicando il criterio dell’appropriatezza e con un lavoro di cesello facciamo uscire quelle oramai obsolete, ma entrano nuove cure per le malattie rare, la tutela della disabilità e l’epidurale, che serve anche a contrastare l’inappropriatezza di molti parti cesarei». E ancora, per il titolare del dicastero della Sanità, parlando a proposito degli ultimi casi di malasanità, «dobbiamo cogliere l’occasione del Patto per la Salute per rimettere in moto le forze di cui disponiamo, ogni elemento del sistema sanitario italiano deve sentirsi responsabilizzato”. La stessa rete dei medici di famiglia, nelle intenzioni di Balduzzi, dovrà funzionare sette giorni la settimana su sette e non più cinque su sette come oggi.

Tomassoni: molta carne al fuoco Il problema ora è declinare tutto ciò in un accordo tra le parti da chiudere in tempi necessariamente brevi. Gli incontri tra il ministro e i governatori sono iniziati, già da alcune settimane, ma poi si sono interrotti a causa del maltempo che ha bloccato l’Italia. Mercoledì la Conferenza delle Regioni, in una seduta straordinaria che inizierà in serata e proseguirà giovedì 23, riprenderà il bandolo della matassa ma non sarà questa una seduta definitiva: serve infatti altro tempo per «cucinare la tanta carne al fuoco che speriamo si cuocia bene», ha detto scherzando l’assessore regionale alla Sanità, Franco Tomassoni. Per quanto riguarda un punto specifico come l’indice di deprivazione Tomassoni spiega come secondo lui «le Regioni virtuose – non possono essere sempre penalizzate. Poi è giusto anche applicare concetti “cooperativistici”, ma bisogna vedere come applicare la deprivazione». Quel che è certo è che le Regioni hannointeresse a chiudere la partita entro il 30 aprile onde evitare che sia il governo ad imporre il proprio Patto.

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