martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 09:00
29 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:30

San Bevignate, Marini: «Pagherà chi ha creato danno pubblico». Le imprese: «Qualcuno lo farà»

La presidente torna sul caso del collegio mai costruito: «Non lo faremo noi o l'Adisu. Non si fanno campagne politiche violando le procedure». Risorse, si tenta la carta Monteluce

San Bevignate, Marini: «Pagherà chi ha creato danno pubblico». Le imprese: «Qualcuno lo farà»
La ricostruzione grafica del progetto

di Daniele Bovi

Una domanda, con annesso spettro, si aggira nelle stanze delle istituzioni umbre a vario titolo coinvolte nella tribolata vicenda del collegio, mai costruito, di San Bevignate: chi paga, se qualcuno dovrà farlo, i danni alle imprese che legittimamente avevano vinto l’appalto per la realizzazione della struttura, poi abortita tra mille polemiche? Del caso si torna a parlare dopo la conferenza stampa tenuta venerdì mattina dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, a proposito del disegno di legge di riforma dell’Adisu; accanto a Marini, il nuovo commissario straordinario Luca Ferrucci e il suo predecessore, Maurizio Oliviero, oltre all’assessore Antonio Bartolini. La presidente dopo aver spiegato di non aver «mai dubitato della correttezza dell’impianto amministrativo degli atti», ha aggiunto che «i costi che deriveranno saranno a carico delle amministrazioni pubbliche che si sono inserite in modo non corretto, e le responsabilità non sono certo dell’Adisu né tanto meno nostre». Insomma, se qualcuno dovrà pagare, a farlo secondo la presidente non sarà di certo la Regione.

TUTTO SU SAN BEVIGNATE

Chi paga? Marini, nel cui mirino c’è anche il vicesindaco di Perugia Urbano Barelli (che della vicenda San Bevignate ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia durante la campagna elettorale del 2014), ha fatto riferimento ad «alcune amministrazioni» che in questi giorni hanno bussato a palazzo Donini per capire il da farsi, ricordando poi che «l’area non l’ha individuata né la Regione né l’Adisu ma chi ha competenze urbanistiche della città». «C’è stata – ha aggiunto – un’aggressione immotivata, quando invece bisognava andare all’Adisu e ridefinire il percorso». «Non si fanno – dice – campagne politiche violando le procedure di correttezza amministrativa e chi ha creato questo danno pubblico ne risponderà». Da parte sua Oliviero ha aggiunto che «organi di giustizia amministrativa hanno ribadito la correttezza delle procedure e l’Agenzia non fa certo scelte urbanistiche ma offre servizi». Il tutto «senza dimenticare che in quel periodo toccavamo la soglia dei 40 mila iscritti e quella scelta era conseguenza di una particolare esigenza. L’Università ha detto all’epoca che lì voleva investire, e poi si è rivolta a noi non solo per i servizi ma anche per trovare le risorse».

Nodo risorse Soldi, i milioni di euro del Ministero dell’istruzione, che Adisu e Regione non vogliono perdere: «Stiamo lavorando – ha detto Marini – per provare a trasferire parte del finanziamento che era stato destinato a San Bevignate sulla nuova area di Monteluce, tutelando le risorse pubbliche assegnate con la responsabilità che ci contraddistingue». Il problema però è capire come farlo. «Dobbiamo provare a vedere – aggiunge Oliviero sul punto – se i soldi possono essere trasferiti, con le stesse finalità, a poca distanza».

Parla l’azienda Per quanto riguarda l’eventuale risarcimento, le imprese raggruppate nell’Ati sono in attesa; non dell’assegno, ma delle decisioni del Consiglio di Stato. «Abbiamo dei ricorsi pendenti – spiega a Umbria24 Mario Busiri Vici, avvocato delle imprese – e aspettiamo le decisioni del Consiglio. Nel momento in cui avremo tutti riscontri negativi, ovvero quando ci saranno provvedimenti certi e definitivi che ci diranno che lì non si può più costruire, allora chiederemo il risarcimento dei danni». In ballo c’è un appalto da 12 milioni di euro e «qualcuno – continua il legale – dovrà risarcire, su questo in caso le decisioni fossero tutte negative, non ci sono dubbi. Le aziende contavano su quell’appalto, e il fatto che non si sia costruito ha creato non pochi problemi. C’è una frustrata aspettativa a proposito di un guadagno legittimo e qualcuno ne risponderà. Chi? Ci rifletteremo, ma di certo gli enti coinvolti in questa storia non sono molti».

Vicenda ultradecennale La richiesta di danni potrebbe essere la conclusione di una vicenda ultradecennale. Del collegio si parla dal 2003, anno in cui Università, Regione e Comune firmano un protocollo per individuare nuovi spazi a favore degli studenti; nel 2007 si approva una variante al Prg, poi la caccia alle risorse, la gara, la progettazione e l’esplosione del caso nella primavera del 2014, in piena campagna elettorale per le comunali. Dopo le polemiche, scatta il blocco dei lavori a causa di un’autorizzazione paesaggistica sì concessa nel 2008, ma scaduta quando i lavori sono partiti. Poi il no a una nuova richiesta di autorizzazione paesaggistica avanzata dall’Adisu e il vincolo posto sull’area dal Mibact. A quel punto l’Agenzia è ricorsa al Tar contro quanto deciso da Soprintendenza Ministero, incassando il sì, ad aprile, della magistratura amministrativa. Il vincolo quindi non ci sarebbe più e una nuova autorizzazione andrebbe concessa.

Twitter @DanieleBovi

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