giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 08:43
14 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:04

Salva frutta e alberi dall’estinzione con le star del cinema: il podere di Città di Castello è un museo

Il progetto 'Archeologia arborea' di Isabella Dalla Ragione ha permesso di recuperare 150 varietà. Depardieu adotta la pera 'mbriaca e Pullman lavora per tre giorni la terra

Salva frutta e alberi dall’estinzione con le star del cinema: il podere di Città di Castello è un museo
Isabella Dalla Ragione

L’archeologa della frutta e degli alberi che accoglie le star di Hollywood nel suo podere di Città di Castello e insieme al padre è stata anche protagonista nel 2012 del film presentato al Festival di Berlino, The fruit hunter (I cacciatori di frutta) per la regia di Yung Chang.

L’archeologa della frutta di Città di Castello Questa la storia straordinaria di Isabella Dalla Ragione e della sua ‘Archeologia arborea’ ossia il piccolo paradiso nella frazione di Lerchi che si estende su quattro ettari di bosco e altrettati di frutteto, con 440 piante e 150 varietà di frutti che sembravano estinti e invece sono stati salvati. All’impegno della donna che batte l’Appennino a caccia di specie dimenticate per poi innestarle e preservarle, Il Corriere della Sera ha dedicato un ampio servizio a cura del giornalista Fabrizio Caccia che ha ricostruito la storia di Isabella e di suo padre Livio, scomparso nel 2007: «Isabella va in cerca delle sue remote piante non solo scarpinando su e giù per la Valnerina, ma anche avventurandosi nei poderi abbandonati e consultando gli archivi dimenticati tanto che ha riconosciuto la mela ‘A muso di bue’ addirittura dai quadri cinquecenteschi di Pinturicchio».

Le star del cinema nel podere Nel paradiso di ‘Archeologia arborea’ si trova la pera fiorentina, il fico gigante degli zoccolanti, la ciliegia limona e la suina scosciamonaca, frutti che naturalmente non sono disponibili nella grande distribuzione, ma che soprattutto hanno scampato l’estinzione grazie alla passione di padre e figlia Dalla Ragione, raccontata non soltanto dal Corsera ma pure dal New York Times. Il progetto negli anni è infatti cresciuto molto. Nel 2014 insieme alla Fao, a Bioversity International e all’Università di Perugia, è stata creata la fondazione Archeologia arborea che ha come scopo la salvaguardia del museo naturale a cielo aperto di Lerchi, intorno al quale si sono concentrate le attenzioni dei divi del cinema. Il podere nelle campagne di Città di Castello è stato infatti visitato, racconta Caccia sul Corsera, da star del calibro di Gerard Depardieu e Bill Pullman.

Le specie salvate In particolare l’attore americano ha trascorso tre giorni a lavorare la terra di Isabella Dalla Ragione che permette ai propri ospiti di adottare una pianta, Depardieu ha scelto la pera ‘mbriaca, contribuendo con una donazione alla tutela del patrimonio naturale. Ed è proprio l’archeologa della frutta a spiegare al quotidiano: «Il guaio è che l’agricoltura industriale oggi vuole solo poche varietà e grandi quantità. Così – spiega Dalla Ragione – sul mercato trovi tre tipi di mele (Golden, Stark e Rome Beauty) e tre di pere (Abate, William e Conference). A chi vuole che interessa – prosegue – la pera fiorentina da cuocere? Chi le mangia più le pere cotte? O le pere palombine col baccalà? E le pesche sanguinelle in salamoia? Prende il fico fiorone dei frati zoccolanti, una delizia di colori e profumi che può arrivare a pesare anche 600 grammi eppure non viene proprio considerato. Forse – conclude – non sono frutti abbastanza fashion…»

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