giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 22:22
25 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:35

Rudy Guede resta in carcere: senza pranzo in casa di recupero slitta permesso premio dell’assassino

A questo punto la decisione sulle 36 ore di libertà dell'ivoriano potrebbe essere presa a metà giugno in una nuova udienza. Attraverso il suo legale il cestista si è detto «deluso ma sereno»

Rudy Guede resta in carcere: senza pranzo in casa di recupero slitta permesso premio dell’assassino

di En.Ber.

Sono rimasti delusi i cameramen e i fotografi che stamani erano fuori dal carcere di Viterbo ad attendere l’uscita di Rudy Guede per il suo primo permesso premio nove anni dopo l’omicidio di Meredith Kercher. Al cestista ivoriano, infatti, il tribunale di sorveglianza di Roma ha rinviato il permesso di 36 ore per questioni logistiche: Guede avrebbe dovuto soggiornare in una casa di recupero per detenuti dove non c’è una cucina, pertanto, non avendo un’autorizzazione a lasciare la casa non era chiaro come avrebbe mangiato.

Il panino non va bene L’associazione Studi criminologici si è offerta di provvedere portando panini all’assassino della studentessa inglese ma non c’è stato niente da fare e il permesso è slittato. La decisione, a questo punto, potrebbe essere presa a metà giugno durante una nuova udienza. Attraverso il suo legale Fabrizio Ballarini l’ivoriano si è detto «deluso ma sereno». Guede è stato condannato a 16 anni di reclusione con sentenza definitiva per l’omicidio di Perugia, i coimputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito invece sono stati assolti. Tutti e tre hanno sempre sostenuto di non aver ucciso Meredith Kercher.

©Riproduzione riservata

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  • Romina

    l’unico che non ha santi in paradiso…

  • claudiobiemme

    Tristemente vero, soprattutto considerando il calibro dei santi che sono stati scomodati in questa vicenda.
    Però… magari, se Guede non avesse fatto tanto per alienarsi le simpatie dei vari “addetti ai lavori” (mi riferisco alla decisione di tacere sull’ identità dei presunti complici e alla sciagurata intervista con la Leosini), forse (e sottolineo forse) si sarebbe potuto sorvolare su una mera questione di forma.

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