lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 00:29
29 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:25

«Rischiano di fallire le aziende umbre in Libia». Gallinella: appalti in fumo per la guerra civile

Secondo il deputato M5S le sfortunate imprese hanno chiesto prestiti in banca per ottenere commesse in Africa. «Ora però non sono garantite e mancano canali diplomatici»

«Rischiano di fallire le aziende umbre in Libia». Gallinella: appalti in fumo per la guerra civile
A destra Filippo Gallinella

di Enzo Beretta

«Non soltanto le grandi multinazionali del petrolio come l’Eni ma anche le piccole imprese italiane che operano in Libia non hanno più alcuna garanzia di riscuotere i crediti maturati. Aziende umbre che hanno visto svanire numerose commesse a causa del caos libico mi hanno chiesto aiuto». Lo ha detto il deputato Filippo Gallinella in relazione al «rischio fallimento» di ditte perugine e ternane. «E’ indispensabile che le istituzioni, anche quelle regionali – spiega in una nota il politico del M5S – si attivino per mettere a disposizione delle sfortunate aziende, che per iniziare i lavori hanno chiesto prestiti alle banche, adeguati servizi di assistenza legale per verificare ogni strada possibile utile almeno al recupero di quanto speso per i lavori già realizzati».

Situazione calda «La drammatica situazione libica preoccupa per più di un motivo – spiega il deputato -. E’ ormai imminente il pericolo che la destabilizzazione provocata con la liquidazione di Gheddafi e la conseguente ‘invasione’ dell’Is porti ad una lunga guerra civile che coinvolga i civili, la popolazione, le donne, i bambini e i militari». Prosegue Gallinella: «Il probabile inasprimento dei rapporti diplomatici, vista l’ambiguità di alcuni governi, in primis quello francese, nel prendere posizione nei confronti degli uomini del generale Haftar, i dubbi sull’abilità e possibilità di riuscita del neo governo di Serraj, si aggiungono alle preoccupazioni dovute anche per le difficoltà in cui versano tante imprese italiane che da anni operano in Libia e che non hanno più alcuna garanzia di riscuotere i crediti maturati».

Non solo multinazionali «Mi riferisco – aggiunge Gallinella – non solo alle grandi multinazionali del petrolio come Eni ma anche a piccole imprese. Mi è arivata più di una richiesta di aiuto o senz’altro di attenzione, anche da parte di aziende umbre che hanno visto numerose commesse svanire a causa del caos libico senza che le Istituzioni italiane, né locali né nazionali abbiano fatto nulla».

Nessun canale diplomatico «’Non ci sono canali diplomatici‘ è la risposta dei ministeri di riferimento. Per questo – insiste il deputato – è indispensabile che le istituzioni, anche quelle regionali, si attivino almeno per mettere a disposizione delle sfortunate aziende, molte delle quali per iniziare i lavori hanno chiesto prestiti alle banche, adeguati servizi di assistenza legale al fine di verificare ogni possibile strada utile almeno al recupero di quanto speso per i lavori già realizzati come previsti nei contratti. Questo deve avvenire in fretta prima che la Banca centrale libica, che ha impegnato molti soldi in regolari appalti internazionali per la realizzazione di lavori, esaurisca le sue riserve a causa della riduzione della produzione di greggio e del crollo del prezzo del petrolio. Si parla tanto della corsa dei governi per aggiudicarsi parte della ricostruzione post-stabilizzazione. Intanto però – conclude – pensiamo al presente e alle migliaia di addetti delle tante realtà imprenditoriali che operano silenziosamente e che si sono impegnate nelle forniture di materiali, nella prestazione di servizi, in una parola nella realizzazione di lavori aggiudicati a seguito di regolari procedure di assegnazione di contratti e che ora rischiano di chiudere».

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO

Condividi

banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250