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domenica 19 maggio 2013 - Aggiornato alle 02:37
12 giugno 2012 Ultimo aggiornamento alle 18:42

Riforma sanità, Marini e Duca ai sindaci: «Niente conflitto sociale, ci sarà massimo confronto»

L'assemblea di questa mattina a Villa Umbra

di Daniele Bovi

Pubblica, universalistica ed economicamente sostenibile. Di fronte alla platea dei sindaci umbri e dei direttori di aziende ospedaliere e Asl martedì mattina la presidente della Regione Catiuscia Marini, a Villa Umbra, usa questi tre aggettivi per descrivere la sanità del futuro e le linee guida della riforma. Da una parte pesano i tagli tra 120 e 140 milioni di euro da qui al 2014, dall’altra c’è l’esigenza di «dare risposte nuove a nuovi bisogni. Penso – ha detto la presidente – alla pressione fortissima per quanto riguarda la popolazione anziana e la riabilitazione». L’assemblea, uno dei passaggi dell’ampia fase di partecipazione voluta dalla presidente, serve anche a lanciare messaggi distensivi a quei primi cittadini che in molte occasioni hanno alzato la voce. E così se da una parte la Marini disegna il quadro, dall’altra il direttore regionale dell’area Sanità, Emilio Duca, spiega che non si cercherà «il conflitto sociale ma il confronto con le comunità locali». In sala si ascolta attentamente, si prendono appunti e, alla fine, direttori e sindaci avanzano proposte sui singoli temi, discutono intensamente sulla chiusura programmata di 2-3 punti nascita ma sull’impostazione e gli obiettivi una sostanziale condivisione, almeno tra quelli che hanno preso la parola, sembra esserci.

Parla Duca Per quaranta minuti è il direttore regionale dell’area Sanità, Emilio Duca, a spiegare con alcune slide come cambierà il mondo sanitario umbro. «Speriamo che questo vento – esordisce riferendosi ai tagli – ci faccia arrivare nel porto giusto». I soldi, sempre meno, sono il punto di partenza del ragionamento: «Impossibile – continua – pensare a risorse aggiuntive. Al massimo rimarrano queste». In un quadro di questo tipo però Duca lancia all’attenta schiera di sindaci un messaggio politicamente rassicurante: «Su accorpamenti e chiusure – ha detto – concorderemo tutto con le comunità locali. Non vogliamo il conflitto sociale». Il confronto, insomma, ci sarà. Questo a partire dai punti vaccinazione, che saranno accorpati, fino a quelli nascita: «Non ci possiamo permettere – ha detto – di far nascere ottomila bambini (oltre il 50% viene alla luce a Perugia, Terni e Foligno, ndr) in undici diverse strutture. Non manderemo a casa nessuno – rassicura – magari useremo il turnover bloccandolo per cinque anni».

PARLANO I SINDACI E I DIRETTORI

Aggredire la mobilità passiva Le risorse, anche umane, ricavate da questo tipo di operazione saranno usate per «aggredire la mobilità passiva», ovvero i costi sostenuti dalla Regione a causa dei pazienti che vanno a curarsi fuori dai confini umbri. Esempio classico, quello della Chirurgia ortopedica di Perugia: «Ci costa – dice Duca – 7,5 milioni all’anno di mobilità passiva. Questo non perché i medici non sono bravi, ma perché a Perugia, con un bacino di 400 mila abitanti, abbiamo 28 posti letto». Nel complesso il costo della mobilità passiva ammonta  a venti milioni: «Già risparmiare il 20% sarebbe importante». L’obiettivo non è facile e i risultati in termini di minori spese non saranno immediati.

Pool e guardie mediche Per abbattere le liste di attesa che riguardano le visite programmate si useranno anche i pool «itineranti» di professionisti che opereranno in più strutture, mentre anche le 310 guardie mediche saranno riorganizzate. «Ora – dice Duca – ci costano 22 milioni e sono una ogni duemila abitanti circa mentre dovranno essere una ogni 4/5 mila». Anche in questo caso il messaggio lanciato a sindacati e medici è rassicurante: «Non cacceremo nessuno né vogliamo risparmiare un centesimo». Le postazioni di guardia medica attualmente in Umbria sono 43, con altrettanti numeri telefonici diversi. Una babele. «Serve – spiega Duca – un numero unico regionale, magari in futuro sarà il 118 che prenderà la chiamata decidendo subito se far uscire un’ambulanza o una guardia. Riorganizzando o riducendo le 43 sedi potremmo reimpiegare i medici in residenze protette o rsa». Il numero di posti letto complessivi poi non verrà toccato. In Umbria, osserva sempre Duca, ce ne sono 2.939 sui 2.950 previsti dalla Conferenza Stato-Regioni del 2005: «Quindi – dice il direttore – non c’è da tagliare o aggiungere nulla ma da ragionare intorno all’appropriatezza di quei posti letto». (A breve il servizio con i commenti di sindaci e direttori)

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