Riforma della Sanità, nella bozza spunta anche la «riorganizzazione» dei punti nascita della regione
di Daniele Bovi
Spunta anche la razionalizzazione dei punti nascita dell’Umbria nelle tredici pagine del documento politico approvato lunedì dalla giunta con cui si ridisegna l’architettura del sistema sanitario regionale. «E’ necessario – si scrive infatti nel documento – rivedere l’organizzazione delle rete assistenziale del percorso nascita ed in particolare della rete dei punti nascita». Una riforma che darebbe attuazione del Patto per la salute 2010-2012 e dell’Accordo Stato-Regioni del dicembre scorso che fissa i criteri della razionalizzazione.
I criteri Secondo i parametri contenuti nell’Accordo nel giro di tre anni si punta alla «razionalizzazione/riduzione» dei punti nascita con meno di mille nati. Fatte salve eventuali deroghe per le zone più isolate, con tutte le difficoltà connesse al trasporto dei pazienti, il semplice criterio numerico porterebbe a rivedere l’organizzazione della quasi totalità dei punti nascita della regione. Secondo i dati relativi all’anno 2009 infatti rimarrebbero aperti come punti nascita solo Perugia (2.154 nati), Foligno (1.232) e Terni (1.079). Tutti gli altri infatti, come Città di Castello, Marsciano e Narni, sono abbondantemente sotto quota mille. Mentre Gubbio, Castiglion del Lago, Assisi, Spoleto e Orvieto sono sotto quota 500.
L’opinione dei medici Quello dei punti nascita è tra l’altro un tema dibattuto in questi giorni grazie al congresso dei ginecologi e degli ostetrici che si sta tenendo a Palermo. Congresso dal quale viene lanciato un appello chiaro: partorire in un ospedale dove nascono meno di 500 bambini all’anno, spiegano i medici, non è sicuro per la madre e per il bambino né è conveniente per il sistema sanitario. Ecco perché i punti nascita al di sotto di questa soglia minima, dicono loro, devono essere chiusi, spiegando alle donne che il criterio di scelta non può essere quello dell’ospedale sotto casa, ma di quello più sicuro per madri e figli. Proposito apprezzabile ma da maneggiare con cautela date le prevedibili reazioni dei territori colpiti dai tagli.
I dipartimenti di prevenzione Altro punto interessante del documento politico approvato dalla giunta, che per il resto non riserva sorprese rispetto a quanto trapelato in queste settimane, è quello che riguarda i dipartimenti di prevenzione. Quattro quelli previsti dalla bozza di riforma: sanità pubblica, sicurezza alimentare, prevenzione sui luoghi di lavoro e sanità pubblica veterinaria. Per il resto, come detto, tutto confermato: la sala operativa unica del 118, definita «un’assoluta necessità», al posto delle tre attuali, il potenziamento della Direzione regionale sanità, l’accorpamento delle Asl (da quattro a due), l’integrazione delle due aziende ospedaliere di Perugia e Terni, la lotta alla mobilità passiva (alla quale dovrà contribuire anche la sanità privata) e la centrale unica per gli acquisti.
I risparmi Il documento approfondisce poi il capitolo relativo ai risparmi che arriveranno dall’accorpamento delle Asl e dalle altre modifiche. Nella bozza si parte infatti da un dato di fatto, ossia i tagli definiti «difficilmente sostenibili» operati dalla Finanziaria al comparto sanità della regione: 38 milioni in meno nel 2013 e 83 in meno nel 2014. Stante questa situazione nel documento si spiega come l’accorpamento delle Asl e le altre modifiche frutteranno 7,1 milioni nel primo anno. Una cifra che salirà nel corso degli anni fino a garantire in un triennio 25 milioni. Dal taglio del management e degli organi di revisione arriveranno 1,1 milioni, dal minor costo del personale dovuto al mancato reintegro 1,3 milioni mentre dai servizi appaltati fino ai risparmi su utenze e spese generali altri 4,6 milioni. Lunedì maggioranza e giunta in conclave alla Posta dei Donini di San Martino in Campo per discutere delle riforme.





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