mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 20:47
16 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:49

Rifiuti, il Comune alla Commissione: «Pietramelina, senza investimenti impianto in difficoltà»

I verbali dell'audizione di Romizi, Barelli e del dirigente Piro: «Azienda si salva se riconquista fiducia dei cittadini. Discariche, bassi costi hanno frenato la differenziata»

Rifiuti, il Comune alla Commissione: «Pietramelina, senza investimenti impianto in difficoltà»
Il sindaco Andrea Romizi (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Un’ora e sei minuti per parlare di tutto, dalle interdittive che hanno colpito Gesenu alle lettere scambiate tra il Comune e l’ormai ex socio privato, dall’impiantistica ai controlli fino alla constatazione che così com’è «il sistema non regge più, ed è giusto che non regga più». A parlare è Vincenzo Piro, dirigente dell’area Risorse ambientali del Comune di Perugia che insieme al sindaco Andrea Romizi e al suo vice Urbano Barelli, il 25 febbraio scorso è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti guidata da Rosy Bindi. Le parole di Piro, così come emerge dal resoconto stenografico (la seduta non era pubblica) fanno riferimento alle discariche e al prezzo per il conferimento, troppo basso.

Non regge più «Uno degli elementi che in passato ha condizionato il sistema di gestione – spiega Piro – nasce proprio da questa disponibilità di volumi importanti di discarica e da un costo estremamente basso, che d’altra parte ha permesso, è inutile negarlo, di tenere in certi contesti un costo basso della tassa. Oggi questo sistema non regge più ed è giusto che non regga più, anche perché i costi di recupero oggi incidono e sono un obbligo reale». Costi di conferimento che in Umbria sono «un problema annoso»: intorno ai 50 euro a Borgogiglione, circa 20 a Sant’Orsola. Costi molto bassi che hanno svolto la funzione di «freno allo sviluppo della raccolta differenziata o di un’impiantistica di recupero efficace».

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Tornare a casa Ad aprire l’audizione però è stato il sindaco, che ha ricordato come «da subito» il Comune si è dato come strategia quella di «tornare a casa», cioè di «riconcentrarsi in un’area abbastanza circoscritta». «L’azienda – osserva in un altro passaggio – si potrà salvare se riconquisterà anche la fiducia dei cittadini e una credibilità diffusa». Un quadro dove ha inciso pesantemente il rapporto con l’ormai ex socio di maggioranza Manlio Cerroni, che recentemente ha venduto il suo 45 per cento (oltre al 10 per cento di Carlo Noto La Diega) a una società marscianese secondo alcuni vicina all’avvocato romano. Un Comune che nelle parole di Romizi e Barelli ha portato avanti un «tentativo di dialogo» con incontri e le ormai note lettere, per cercare di sciogliere quella che il sindaco chiama «la vera questione di prospettiva. Bisogna capire quale sia le intenzioni dei due soci privati. Li abbiamo più volte sollecitati a parlare in modo chiaro». Barelli a febbraio ricordava di aver detto a Cerroni che se la sua intenzione era quella di rimanere dentro, occorreva dare piena attuazione al piano industriale e investire «però – dice Barelli – ce lo devi dimostrare concretamente, altrimenti fai un passo indietro e noi ci organizzeremo di conseguenza». Passo indietro che è arrivato qualche mese dopo l’audizione.

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Barelli Investimenti saltati a causa dell’interdittiva per quanto riguarda il cosiddetto «revamping» dell’impianto di compostaggio di Pietramelina, costruito nel lontano 1986 e anche per questo produttore di una «eccessiva quantità di scarti»: «Si era in procinto di fare un investimento di circa 12 milioni che invece dopo l’interdittiva – dice il vicesindaco – è saltato». Questo perché «il contributo pubblico di 2,4 milioni è stato revocato dalla Regione, dall’altro perché le banche con le quali c’era una trattativa non hanno più confermato la loro disponibilità». Idem per quanto riguarda Ponte Rio, dove a causa del provvedimento prefettizio è saltato l’investimento previsto. Il revamping di Pietramelina è necessario e importante «altrimenti gli scenari prossimi – osserva Piro – ci porranno in una condizione di difficoltà e necessità di guardare ad altri impianti, ad altre realtà», con la certezza che guardare fuori regione andrebbe contro «ogni logica di corretta gestione dei rifiuti e di economicità del sistema». A oggi l’impianto è autorizzato a trattare 58 mila tonnellate e nel 2015 «ha a malapena garantito il fabbisogno dell’Ati2 ed è quindi in una situazione di difficoltà».

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I controlli Altro capitolo importante è quello che riguarda il controllo dei dati della raccolta differenziata. Il senatore Paolo Arrigoni chiede se sia vero, come sollevato dal suo partito, che i dati relativi alla raccolta fossero inseriti attraverso una scheda firmata da un impiegato di Gesenu. Piro conferma sostanzialmente questo scenario in cui «i dati venivano inseriti formalmente nel database attraverso il gestore stesso», mentre ora «i dati della produzione e l’inserimento sono sotto il controllo del Comune e cerchiamo di valutarne l’andamento». Il dirigente sottolinea poi come da anni si verifichi una costante riduzione della produzione dei rifiuti, come ad esempio quella avvenuta relativamente al verde nel 2015. L’anno precedente infatti la spesa per la gestione è stata tagliata da 1,5 a un milione di euro: senza soldi «non è stata fatta un’attività di potatura importante e questo ha condizionato il dato».

Twitter @DanieleBovi

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