domenica 2 ottobre 2016 - Aggiornato alle 00:18
29 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 20:36

Riduzione dei fitofarmaci, più manutenzione e depurazione: così si può salvare il torrente Genna

Nello studio realizzato da Arpa si indicano delle possibili soluzioni, proposta anche l'installazione di altre due centraline. Alcuni affluenti ridotti a «fogne a cielo aperto»

Riduzione dei fitofarmaci, più manutenzione e depurazione: così si può salvare il torrente Genna
Un tratto del Genna

di Daniele Bovi

Salvare il Genna dall’inquinamento che lo affligge ormai da tempo è possibile. Nel corposo studio, frutto di due anni di lavoro, in cui Arpa elenca la serie di mali di cui il torrente che attraversa Perugia e Marsciano soffre, vengono anche indicate alcune soluzioni che possono alleviare i problemi. Benché sia necessario agire su vari fronti, il «denominatore comune delle azioni da intraprendere» riguarda la riduzione del carico complessivo di inquinanti, specialmente reflui (civili e industriali), non depurati che finiscono direttamente nell’alveo del fiume. In primis occorrerebbe evitare che gli scarichi delle zone cittadine possano riversare i reflui nel bacino, realizzando le opere necessarie al collegamento degli scarichi ai collettori fognari. Un’azione in grado di restituire anche decoro alle aree verdi che si trovano lungo il tratto cittadino del torrente.

Più Depurazione C’è poi il problema delle tante frazioni, da Boneggio a San Martino in Colle, da Olmeto a Villanova fino a Pila, Sant’Enea, Badiola, San Biagio e altre ancora, prive di impianti di depurazione. Frazioni e centri abitati che a volte ‘sversano’ anche negli affluenti, così da rendere questi ultimi «autentiche fogne a cielo aperto». L’Arpa per questo territorio vasto suggerisce di valutare, sia sul piano economico che su quello tecnico, due ipotesi: un sistema di depurazione centralizzato di ampie dimensioni da realizzare vicino al Nestore, a valle, o più impianti di dimensioni minori. Molto importante per la salute del Genna sarebbero anche le «perfette condizioni di esercizio» del depuratore di Perugia, che sempre tali non sono. Quanto agli scolmatori di piena, ovvero i ‘bypass’ idraulici che dovrebbero entrare in funzione, appunto, solo in caso di piena mentre in realtà a volte funzionano anche quando non ce n’è bisogno, rappresentano «un problema di notevole importanza». Alcuni fossi sono stati trasformati in collettori fognari e andrebbero realizzate opere in grado di separare i reflui dalle acque chiare.

ALLEVAMENTI, SCARICHI E FITOFARMACI: I MALI DEL TORRENTE

Ridurre i fitofarmaci Un’operazione però, vista la complessità del territorio, «difficilmente perseguibile» anche se qualcosa si può fare, ovvero una più intensa manutenzione delle reti fognarie. Oltre a ciò andrebbero realizzate vasche di accumulo vicino agli scolmatori per raccogliere quelle sostanze nocive portate dalle acque di prima pioggia (ovvero i primi 5 millimetri di ogni precipitazione). Relativamente ai fitofarmaci, il loro impiego andrebbe ridotto. Come? Intanto imponendo un obbligo di prescrizione da parte di uno specialista, da rilasciare alle aziende che oggi, per comprarli, hanno bisogno di un patentino. Imprese che poi li comprano, attualmente senza prescrizioni, da «distributori locali la cui attenzione è rivolta principalmente all’incremento dei volumi di vendita». Arpa suggerisce anche l’uso di sistemi tecnologicamente all’avanguardia (dai droni al gps) per mappare i terreni valutandone così la reale necessità di fitofarmaci (ma anche di irrigazione e fertilizzanti).

Zootecnia C’è poi tutto il capitolo dei reflui zootecnici: Arpa raccomanda particolare attenzione sull’impianto consortile di Olmeto («vanno minimizzati i rischi legati alle lagune di stoccaggio e al materiale inquinante»), e in generale suggerisce a chi gestisce le lagune di lasciare sempre un margine di sicurezza per evitare che, a causa delle piogge, i liquami tracimino con tutto ciò che comporta sul piano dei danni all’ambiente. Infine Arpa punta all’installazione di altre due stazioni di monitoraggio del Genna (a oggi ce n’è solo una, in chiusura), che andrebbero sistemate alla fine del tratto cittadino e al confine tra i territori di Perugia e Marsciano. Il tutto con lo scopo di avere informazioni più dettagliate sulla vita del torrente.

Interrogazione in consiglio Sulla vicenda del Genna il capogruppo del M5S in consiglio regionale ha annunciato la presentazione di un’interrogazione sul «delizioso torrentello che, tra Perugia e il marscianese, muore di mancata depurazione, numerosi scarichi abusivi, rilasci degli allevamenti e fitofarmaci utilizzati a go-go nelle colture locali». «Ritroviamo infatti le stesse condizioni di ammorbamento in troppi altri casi – aggiunge l’esponente pentastellato -: citiamo in questa sede soltanto il torrente Paganico, immissario del Trasimeno, ma anche le gravi contaminazioni accertate per il reticolo idrografico Timia-Teverone-Marroggia, dovute sia agli scarichi degli allevamenti intensivi, così come ad altri inquinanti più tipicamente ‘urbani’. E non andiamo oltre per carità di patria. Poetici corsi d’acqua ridotti dunque a latrine, perché utilizzati illegalmente come fogne per i più disparati fini, con gravi responsabilità di enti locali e Regione sul fronte di una depurazione che non funziona correttamente in molte aree dell’Umbria: e questa è pure l’occasione per farla finita con gli autocontrolli».

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