sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 15:47
19 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 07:26

Ricorre in Cassazione il carabiniere a luci rosse. Sesso in caserma? ‘Ora però voglio tornare libero’

Dopo il niet del Riesame la difesa del brigadiere tenta l'affondo in piazza Cavour

Ricorre in Cassazione il carabiniere a luci rosse. Sesso in caserma? ‘Ora però voglio tornare libero’

di En.Ber.

Fissata per il 12 maggio dinanzi ai giudici della Terza sezione della Corte di Cassazione l’udienza in cui Stefano Tittarelli, il carabiniere arrestato con l’accusa di aver violentato in caserma una prostituta spagnola, chiederà di tornare libero. Altri rapporti – secondo la procura di Perugia – sono avvenuti tra il brigadiere ed un’altra giovane affetta da problemi psichici, mentre con una sedicenne fotografata in reggiseno l’indagato avrebbe millantato conoscenze nel mondo della moda. Il 53enne, difeso dall’avvocato Nicola Di Mario, è detenuto da febbraio agli arresti domiciliari.

Il no del Riesame Nelle scorse settimane il Riesame ha rigettato l’istanza difensiva spiegando come i video-hard ripresi dallo stesso indagato rappresentano la fonte di prova decisiva a carico del brigadiere. Secondo i giudici era impossibile, per Tittarelli, non comprendere lo stato suggestionabile della ragazza. Una ragazza senza problemi – è spiegato nel provvedimento – avrebbe capito che il brigadiere non essendo regista di film erotici o pornografici stava vendendo fumo.

La difesa Stando alla ricostruzione del legale, invece, «per ritenere sussistente la condotta di abuso induttivo il Riesame avrebbe dovuto saggiare il contenuto della prospettazione abusiva dell’agente sotto il profilo della sua conformità o meno al diritto» anziché «ravvisare nell’innominata ‘collaborazione e protezione’ il contenuto della prospettazione abusiva». «L’autentico nucleo di disvalore espresso dall’art. 319 quater del Codice penale – conclude Di Mario – poteva ritenersi integrato solo nel caso in cui Tittarelli avesse prospettato alla donna di disattendere i propri doveri per acquisirne i favori sessuali, specificando, al contempo, gli effetti pregiudizievoli che lei avrebbe potuto subire come conseguenza dell’esercizio della funzione».

©Riproduzione riservata

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