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lunedì 20 maggio 2013 - Aggiornato alle 06:06
30 dicembre 2011 Ultimo aggiornamento alle 12:36

R&S, l’università investe il triplo delle aziende. L’Umbria stanzia lo 0,97% del Pil

In Umbria nel 2009 per R&S sono stati stanziati 207 milioni, lo 0,9% del Pil

 

di Daniele Bovi

Il più grande motore di innovazione della regione rimane l’università, anche nella crisi più nera delle tempeste finanziarie e dei tagli all’istruzione. A dimostrarlo è l’Istat che giovedì ha pubblicato i dati relativi ai soldi spesi nel 2009 per ricerca e sviluppo da imprese, università e altre istituzioni pubbliche. Soldi che sono un investimento strategico e che dimostrano il coraggio di una classe dirigente e imprenditoriale quando i tempi si fanno bui. Tagliare questi capitoli significa tagliare le gambe sulle quali correrà il futuro.

Neanche l’1% del Pil I dati che riguardano la regione sono impietosi. Nel 2009 sono stati investiti complessivamente in ricerca e sviluppo 207 milioni di euro, neanche l’uno per cento del Pil regionale che ammonta, secondo i dati di palazzo Donini aggiornati al settembre 2010, a 21,1 miliardi. Una cifra, quella dell’investimento umbro in R&S, che vale l’1,1% del totale nazionale. Peggio dell’Umbria, se si guarda all’apporto sul già miserrimo totale nazionale, fanno solo Valle d’Aosta, Molise, Calabria e Basilicata.

Scenario ribaltato Rispetto allo scenario nazionale quello che si verifica in Umbria è l’esatto contrario. In Italia infatti le università nel loro complesso investono circa la metà delle imprese, 5,8 miliardi contro 10,2. In Umbria il rapporto è ribaltato: nel 2009 le università hanno investito 146,5 milioni, quasi il triplo se si guarda ai 49,5 delle imprese. Le istituzioni pubbliche, dal loro canto, fanno quel che possono con 11 milioni di euro. Un trend simile a quello delle regioni del Sud Italia dove sono le università a investire di più rispetto ad un tessuto imprenditoriale povero. Nel complesso gli addetti a R&S della regione nel 2009 erano 2.643: 1.654 nelle università, 818 nelle imprese e 168 nelle istituzioni pubbliche.

I dati nazionali Nel 2009 la spesa per ricerca e sviluppo sostenuta in Italia da tutti gli attori è stata pari a 19,2 miliardi di euro, pari all’1,26% del Pil, rimanendo sostanzialmente invariata rispetto al 2008. E se per il 2010 si prevede un leggero aumento nell’anno in corso ci sarà una riduzione. A livello nazionale per il 2011, anno per il quale tuttavia non è disponibile il dato relativo alle università, è prevista una diminuzione della spesa sia delle istituzioni pubbliche sia delle imprese. Gli stanziamenti delle amministrazioni centrali delle Regioni e Province, disponibili sino al 2011 (con riferimento alle previsioni iniziali di spesa), sono pari, per il 2011, a 8,9 miliardi di euro, con un’evidente riduzione di disponibilità rispetto agli anni più recenti (9,5 miliardi di euro nel 2010 e 9,8 miliardi di euro nel 2009). Dati sicuramente non confortanti se si pensa che, per quanto riguarda l’università, molto dipende dagli stanziamenti governativi e dai concorsi che si sono rilevati importanti per i dati 2009 visti quelli effettuati nel 2007-2008. I tagli ai fondi operati dal governo Berlusconi non miglioreranno la situazione, incidendo su finanziamenti già storicamente marginali non solo in Umbria ma in tutta Italia. Soldi essenziali se si vuole uscire dalla crisi attuale.

 

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