Regione, Orfeo Goracci sospeso da consigliere. Lasciano Lignani e De Sio. Pdl all’attacco
di Ivano Porfiri
Orfeo Goracci, in carcere da martedì mattina, è stato sospeso dalla carica di consigliere regionale. Lo ha deciso il presidente dell’Assemblea Eros Brega a seguito dei nove arresti di ex amministratori del Comune di Gubbio. Intanto dall’ufficio di presidenza si dimettono gli esponenti del Pdl. E scoppia la bagarre politica.
La sospensione Il presidente del Consiglio regionale, Eros Brega, con proprio atto firmato mercoledì mattina, «prende atto» che con l’ordinanza del gip del Tribunale di Perugia è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare nei confronti del consigliere regionale Orfeo Goracci, determinandone «la sospensione di diritto dalla carica di consigliere, ai sensi del comma 4-bis, dell’articolo 15 della legge ‘55/’90». Nell’atto del presidente, controfirmato anche dal segretario generale, Franco Todini, si precisa che «l’articolo 15 della norma nazionale, nel disporre la sospensione di diritto dalla carica di consigliere regionale a seguito dell’applicazione della misura della custodia cautelare stabilisce che: ‘Nel periodo di sospensione i soggetti sospesi non sono computati al fine della verifica del numero legale, né per la determinazione di qualsivoglia quorum o maggioranza qualificata’». La decisione del presidente del consiglio regionale è stata comunicata a tutti i consiglieri regionali e ai presidenti degli organi consiliari, «al fine di assicurare l’ordinario e corretto svolgimento delle attività istituzionali».
Lignani e De Sio lasciano Intanto i consiglieri regionali Andrea Lignani Marchesani e Alfredo De Sio (Pdl) hanno presentato al presidente Brega le proprie dimissioni dai rispettivi incarichi di vicepresidente e consigliere segretario del consiglio regionale. L’ufficio di presidenza, dunque, è pressoché azzerato.
Pdl all’attacco E il Pdl va all’attacco. In un documento approvato dal gruppo consigliare in Regione, si sottolinea che «l’arresto del vicepresidente del consiglio regionale è l’ultimo episodio di una lunga serie di fatti che si succedono dall’inizio della legislatura che evidenziano l’esistenza in Umbria di modi di gestione della Pubblica amministrazione che, come abbiamo detto per sanitopoli, assomigliano molto a quelli usati nelle zone meno sviluppate, in cui regna la pratica del voto di scambio, del favoritismo, e della corruzione».
«Controllo militare»«Per anni – sostiene il capogruppo Pdl Nevi – abbiamo vanamente denunciato l’esistenza di una questione morale in Umbria finalizzata al controllo “militare” (da parte della sinistra) di tutti i gangli del “pubblico” che ha portato, da un lato ad una mancanza di alternanza politica alla guida delle più importanti istituzioni locali e, dall’altro ad un enorme apparato burocratico, molto costoso, poco efficiente in cui molti (in virtù di una tessera o di buone amicizie) hanno fatto più o meno brillanti carriere senza avere la necessaria professionalità. Si sono creati nel tempo cittadini di serie A (quelli legati al potere della sinistra) e cittadini di serie B (quelli che non sono legati al potere della sinistra). Per anni tutti hanno negato questa realtà e anzi i rappresentanti della sinistra Umbra si permettevano anche di darci lezioni di moralità ostentando quello che è sempre stato un atteggiamento di superiorità morale nei confronti del centrodestra».
Un «sistema Umbria» «Oggi – prosegue il Pdl – davanti alla opinione pubblica umbra, sconcertata dai fatti che dall’inizio della legislatura stanno scoppiando ovunque e hanno coinvolto esponenti di primo piano di tutti i partiti della maggioranza, non si può continuare nel pietoso giochino dello scaricare le responsabilità solo sulle persone coinvolte nel tentativo di dimostrare che si tratta solo di qualche mela marcia. Noi al contrario pensiamo che tutte queste vicende mettano in evidenza che siamo difronte ad un vero e proprio sistema che da Foligno a Gubbio, da Terni a Perugia, funziona più o meno allo stesso modo e il suo tratto distintivo è che si usano le Istituzioni come se fossero “cosa propria” portando all’interno delle stesse la guerra per bande che esiste nel partito e nella coalizione. Questo, probabilmente, ha portato all’emergere delle inchieste cui stiamo assistendo che, non a caso, nascono dalle denunce di chi non é stato accontentato.
Poca fiducia Secondo il Pdl «c’è ormai una maggioranza dilaniata al suo interno e completamente paralizzata sul piano delle riforme da fare e questo é il dato più preoccupante di cui si dovrebbe prendere atto con una maggiore dose di responsabilità. Ma siamo poco fiduciosi che la sinistra si renda conto di tutto questo e allora assisteremo al solito tirare a campare mentre la nave continua ad imbarcare acqua da tutte le parti e il porto si allontana sempre più».
Idv: dimissioni di tutti gli indagati Con l’auspicio che «la politica faccia scelte coraggiose» e garantendo «massima fiducia nella Magistratura», il capogruppo regionale dell’Italia dei Valori, Oliviero Dottorini interviene sull’arresto del vice presidente del Consiglio regionale, Orfeo Goracci e di altre otto persone. Nell’evidenziare come la notizia abbia causato «profondo turbamento», Dottorini chiede la convocazione «al più presto» della Conferenza dei presidenti dei gruppi del consiglio regionale. «Quando chiedemmo un passo indietro a tutti gli indagati presenti in Consiglio regionale – ricorda il capogruppo Idv -, fummo lasciati completamente soli e definiti ‘moralisti di risulta’».





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