domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 21:05
7 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 20:24

Referendum, la strada stretta del Pd. Boschi a Perugia: «Ci giochiamo tutto, chi vota ‘no’ fa come Casapound»

Il ministro delle Riforme da Cucinelli poi apre la campagna per il Sì in un teatro Pavone gremito: «Abbiamo tutti contro, Pd deve restare unito»

Referendum, la strada stretta del Pd. Boschi a Perugia: «Ci giochiamo tutto, chi vota ‘no’ fa come Casapound»

di Daniele Bovi

Da qui a ottobre il Pd, sia quello nazionale che quello locale, viaggerà lungo un sentiero molto stretto: da un lato infatti il partito di Matteo Renzi ha caricato il referendum costituzionale di una grande importanza, dall’altro nei prossimi mesi i dem proveranno a parlare dei contenuti della riforma, «senza strumentalizzazioni politiche». Sarà possibile, fino a quell’appuntamento, discutere davvero nel merito senza trasformare il voto nell’ennesimo giudizio di Dio su una persona e su un governo così come successo nella storia politica degli ultimi 20 anni? I confini di questo sentiero è stato possibile vederli venerdì pomeriggio, quando il ministro Maria Elena Boschi ha dato ufficialmente il la in Umbria, al teatro Pavone di Perugia, alla campagna in vista del referendum. «Questa – ha detto – è una festa di inizio della campagna per il sì. A ottobre ci giocheremo tutto e chi vota ‘no’ lo farà insieme a Casapound». Sul palco insieme a lei il segretario Giacomo Leonelli, la presidente Catiuscia Marini, il presidente di Anci Umbria Francesco De Rebotti e due professori universitari, ovvero Luca Castelli, che a Terni ha già fondato un comitato per il Sì, e Francesco Clementi (che a Perugia insegna Diritto pubblico comparato), da lungo tempo vicino a Renzi.

VIDEO: LA CONTESTAZIONE

Il ministro La Boschi a Perugia, contestata prima e dopo l’appuntamento, è arrivata con un’ora di ritardo a causa della visita all’azienda di Brunello Cucinelli (anche lui al Pavone) a Solomeo, nel corso della quale c’era anche il numero uno di Confindustria Umbria Ernesto Cesaretti. «La battaglia sarà complicata – ha ammesso poi il ministro dal palco – e non dobbiamo sottovalutare gli avversari. Contro abbiamo tutti gli altri partiti. Non sarà semplice, ma affronteremo questa battaglia con il sorriso, la tranquillità, la determinazione e il rispetto, convinti delle nostre giuste idee. Dovremo sfidare chi dice no sui contenuti. Sono o no d’accordo sulla fine del bicameralismo perfetto? Vogliono sì o no dare risposte a cittadini e imprese in tempi minori? Ci devono spiegare perché non sono d’accordo». Attenzione però perché questa «non è la riforma mia o di quelli che qualcuno ha chiamato ragazzi spregiudicati: questa è la vostra riforma. Ci aspettano mesi di bella, dura, appassionata ed esaltante campagna elettorale, e tutto il Pd deve essere unito perché il paese aspetta da 30 anni». Il ministro nel suo breve intervento (18 minuti) ha detto anche che sulla nuova Carta «l’ultima parola deve spettare ai cittadini. Da qui a ottobre si discuta e ci si informi e da oggi inizia la parte più bella».

GALLERY: L’INCONTRO E LA CONTESTAZIONE

Chi c’era A Leonelli Boschi ha raccomandato di curare bene l’apertura dei comitati per il Sì in tutta la regione e poi, prima di selfie e strette di mano, ha chiuso così: «Usiamo questa opportunità per aprirci all’esterno, per allargarci. Dobbiamo essere in grado di parlare alla società in modo ampio». Nel Pavone gremito (abbondante il ceto politico) messi da parte momentaneamente i rancori si ritrova un bel pezzo di Pd regionale, ad esclusione della minoranza di sinistra, della quale non si sono visti rappresentanti. Oltre ai già citati c’erano tutti i parlamentari dem (a parte Anna Ascani, assente giustificata), i due segretari provinciali, Dante Andrea Rossi e Carlo Emanuele Trappolino e sindaci come Giacomo Chiodini, Christian Betti, Andrea Pensi e Sergio Batino, oltre al segretario dell’area del Trasimeno Sandro Pasquali. Oltre a loro erano seduti i consiglieri regionali (Donatella Porzi e Carla Casciari), qualche dirigente di palazzo Donini, pezzi di giunta regionale (Antonio Bartolini e Fernanda Cecchini, mentre Fabio Paparelli si trova in Cina), alcuni socialisti o ex socialisti come Diamante Pacchiarini e consiglieri comunali come Sarah Bistocchi e Tommaso Bori.

VIDEO

Gli interventi In sala però anche alcuni rappresentanti del sindacato (Emilio Bendini per la Uil e Nicola Preiti per la Cgil), il professor Luca Ferrucci e pure, in seconda fila, il numero uno della Camera di commercio di Perugia Giorgio Mencaroni. «Io – risponde invece scherzando – sono stato autorizzato da Alfano» risponde Massimo Monni, Ncd, ex consigliere regionale. «Di fronte – ha detto aprendo l’appuntamento Leonelli – abbiamo un percorso lungo e faticoso, il più grande processo riformatore dell’era repubblicana e tutti contro, tutti uniti contro il riformismo. Apriremo le porte del partito e creeremo subito i comitati per il Sì». «La Carta costituzionale – ha detto invece Marini – ci è molto cara, lì ci sono i nostri valori ma dobbiamo adeguarla ai tempi e ai modi di oggi. Difenderla non significa renderla intoccabile bensì viva e utile per i cittadini». La presidente ha sottolineato anche che la riforma migliora il rapporto tra l’amministrazione centrale e quelle locali e spera che «l’Umbria, così come nel 1946 quando scelse la Repubblica, saprà dare il suo contributo di qualità». L’intervento più efficace è stato quello di Clementi: «Ditelo fuori – ha scandito – che la riforma non tocca i valori fondamentali, né la forma di governo, che rimane quella parlamentare, né i poteri del Capo dello Stato o della magistratura».

Clementi Secondo Clementi va a rafforzare «istituzioni che oggi hanno strutture fragili e per questo più danneggiate durante la crisi. Inoltre – ha detto ancora – elimina le competenze concorrenti e crea uno statuto delle opposizioni. Come diceva Vittorio Foa, la migliore tradizione la si serve rinnovandola». Sul superamento del bicameralismo perfetto si è invece concentrato Castelli, che ha puntato il dito anche contro «l’altra grande criticità», ovvero la riforma del Titolo V. «Votando sì – ha concluso – si può trasformare il paese in una grande democrazia europea». «Finalmente – ha detto invece De Rebotti – con questa riforma i Comuni entrano nel parlamento, Noi sindaci siamo gli uomini del sì nei territori, delle risposte ai cittadini. Dobbiamo essere in grado di far prevalere i contenuti».

Twitter @DanieleBovi

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