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29 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:35

Reddito di inclusione, arriva il sì del Consiglio regionale: ne beneficeranno 6 mila famiglie umbre

Con 13 voti della maggioranza e l'astensione delle opposizioni viene integrato il Sia con 12 milioni. Pd: «Giornata storica». Minoranza: «Troppo poco»

Reddito di inclusione, arriva il sì del Consiglio regionale: ne beneficeranno 6 mila famiglie umbre
Il consiglio regionale (foto F.Troccoli)

Il Consiglio regionale ha approvato, con 13 sì della maggioranza e 8 astensioni dell’opposizione, la risoluzione della Prima commissione sulle misure integrative del «sostegno all’inclusione attiva», con uno stanziamento di 12 milioni di euro che si vanno così ad aggiungere a quelle del Governo nazionale per il Sia. Nasce così una sorta di “reddito di cittadinanza” in salsa umbra, che però punta le fiches a disposizione sul reinserimento lavorativo e il sostegno all’estrema povertà.

Come funziona il Sia Il governo nazionale ha varato il Sia, per il quale sono stati stanziati 750 milioni di euro per il 2016 e un miliardo per il 2017, attraverso la creazione di un apposito “Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale”. L’Inps sarà il soggetto attuatore e le Poste Italiane il soggetto erogatore. I destinatari delle misura nazionale saranno i nuclei familiari con figli minori e un Isee pari o inferiore a tremila euro che in Umbria, nell’anno 2015, erano 6.363. All’Umbria sono stati assegnati 8,2 milioni per il 2016 e 11 milioni per il 2017. Cifre che però permetteranno di raggiungere soltanto circa il 50,2 per cento di questi nuclei familiari. Con i 12 milioni che aggiunge la Regione si conta di ampliare la platea dei beneficiari anche a disoccupati e inoccupati adulti da almeno sei mesi, in condizione reddituale del nucleo familiare di basso livello, per reinserirli nel mondo del lavoro.

I beneficiari Sono due gli ambiti di intervento. Quelli di «sostegno all’occupazione di disoccupati e inoccupati» avranno come beneficiari i componenti di famiglie con figli minori e priorità per quelle con minori disabili. Grazie ai fondi viene aumentato a 4 mesi il termine entro il quale, terminato il tirocinio, un’azienda può assumere uno degli aventi diritto al sostegno per godere dei benefici di legge. Le misure per «inclusione sociale e lotta alla povertà», invece, dovranno individuare come «persone vulnerabili» (la risoluzione prevede che la Giunta riporti in commissione la delibera che definisce la condizione di vulnerabilità) coloro che abbiano un Isee da 0 a seimila euro; una età compresa tra i 18 ed i 65 anni, con particolare attenzione alle fasce di età intermedie dai 45 a 55 anni con e/o senza figli minori; essere in stato di non occupazione o disoccupazione certificabile; non avere usufruito del Sia o altri interventi di sostegno.

Non è assistenzialismo «Una bella giornata per l’Umbria – commenta Giacomo Leonelli, relatore di maggioranza – in particolare per l’Umbria dei più deboli, di coloro che hanno pagato il prezzo più alto della crisi di questi anni. Le misure sul reddito di inclusione sono figlie di una scommessa sull’occupazione come mezzo per battere le povertà. Una scommessa vinta dal Pd dell’Umbria che, alcuni mesi fa, chiese uno sforzo di almeno 10 milioni di euro contro le povertà e per il reddito d’inclusione nella consapevolezza che l’Umbria può ripartire solo se tende la mano ai più deboli, ai disoccupati e a coloro che vivono in condizione di disagio». Nel merito «non abbiamo assolutamente voluto – spiega Leonelli – politiche esclusivamente assistenziali ma un investimento sulla capacità di promuovere l’inserimento e soprattutto il reinserimento lavorativo di chi è uscito dal mercato del lavoro, ma che non vuole rassegnarsi ad un futuro al di fuori di esso».

M5s: «Una presa in giro» Secondo il relatore di minoranza, Maria Grazia Carbonari (M5s) «la misura adottata è una presa in giro per tante persone in difficoltà». «Avete preferito proporre una ‘scatola vuota’  – ha detto – che, fatti i conti, prevede l’indignitosa erogazione di tre euro al giorno, e che prevede procedure organizzative le quali sono un mostro burocratico che coinvolge amministrazioni ed enti tra loro diversi, con gli onnipresenti Centri per l’impiego che brillano per inefficacia degli interventi, producendo sistemi di politiche attive del lavoro farraginosi e inefficaci».  Carbonari ha aggiunto che «la maggioranza ha definito la nostra proposta velleitaria e improponibile perché presuppone anche la disponibilità di risorse che non ci sono, ma la nostra proposta non è stata valutata nel merito. Abbiamo visto come tante di quelle ‘mancate risorse’ sarebbero invece disponibili se la Regione non le sprecasse ad esempio per le società partecipate come ad esempio Umbraflor o Umbria mobilità».

Interventi Marco Squarta (Fd’I), astenuto, ha definito l’intervento «una misura del tutto insufficiente: si tratta di risorse esigue destinate a famiglie con redditi troppo bassi, che finiranno in gran parte a cittadini extracomunitari». Per Silvano Rometti (Ser) «il Sia non fa sedere le persone, ma va a dare una mano a coloro che hanno una situazione di vera difficoltà. Si poteva fare di più ma uno sforzo è stato fatto». Astenuto anche Claudio Ricci, che ha definito la misura «un primo segnale positivo, non ancora sufficiente». Andrea Smacchi (Pd) ha detto che «siamo a un momento di svolta», mentre Valerio Mancini (Lega) ha dichiarato l’astensione «perché spero che qualcuno prenda queste poche risorse malgrado troppa burocrazia». Attilio Solinas (Pd) ha definito «positiva» la proposta ma chiede «interventi più incisivi». Infine, Andrea Liberati (M5s) ha sostenuto che «c’è il rischio di lanciare brioche al popolo: un’elemosina», annunciado quindi l’astensione «nella speranza che troveremo più risorse».

Paparelli e Marini: «Una svolta» Per l’assessore Fabio Paparelli «questa è una svolta nella lotta alla povertà in Umbria: per la prima volta abbiamo una misura che mette insieme 60 milioni di euro per i prossimi tre anni. Inoltre mettiamo in campo un piano per il lavoro rivolto alle classi più disagiate che prevede altri 60 milioni di euro per far ripartire il lavoro in Umbria. Creando lavoro si combatte la povertà. Siamo contrari a misure passive che non danno dignità alle persone». Anche per la presidente Catiuscia Marini, che ha concluso gli interventi prima del voto, «per la prima volta questo Paese, e quindi anche la nostra Regione affronta il tema della lotta alla povertà e all’inclusione sociale con un’azione di sistema che non affronta queste problematiche solo dal versante delle marginalità sociali, ma nasce dentro l’idea dell’autonomia dei percorsi formativi e di reddito, verso la piena indipendenza, delle singole persone o dei propri nuclei familiari. C’è una politica specifica europea, che si chiama “politica regionale”, dove per la prima volta abbiamo chiesto che non solo nelle Regioni con ritardo di sviluppo, ma anche nelle Regioni a più avanzato sviluppo, in cui è classificata anche la nostra Regione, fosse possibile utilizzare una quota del Fondo sociale europeo. Il tema dell’autonomia, cioè del Sia, non è stato mai nell’agenda politica del Governo nazionale, e questa è la prima volta che un Governo assume su di sé questo tema con una misura universalistica e con un fondo dedicato. La stessa cosa la facciamo con la Regione, e mi permetto di dire che non sarebbe possibile utilizzare i fondi strutturali se non ci fosse la programmazione della Regione, con scelte scelte strategiche e di cofinanziamento».

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