venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 06:56
25 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:35

Rapporto tasse-servizi, Umbria regione più virtuosa. Marini: «Un vanto non aver usato leva fiscale»

Secondo la classifica del Sole 24 Ore il Cuore verde strappa lo scettro alle Marche. La presidente: «Conferma di politiche durature. Macroregione al top»

Rapporto tasse-servizi, Umbria regione più virtuosa. Marini: «Un vanto non aver usato leva fiscale»
Palazzo Donini, sede della giunta

di Iv. Por.

L’Umbria è la regione che riesce a coniugare meglio di tutte il rapporto tra tasse e servizi. A sancirlo è l’edizione 2016 del “Taxpayer Italia”, elaborazione realizzata dal Centro studi Sintesi per il Sole 24 Ore, che si basa su 25 indicatori che vanno dalle infrastrutture all’istruzione, dalla sanità alla sicurezza, dall’ambiente all’economia,

Tasse-servizi: rapporto vincente L’Umbria non svetta in nessuno degli indicatori, non risultando tra i migliori. Ma il successo nel Taxpayer non si raggiunge così, bensì con il livello di servizi più alto in rapporto alla tassazione. In pratica, la nostra regione è quella che riesce a garantire servizi migliori pur avendo un livello di imposizione fiscale inferiore di 8 regioni su 20. Rispetto all’edizione 2015, l’Umbria guadagna tre posizioni, scavalcando di poco le Marche, che risultavano prime l’anno scorso.

Vince il Centro «Non stupisce che a vincere – osserva Gabriele Bottino, docente di diritto degli enti locali alla Statale di Milano – siano due piccole regioni del Centro Italia, dove la qualità dei servizi è alta sia nelle città che nei piccoli paesi, in relazione al livello della tassazione. Nelle grandi regioni del Nord, ad esempio, i servizi sono alti, ma non tanto da giustificare l’elevata tassazione. Al Sud, di contro, le tasse sono basse ma i servizi lo sono ancora di più. A dominare è proprio il Centro con la terza ipotetica componente della macroregione, la Toscana, al sesto posto assoluto.

Marini: «Ai vertici da anni» «L’analisi del Sole – commenta la presidente Catiuscia Marini – è molto importante per noi perché rivela un dato continuativo nel tempo. Sono diversi anni che siamo nelle prime posizioni e questa stabilità vale forse più del primo posto di quest’anno. Dimostra che l’efficienza non dipende dalle dimensioni di una regione per ciò che riguarda il rapporto tra qualità fiscali e qualità dei servizi. Prendiamo le grandi regioni del Nord, come la Lombardia, dove ad alti servizi corrispondono alte tasse, per di più con governi di centrodestra che si sono sempre fatti paladini del ‘no tax’».

Vanto tasse basse La presidente rimarca come venga smentito il luogo comune che «piccolo vuol dire meno efficiente. Il fatto che la classifica si basi su indicatori importanti per la vita dei cittadini come scuola, salute, sicurezza, ambiente, ci conferma la bontà dell’impostazione politica: non ho mai accettato l’idea che per garantire qualità dei servizi e welfare elevato ci fosse bisogno di tasse alte, il cosiddetto ‘tassa e spendi’. Io penso che tasse medie e medio-basse favoriscano i ceti più popolari e, quindi, in questi anni abbiamo preferito mantenere un presidio molto forte ad esempio nel welfare e scaricare i pesanti tagli delle manovre del governo riformando e riorganizzando la macchina amministrativa. È un mio vanto non aver mai usato la leva fiscale nei sei bilanci del mio governo, mai aumentando le tasse regionali (addizionale Irpef, Irap e bollo auto)».

Macroregione al top Positivo anche il risultato delle tre componenti della ipotetica macroregione. «Noi in testa, le Marche seconde e la Toscana che scende un po’ ma resta in alto – secondo Marini – dimostrano che, nella macroregione, potremmo partire da un vantaggio, mettendo insieme le qualità di queste tre regioni sulla spesa pubblica e la qualità servizi con una dimensione ottimale. Un mix vincente tra popolazione e capacità di governo dimostrata».

Il M5S L’analisi della presidente non convince i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, che puntano il dito su Catiuscia Marini per la «strumentalizzazione politica». Nel rimarcare che di questo primato «nessuno se n’è accorto, a parte la presidente», i due esponenti pentastellati fanno notare, tra l’altro, che «secondo il ‘Rapporto sul precariato INPS’, da gennaio a maggio i nuovi ‘contratti a tempo indeterminato’ in Umbria sono crollati del 45,8 per cento rispetto al 2015, con un calo delle assunzioni pari al 15,4 per cento rispetto allo scorso anno».

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