martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 03:54
8 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:40

Rapporto redditi-consumi, in Umbria una forbice del 18,6%: è l’area a rischio di evasione

Inchiesta del Sole 24 Ore mette a confronto i guadagni dichiarati e le spese delle famiglie: la crisi ha inciso più sulle seconde che sui primi

Rapporto redditi-consumi, in Umbria una forbice del 18,6%: è l’area a rischio di evasione

In Umbria, a fronte di un reddito medio pro capite di 13.241 euro ognuno mediamente consuma 15.699 euro con un gap del 18,6% che può essere considerata l’area a rischio di evasione fiscale. È il risultato di un’inchiesta del Sole 24 Ore che, prendendo in esame i dati delle dichiarazioni dei redditi e quelli dei consumi del 2014, elabora un quadro a livello nazionale e regionale sui possibili contorni dell’economia sommersa.

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Panoramica nazionale Il rischio evasione è più elevato nelle regioni del Meridione, ma non solo: a Calabria (50,5% di gap tra consumi e reddito) e Sicilia (43,1%), segue la Valle d’Aosta (35,7%), che precede Molise (32,4%) e Campania (32,3%). In questa classifica, l’Umbria si posizione quintultima col 18,6%, precedendo le più virtuose Liguria (17,5%), Lazio (17,2%), Lombardia (13,6%) e Friuli (12%). Il dato medio nazionale, comunque, è superiore al 20% (21,7% per la precisione).

Gap ridotto nel tempo Se si guarda indietro nel tempo, ci si accorge che nel 2007 in Umbria il reddito pro capite era di circa 14.700 euro, mentre i consumi si attestavano sui 18.600 con un gap del 26%. Poi è arrivata la crisi, che ha fatto ridurre sia i redditi e che i consumi, ma questi ultimi in maniera molto più marcata. Tant’è che il gap tra quanto si guadagna e quanto si spende si è sensibilmente ridotto, pure restando sopra al 18%. Il trend ricalca quanto avvenuto a livello nazionale. Secondo l’analisi del Sole 24 Ore, la scarsa possibilità economia dovuta alla crisi avrebbe inciso più delle politiche anti evasione sulla riduzione della forbice consumi-redditi. In ogni caso, viene fatto notare, la lettura di questi dati si presta a molteplici interpretazioni perché tante sono le variabili e, in ogni caso, la riduzione del potere d’acquisto da parte delle famiglie non è mai una buona notizia, perché si riflette per forza negativamente anche sul fronte delle entrate fiscali.

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