domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:58
20 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:01

Raffaella uccisa, il marito incontra lo psichiatra: «Resti in carcere a Perugia purché sorvegliato»

Incidente probatorio con i periti del gip per cui il quadro clinico dell'assassino Francesco Rosi è compatibile con la detenzione in cella. Soddisfatta la famiglia della vittima

Raffaella uccisa, il marito incontra lo psichiatra: «Resti in carcere a Perugia purché sorvegliato»
L'assassino Francesco Rosi e la moglie Raffaella Presta

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di En.Ber.

Piange, Francesco Rosi, davanti ai medici incaricati dal giudice di valutare se può restare in carcere per l’omicidio della moglie Raffaella Presta. Si commuove con loro quando racconta l’importanza del figlio e lo spettro di non riabbracciarlo più. Scende qualche lacrima anche quando parla della moglie uccisa. Cinque mesi dopo i due colpi di fucile esplosi nella villa del Bellocchio il 25 novembre 2015 i periti del gip Valerio D’Andria – il medico legale Sergio Scalise Pantuso e lo psichiatra Alessandro Perazzi – raccontano in incidente probatorio il loro incontro con l’assassino dietro le sbarre. Sono andati a trovarlo in cella a Capanne il 7 aprile, accompagnati dai consulenti di parte Mauro Bacci, Giuseppe Sciaudone, Enrico Minciotti e Tiziana Camorri.

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Il braccio di ferro Francesco Rosi, una laurea mancata due volte in Legge e in Economia e commercio, sembra aver compreso la gravità del gesto commesso. Per la difesa si tratta di un delitto d’impeto scatenato da una frase provocatoria urlata dalla vittima durante una discussione. E’ soprattutto su quest’aspetto che si disputerà il braccio di ferro con la procura. L’indagato, presente meroledì  in aula, con i medici si è fermato a parlare essenzialmente di due donne, le uniche donne che ha avuto nella vita: la madre (che ormai non c’è più) e Raffaella. Con la Presta, originaria della Puglia, l’agente immobiliare si è conosciuto quando aveva soltanto 21 anni e qualche tempo più tardi sarebbe diventata sua moglie. Quando Rosi parla del figlio, affidato agli zii materni subito dopo il delitto, monta l’angoscia, cresce il timore di averlo perso e di non poterlo più vedere.

Caramelle e cioccolata Nel primo periodo in cui Rosi è stato detenuto temeva di essere avvelenato in carcere col cibo, tantoché per un po’ di tempo ha mangiato soltanto dolci, cioccolata e caramelle in bustine. Ora invece si prepara da mangiare da solo in cella. In quella stessa cella in cui continua a dormire male tormentato dai ricordi e dai rimpianti in seguito a quel drammatico pomeriggio in cui confessò al 112 con il suo iPhone di aver assassinato Raffaella.

La perizia In conclusione i periti consigliano di far sorvegliare il detenuto Rosi per evitare gesti inconsulti al momento piuttosto improbabili considerato il miglioramento delle condizioni psichiche rispetto a qualche mese fa. Francesco Rosi è difeso dall’avvocato Luca Maori e Donatella Donati, la famiglia Presta invece è assistita da Marco Brusco. Quest’ultimo ha dichiarato: «Condividiamo pienamente le conclusioni dei periti visto che per noi l’unico posto in cui può stare Rosi è il carcere».

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