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14 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:13

Raddoppio ferroviario Campello-Spoleto: ecco il villaggio degli operai abbandonato da 13 anni

Realizzato dalla Coop costruttori conta una dozzina di manufatti con alloggi, uffici e officina ma il ripristino dello stato dei luoghi è ancora un rebus. Tutti i disagi del cantiere infinito

Raddoppio ferroviario Campello-Spoleto: ecco il villaggio degli operai abbandonato da 13 anni
Villaggio degli operai abbandonato

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di Chiara Fabrizi

Sono passati tredici anni da quando la Coop costruttori di Argenta (Ferrara) ha chiuso il cancello del villaggio a supporto di tutte le attività di cantiere, quello del raddoppio ferroviario tra Campello sul Clitunno e Spoleto, ma da allora il ripristino dello stato dei luoghi, ossia un’area di un paio di ettari che si estende a ridosso del vecchio tracciato della Flaminia, è ancora un rebus irrisolto.

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Villaggio degli operai abbandonato Tant’è che all’altezza del bivio per Azzano si contano ancora la dozzina di manufatti realizzati nel 2002 dalla coop emiliana che l’anno prima si era aggiudicata la realizzazione dei nove chilometri di binari per circa 57 milioni di euro, salvo poi fallire nel 2003 causando il primo stop all’attesa infrastruttura ferroviaria. Un vero e proprio villaggio abbandonato all’interno di reti di recinzione divelte superate le quali si scoprono container destinati agli alloggi degli operai, con quel che resta di letti e comodini; gli uffici con le comunicazioni di cantiere e gli orari di lavoro ancora appesi nelle bacheche; l’officina e il magazzino dove venivano compiute riparazioni ai mezzi e alcune lavorazioni.

Uffici, alloggi e officina Per rifornire ingegneri, impiegati e operai di acqua, luce e gas anche la centrale idrica con la porta sfondata e gli impianti a vista, la centrale termica e quella elettrica che permetteva anche di alimentare il sistema di illuminazione esterno con soluzioni che ricordano quelli dei campi sportivi. Montagne di terra alte 30 trenta metri, un paio di mezzi di lavoro e chissà cos’altro all’interno dell’officina e del magazzino immersi nel buio dal 2003. La bonifica dell’area, che insiste nel territorio comunale di Spoleto seppur a confine con quello di Campello sul Clitunno, non è mai stata eseguita e anche se molti manufatti sono realizzati in bandoni di lamiera, c’è il sospetto che nel villaggio degli operai abbandonato sia presente amianto. Inutile dire che il Comune dovrebbe disporre il ripristino dello stato dei luoghi per ripulire l’area e in questo senso il sindaco Fabrizio Cardarelli, consultato in merito, ha assicurato di voler verificare la situazione con gli uffici, andando a recuperare la corposa pratica, anche per accertare la proprietà dell’area.

Gli altri disagi del cantiere infinito Ma questa è soltanto una delle scandalose eredità lasciate da quindici anni di cantiere, problematiche anche le modifiche alle viabilità che hanno inserito serpentine e ristretto la carreggiata in due punti del vecchio tracciato dalla Flaminia dove l’asfalto è ormai finito, oppure la chiusura della bretellina di accesso alla statale all’altezza della rotatoria di fronte allo stabilimento Monini, e ancora il ponte ferroviario di Madonna di Lugo dove dopo scomode chiusure al transito per la realizzazione della nuova opera a doppio binario manca ancora la demolizione del vecchio ponte. Già, perché il cantiere del raddoppio ferroviario Campello-Spoleto non è ancora terminato.

Almeno altri quattro anni A mancare sarebbero il 25 per cento delle lavorazioni previste dal progetto, ossia altri due anni di lavori che finiranno al centro di una nuova gara europea d’appalto che Italferr-Rfi dovranno disporre e pubblicare. Quello atteso per la prossima primavera è il quarto bando dal 2001, nel mezzo due ditte fallite (oltre la Coop costruttori anche la Cogep che ha vinto l’appalto nel 2005) e una terza azienda recentemente sottoposta ad amministrazione straordinaria, la siciliana Tecnis i cui vertici sono stati travolti dalla bufera giudiziaria sugli appalti Anas. Prematuro ipotizzare al momento una nuova data di ultimazione dei lavori, che in principio avrebbero dovuti essere consegnati nel 2006, ma tra pubblicazione gara, aggiudicazione cantiere e realizzazione degli ultimi interventi è verosimile che l’incubo si protragga per altri quattro anni.

@chilodice

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