Pubblico impiego, via al rinnovo delle Rsu: al voto oltre 16 mila persone a Perugia e provincia
Da lunedì 5 marzo fino a mercoledì, si vota in tutti gli enti pubblici per il rinnovo delle Rsu. In provincia di Perugia saranno chiamati ad esprimersi 16.471 lavoratrici e lavoratori.
Votazioni slittate «Cosa che – spiega la Cgil – stando alla legge esistente, avremmo dovuto fare già nel novembre del 2010, se il governo Berlusconi, con il consenso di Cisl e Uil, non avesse deciso di negare anche questo diritto ai lavoratori interessati. Solo la nostra determinata mobilitazione ha permesso di riconquistarci il diritto al voto e, quindi, il mantenimento della legge sulla rappresentanza». «Un momento “alto” di democrazia – prosegue il sindacato – che consente a tutti i lavoratori pubblici di decidere liberamente da chi farsi rappresentare e di certificare con il voto, unitamente al dato associativo, la rappresentanza reale di ogni organizzazione sindacale, sia a livello nazionale che aziendale».
I numeri Nella provincia di Perugia sono interessati complessivamente 16.471 lavoratrici e lavoratori, di cui 7.068 negli enti locali (274 in meno rispetto al 2007), 6.462 in sanità (60 in più rispetto al 2007) e 2.941 nelle funzioni centrali (341 in meno rispetto al 2007). Sono 127 le liste presentate dalla Fp–Cgil, composte complessivamente di 526 candidati, di cui 217 donne e 309 uomini. Molti dei quali alla prima esperienza sindacale.
Perché votare Cgil «Abbiamo condotto una campagna elettorale a contatto con le lavoratrici e i lavoratori – spiega Ivano Fumanti, segretario generale della Fp-Cgil di Perugia -. Con loro ci siamo confrontati e a loro abbiamo chiesto di votare Cgil, non solo per la coerenza dimostrata nel contrastare provvedimenti tesi a criminalizzare i dipendenti pubblici e a dipingerli come parassiti e fannulloni, nella difesa dei servizi e del lavoro pubblico, messo fortemente in discussione dai noti provvedimenti Brunetta, ma in quanto unica organizzazione sindacale che vuol continuare a svolgere il suo mestiere e a difendere i salari, la dignità e i diritti dei pubblici dipendenti a partire dalla riconquista del contratto nazionale di lavoro. Questi sono fatti concreti – conclude Fumanti – che dimostrano la nostra diversità da chi invece tali provvedimenti li ha condivisi e che ora, in campagna elettorale, ha provato a negarlo proponendo addirittura petizioni per la loro abrogazione».





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