mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 02:03
26 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:10

Provincia di Terni: riorganizzazione con tre macroaree approvata all’unanimità

Di Girolamo e Lattanzi: «Nuova identità per l'ente» e Bruschini: «Atto di responsabilità»

Provincia di Terni: riorganizzazione con tre macroaree approvata all’unanimità
Prefettura di Terni (foto Troccoli)

Tre macroaree per riorganizzare la Provincia di Terni dopo la riforma. Questo l’assetto definito per gli uffici di Palazzo Bazzani dal consiglio provinciale che all’unanimità ha approvato ha approvato i criteri generali che guideranno l’operazione.

Riorganizzazione Provincia di Terni In particolare la prima macroarea sarà quella degli affari generali ed istituzionali e dei servizi al territorio, la seconda di pianificazione territoriale con competenze per viabilità, lavori pubblici e trasporti, mentre la terza curerà l’amministrazione, le risorse finanziarie, umane e patrimoniali. Il piano di riorganizzazione prevederà, conseguentemente, una diversa organizzazione del personale e dei livelli di responsabilità e adeguate risorse anche per la formazione professionale e la riqualificazione dei dipendenti.

Di Girolamo e Lattanzi: «Nuova identità» Resta ancora da sciogliere il nodo della polizia provinciale: «Nonostante questo – commentano il presidente Leopoldo Di Girolamo e il vice Giampiero Lattanzi – l’approvazione delle linee guida va nella direzione tracciata dalla riforma delle Province. Individua infatti il futuro dell’ente come soggetto di area vasta a supporto soprattutto dei comuni del territorio. Un atto importante quindi – continuano – sul quale abbiamo riscontrato il positivo lavoro dei sindacati e della Rsu e la collaborazione anche dell’opposizione per dare alla Provincia una nuova identità».

Bruschini: «Atto di responsabilità» A spiegare il voto dell’opposizione è stato Sergio Bruschini, consigliere di Provincia civica: «La nostra posizione come minoranza è legata soprattutto al fatto di non voler creare ostacoli alla ricollocazione del personale, soprattutto quello della polizia provinciale, cercando di evitare il rischio di inserimenti nelle liste di mobilità. Non abbiamo quindi abdicato al nostro ruolo, abbiamo solo compiuto un atto di responsabilità».

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