martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 14:07
20 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:13

Povertà, la Caritas promuove il ‘Sia': «Finalmente uno strumento di sostegno per le famiglie»

Con l'arrivo del 'Sostegno per l'inclusione attiva' il Fondo di solidarietà della Chiesa cesserà: «Aiuto prosegue con Centri d'ascolto ed Empori»

Povertà, la Caritas promuove il ‘Sia': «Finalmente uno strumento di sostegno per le famiglie»
Emporio della solidarietà

«E’ importante che si faccia conoscere il più possibile il ‘Sia’, perché è la prima misura pubblica su scala nazionale che parte da quest’anno, già in via sperimentale nelle città metropolitane, e che nella nostra Regione riguarderà 6.363 famiglie in difficoltà». La Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve benedice il ‘Sostegno per l’inclusione attiva’, il nuovo strumento di Welfare, che sarà introdotto a partire dalla seconda metà del 2016, previsto dal governo con l’ultima legge di stabilità, la cui governance competerà alle Regioni (l’Umbria ha stanziato al riguardo 12 milioni di euro aggiuntivi alle risorse statali con una delibera di Giunta a fine marzo).

 

Arriva il Sia Con l’arrivo del nuovo strumento va anche ridisegnandosi il Welfare messo in atto dalla Chiesa perugina. Il Sia, ricorda la Caritas riguarda «i nuclei familiari con figli minori e un Isee pari o inferiore a 3 mila euro nell’anno 2015. Nel nostro Paese non c’è mai stato un istituto unico nazionale a carattere universale per sostenere le persone in condizione di povertà. Di fatto si va ad introdurre anche in Italia, che insieme alla Grecia è l’unico Paese in Europa a non averlo, il “reddito minimo”». Il contributo economico, erogato attraverso un’attività di profilazione effettuata dall’Inps, è calcolato in base una serie di indicatori economici e patrimoniali riferiti al nucleo famigliare e viene quantificato su base di 80 euro mensili a componente del nucleo familiare e va da un minimo di 160 euro per un nucleo familiare formato da due componenti, fino a raggiungere un massimo di 400 euro mensili per un nucleo familiare formato da cinque o più membri. L’erogazione del sussidio economico è subordinato all’adesione, da parte del richiedente, ad un progetto di attivazione sociale e lavorativa. La Caritas farà la sua parte per «diffondere la conoscenza di questo strumento per contribuire a sostenere la rete del “welfare locale”, che in questi ha potuto contare sul prezioso strumento del “Fondo di Solidarietà delle Chiese dell’Umbria” a favore delle famiglie in gravi difficoltà per la perdita del lavoro».

Cessa il Fondo Questo “Fondo”, attivo dall’estate 2009, al 15 luglio 2016 ha sostenuto 2.815 famiglie, di cui 968 residenti nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, elargendo contribuiti dai 200 ai 500 euro mensili rinnovabili per un anno. Questo aiuto è stato possibile grazie a 3.560.894,73 euro frutto delle cinque “raccolte di offerte” promosse dal 2009 al 2015 nelle 600 e più parrocchie delle otto Diocesi della regione, di cui il 45% è stato il contributo delle sei Fondazioni Casse di Risparmio dell’Umbria. Con il Sia, il Fondo dovrebbe cessare la sua attività a fine 2016, ma l’opera della Chiesa, attraverso la Caritas ed altre realtà socio-caritative ecclesiali, prosegue nei Centri di ascolto Caritas diocesani e parrocchiali e nelle nuove opere segno quali gli “Empori”, che, insieme al “Fondo, si sono rivelati anche dei validi incentivi di solidarietà.

Gli Empori Sono simili a dei supermercati dove numerosi nuclei familiari si recano a fare la spesa gratuitamente, portando a casa i prodotti alimentari di prima necessità e per l’igiene senza determinare sprechi. Non vengono distribuiti “pacchi viveri”, così da dare più dignità alle persone nel metterle nella condizione di scegliere i prodotti necessari alla loro famiglia. Ad oggi sono quattro: il primo è stato aperto presso il “Villaggio della Carità”, nella zona di via Cortonese del capoluogo umbro, il secondo nell’area industriale di San Sisto, il terzo presso la parrocchia di Schiavo in Marsciano e il quarto presso una struttura parrocchiale in Ponte San Giovanni. Questi “Empori”, al 30 giugno 2016, hanno aiutato 886 nuclei familiari distribuendo loro 211,8 tonnellate di prodotti alimentari e per l’igiene, oltre ad altre 35,8 tonnellate fornite ad alcune strutture caritative del territorio per un totale di 247,6 tonnellate gestite grazie alla presenza di numerosi volontari impegnati per oltre 10 mila ore.

Povertà si amplia L’“Osservatorio diocesano della povertà e delle risorse”, promosso dalla Caritas di Perugia-Città della Pieve, nel prendere in esame i dati Istat sulla povertà in Italia resi noti il 14 luglio (da cui emerge una situazione drammatica con i più colpiti i nuclei familiari con figli), rileva alcune «corrispondenze-connessioni possibili» con «i risultati dell’analisi del “Primo Rapporto” sulla povertà nell’Archidiocesi perugino-pievese, presentato l’8 giugno scorso». A evidenziarlo è l’economista Pierluigi Grasselli, direttore dell’“Osservatorio”, nel sottolineare che «l’Istat rileva in particolare l’ampliarsi dell’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie di soli stranieri (dal 24 al 32,1%); il Rapporto Caritas registra per il 2015 un aumento del 13% tra gli stranieri presentatisi al Centro di ascolto (pari al 64,8% delle persone che vi si sono recate nel 2015, di contro al 61,8% del 2014). L’Istat attribuisce inoltre l’aumento delle persone in povertà assoluta (pari nel 2015 a 4 milioni e 598 mila, il numero più alto dal 2005 ad oggi, ovvero il 7,6% dei residenti nel 2015) all’aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti, e tra le famiglie di soli stranieri; il Rapporto Caritas segnala un forte aumento dei coniugati tra gli utenti del Centro di Ascolto, coniugati che mostrano un’incidenza particolarmente elevata (75%) tra gli stranieri. Strettamente collegata allo stato civile è la composizione del nucleo familiare, analizzata nel Rapporto Caritas: a chiedere aiuto, a livello locale, sono per la maggior parte quelli che vivono in un nucleo familiare con coniuge, figli o altri familiari/parenti (nel 2015, l’85,7%)».

Potenziare il welfare locale «A testimoniare l’aggravamento della situazione nel passaggio al 2015 – prosegue Grasselli –, il Rapporto Caritas registra un aumento significativo dell’intensità degli interventi: da 3,4 tipologie di interventi per ciascun utente nel 2014 a 4,1 interventi nel 2015. In questa situazione, nel maggior carico di problemi-bisogni di chi si è rivolto al Centro di Ascolto, figurano, oltre al fronte dell’occupazione/lavoro e della povertà/problemi economici, i bisogni legati alle molteplici problematiche di tipo personale e familiare. Di qui, per fronteggiare tali difficoltà, l’importanza di un’efficiente rete territoriale dei servizi a livello locale (per l’infanzia, per la non autosufficienza, per l’impiego, per l’abitazione…)». «Come osserva Cristiano Gori, autorevole studioso del welfare sociale – conclude il direttore dell’“Osservatorio diocesano” –, oltre l’attivazione di un vero Piano nazionale contro la povertà, occorre potenziare il welfare locale per “dare ai poveri la possibilità di riprogettare la propria vita”».

 

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