mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:41
5 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 07:56

Poste, Tar del Lazio: accolto ricorso dei Comuni di Perugia e Orvieto contro chiusure

Doppio pronunciamento dei giudici amministrativi che scrivono: «Necessaria interlocuzione con enti locali». Salve le filiali di Sant'Egidio e Sugano

Poste, Tar del Lazio: accolto ricorso dei Comuni di Perugia e Orvieto contro chiusure
Ufficio postale (foto Troccoli)

di Iv. Por.

Dopo Montecchio un nuovo punto contro la chiusura dei piccoli uffici postali dell’Umbria. È ancora il Tar del Lazio a pronunciarsi, con la sentenza 07662/2016 che ha accolto il ricorso del Comune di Perugia sulle poste di Sant’Egidio, ma anche quella del Comune di Orvieto per l’ufficio di Sugano. Ne dà notizia il capogruppo di ‘Progetto Perugia’ Otello Numerini, il quale esprime «soddisfazione» e ringrazia il sindaco «per l’impegno profuso, tramite l’Avvocatura comunale, per arrivare a questo risultato. Dimostrazione, ancora una volta, dell’attenzione che l’amministrazione dà alle frazioni e ai loro abitanti».

Dal piano chiusure al Tar La chiusura dell’ufficio postale di Sant’Egidio faceva parte del piano di razionalizzazione varato da Poste Italiane nel 2015 e che per l’Umbria ha messo in cantiere provvedimento analogo anche a Montecchio, Annifo e Capodacqua (Foligno), Collazzone, Castel Ritaldi, Villastrada (Castiglione del Lago), Capitone (Narni), Sugano (Orvieto) e Collestatte (Terni). Tutti i Comuni in questione insieme alla Regione, intervenuta anche nel procedimento vinto da Montecchio, hanno presentato ricorso al Tar. Riguardo Sant’Egidio, prima della sentenza attuale, si erano già espressi il TarUmbria il 3 settembre dello scorso anno (con decreto n. 108/2015), il Tar Lazio, il successivo 28 settembre (con decreto n. 4110/2015) e il 2 novembre (con ordinanza n. 4749/15) e, infine, il Consiglio di Stato, con provvedimento n.  733/2016 del 3 marzo di quest’anno, che ha respinto l’appello cautelare proposto in punto di sospensiva da Poste Italiane.

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Giudice dice no I giudici della Terza sezione Ter nella sentenza sottolineano come «la determinazione di chiusura di un ufficio postale presuppone un’accurata istruttoria, comprensiva anche della fase di necessaria interlocuzione con gli enti locali interessati, e richiede una motivazione idonea a dar conto, oltre che degli esiti di detta interlocuzione, anche delle specificità della situazione locale, risultando a tal fine insufficiente sia un rinvio generico e standardizzato ad atti quali il piano di intervento (o di “riorganizzazione” o di “razionalizzazione ed efficientamento”), pur se “positivamente vagliato dall’Autorità di vigilanza del settore”, sia l’enunciazione delle disposizioni di riferimento. Ne deriva che l’istruttoria e la motivazione devono tenere conto delle “specificità del caso concreto”. Tanto più che l’art. 7 delib. cit. consente la revisione dei criteri di distribuzione alla luce, tra l’altro, “delle esigenze e dei reali bisogni degli utenti”, fornendo un’indicazione valevole anche per il presente (in quanto altrimenti illogica)».

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Dialogo «In buona sostanza – sostiene Numerini – il giudice amministrativo ha confermato che, ai fini della soppressione anche delle più piccole unità, l’azienda è tenuta ad un costruttivo dialogo con le comunità locali e a motivare puntualmente le proprie scelte, non potendo fare riferimento – come è invece accaduto nel caso in questione – solo a dati di carattere economico. Non è, dunque, possibile smantellare il servizio solo con giustificazioni stereotipate di convenienza commerciale che non tengano conto dell’obbligo per Poste Italiane di garantire ai cittadini una equa e corretta distribuzione ed accessibilità del  servizio».

Bartolini: «Ragionevoli speranze per tutti gli uffici» Sulla pronuncia è intervenuto anche l’assessore regionale Antonio Bartolini: «A questo punto con le motivazioni addotte dal Tar Lazio, con cui si conferma la decisione già presa per Montecchio, abbiamo ragionevoli speranze che tutti i ricorsi proposti per la chiusura degli sportelli umbri verranno accolti. La decisione del Tar Lazio si fonda sul fatto che la decisione di Poste risulta immotivata.E, per di più, anche nel caso in cui ci sia un ufficio postale a distanza di 4 km (Collestrada rispetto a sant’Egidio) la chiusura non è sorretta da una motivazione sufficiente. Sono molto contento per questa vittoria che abbiamo voluto con ogni forza assieme ai cittadini di Sant’Egidio».

Interlocuzione con enti locali Parallelamente ai ricorsi al Tar, va sottolineato, nei mesi scorsi si è riaperto un dialogo tra enti locali e Poste italiane. L’assessore regionale Antonio Bartolini, commentando il caso di Montecchio, il 16 giugno scorso, aveva confermato «la volontà di proseguire il confronto con Poste Italiane per giungere ad una organizzazione condivisa ed efficace dei servizi che metta al centro gli interessi dei cittadini e non soltanto quelli economici di un azienda».

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