lunedì 23 settembre - Aggiornato alle 15:23

Tra urla, catene, Bostik, mele e un libro di Goldoni il giorno più difficile dell’«acquario» Cesaroni

Il racconto di una giornata in consiglio regionale fra tensione, proteste, selfie e pubblico venuto ad assistere allo ‘spettacolo’ delle dimissioni

Liberati con una mela durante la conferenza stampa (foto U24)

di Daniele Bovi

Nel dramma, in questo caso politico,c’è sempre del grottesco. «Di’ che ti mando io». «Posso dire che mi mandi tu?». «Dica pure che la mandiamo noi». In aula per parlare dell’inchiesta sulla sanità umbra il capogruppo del Movimento 5 stelle, Andrea Liberati, avrebbe potuto leggere questo passaggio del libro del giornalista Luca Goldoni «Di’ che ti mando io», esibito martedì durante la seduta al termine della quale il dibattito sulle dimissioni di Catiuscia Marini è stato rinviato. Riposto il libro con le sue valutazioni caustiche su un noto andazzo della società italiana, il capogruppo e la collega Maria Grazia Carbonari hanno scelto la via ortofrutticola alla protesta, estraendo di fronte ai giornalisti una mela a simboleggiare «la melina che ha fatto la maggioranza» specificando poi, in un climax ascendente, che avrebbero anche potuto portare «un melone», in verità ancora fuori stagione e non presente all’interno del cesto di frutta della buvette di Palazzo Cesaroni.

CENTROSINISTRA GUADAGNA TEMPO

Buvette e selfie Qui a metà giornata un paio di assessori addentano due frugali panini al prosciutto prima di tornare nell’arena dell’aula, in gergo l’«acquario» per il suo essere circondata da pareti di vetro. Per assistere allo ‘spettacolo’ delle dimissioni sono arrivati, fin dalla mattina, in tanti come non mai. «Ce la fate voi una foto?» chiede ai giornalisti una supporter della Lega arrivata insieme a un gruppetto di militanti. Nell’«acquario», oltre a tanti reporter e curiosi, ci sono anche navigatori dei mari della politica come il ternano Sandro Corsi, l’ex sindaco di Assisi Edo Romoli, Sauro Cristiani e altri ancora, mentre fuori da Palazzo Cesaroni passeggia Francesco Mandarini, ex presidente della Regione dimissionario quando ancora non c’era l’elezione diretta; letteralmente e metaforicamente, in un altro secolo.

IL RACCONTO DELLA GIORNATA ORA PER ORA

FOTOGALLERY: IL GIORNO PIÙ LUNGO DEL CONSIGLIO

Bostik e gatto nero A metà mattina mentre dentro e fuori dall’aula è tutto un brulicare di persone, al quinto piano del palazzo va in scena il confronto all’interno della maggioranza che precede l’avvio dei lavori. Il clima è pesante, a tratti giungono le urla dalla stanza mentre assistenti e collaboratori si assicurano che alcuni giornalisti, poi invitati dagli uscieri ad andarsene, non si avvicinino troppo. Brega sbatte la porta e se ne va anzitempo: «Bisogna prendere una decisione comune», spiega ai cronisti che lo seguono in ascensore. Il leghista Valerio Mancini dentro una busta gialla nasconde l’armamentario da ferramenta che esibirà qualche ora più tardi per inscenare la sua protesta: un tubo di colla tipo Bostik, catena e lucchetto da esibire nel corso di una diretta Facebook in cui spiega che la maggioranza è attaccata alla poltrona. Volendo proseguire coi simboli, mancherebbe solo il gatto nero quando inizia a circolare l’ipotesi, poi confermata, che il dibattito potrebbe tenersi venerdì 17 (o sabato 18); la jella però in tutta questa vicenda c’entra poco.

Twitter @DanieleBovi

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