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martedì 1 dicembre - Aggiornato alle 19:46

Università Stranieri, il contesto tra politica, sindacato e il nodo elettorale. E c’è chi vorrebbe le dimissioni

Da sempre rettori espressione di Dc e mondo cattolico. Il peso dello Snals, il ruolo dei grandi elettori e la campagna elettorale

La sede della Stranieri (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Il caso del presunto esame farsa di Luis Suarez riapre crepe all’interno dell’Università per stranieri che, in realtà, non si erano mai chiuse, ed è una vicenda che permette di parlare di alcune dinamiche interne a Palazzo Gallenga, di un contesto in cui si intrecciano diversi fattori. Dentro l’Università per stranieri la storia, anche politica, pesa e uno dei nodi essenziali riguarda il modo con cui viene selezionata la governance. Il 2021 per la rettrice Giuliana Grego Bolli sarebbe stato l’anno in cui cedere l’ermellino: a primavera infatti, scaduto il mandato triennale, si terranno le elezioni che salvo modifiche si svolgeranno con un sistema in parte contestato.

IL RINCULO DEL PISTOLERO

Il contesto Lo scenario non è quello di un grande ateneo, come il vicino Studium dove gli elettori sono all’incirca 1.300, ma di una piccolissima realtà dove i vertici sono scelti da poche decine di persone. A eleggere il rettore nel 2018 sono stati 11 professori di prima fascia, compresi i tre candidati (oltre a Grego Bolli c’erano Enrico Terrinoni e Giovanna Zaganelli), 27 di seconda, 12 ricercatori a tempo indeterminato, 5 a tempo determinato, un docente di lingua e cultura italiana per stranieri, due prof dalle categorie a esaurimento, 14 membri del personale tecnico, tre collaboratori ed esperti linguistici (i Cel) e due rappresentanti degli studenti.

IPOTESI CORRUZIONE PER RETTRICE E DG

Il personale Proprio un capitolo a parte merita il personale tecnico, formato da circa 150 membri. A dominare, a livello sindacale, è lo Snals che raccoglie all’incirca il 90% del personale mentre la Cgil ha solo un pugno di iscritti. Il voto ponderato in vigore a Palazzo Gallenga fa sì che queste 150 persone possano esprimere un blocco di voti che, in una partita fatta di piccoli numeri, hanno un forte peso in grado di orientare l’elezione del rettore. Alcuni membri del personale tecnico durante la campagna elettorale 2018 avevano chiesto di rivedere il meccanismo dei grandi elettori (a chiedere il diritto di voto, del quale sono privi, sono stati anche i dottorandi), ma per il momento poco si è mosso. Tutto ciò poi avviene in un ateneo – con solidi collegamenti anche con la Comunità di Sant’Egidio – che dal Dopoguerra a oggi (come avvenuto fino all’elezione di Maurizio Oliviero allo Studium) ha espresso rettori provenienti dalla Dc e in seguito dal variegato mondo cattolico.

COME NASCE L’INCHIESTA

Dimissioni e malumori In questo scenario nel corso degli ultimi anni c’è chi ha tentato di dare vita a progetti di governance alternativi (vedi i casi di Terrinoni o, anni prima, di Lidia Costamagna contro Giovanni Paciullo), senza però avere la forza dei numeri per trasformarla in realtà. A Palazzo Gallenga sono pochissimi quelli che hanno voglia di parlare, e chi lo fa sottolinea che non sono molti quelli a opporsi attualmente allo stato delle cose. Il malumore però si respira e c’è anche chi pensa di uscire pubblicamente con una richiesta di dimissioni, viste come una sorta di atto doveroso di rispetto verso l’istituzione, gli studenti e la città, alla quale si chiede di battere un colpo.

DAL SELFIE ALLO SCANDALO

INTERROGAZIONE IN PARLAMENTO

Cingari A parlare con l’AdnKronos è stato invece Salvatore Cingari, professore di Storia delle dottrine politiche: l«’Università per stranieri di Perugia – dice – non è quanto trapelato oggi dai media e io e alcuni miei colleghi già ci siamo dissociati dai fatti. Il danno di immagine per noi e per tanti studenti è stato grande. Sia la vicenda Suarez che i fondi ai cinesi sono questioni che riguardano i corsi di italiano per stranieri, una cosa nettamente distinta dai corsi di laurea. Io sono un professore universitario, Lorenzo Rocca (l’esaminatore tra gli indagati, ndr) è un insegnante di lingua italiana». In realtà i corsi di lingua non hanno a che fare con le certificazioni. Sono mensili e trimestrali e ripartono il 1 ottobre in presenza, mentre nel frattempo sono stati online e – spiegano dall’ateneo – hanno avuto un grosso successo. Alla fine dei trimestrali inoltre per poter ottenere un certificato (qualora lo si volesse ma non è indispensabile e non è un Celi) si può dare un esame. Quanto al Marco Polo, invece, è un progetto a parte. Cingari ricorda poi che nel corso degli anni sono stati pochi i suoi colleghi impegnati a costruire un’altra visione dell’Università «perché non riteniamo che debba soggiacere a questi elementi di marketing legati allo star system, che è un messaggio sbagliatissimo». «Le piccole università – ha aggiunto – cercano di sbarcare il lunario in modi disgustosi, al di là dagli aspetti penali sui quali non intendo entrare». Uscite da inquadrare anche nell’ottica della campagna elettorale che si aprirà a breve.

Twitter @DanieleBovi

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