lunedì 17 dicembre - Aggiornato alle 05:53

Un centinaio coi sindaci dem: «Capicorrente hanno sfiancato il Pd». La militante: «Basta con quelli che ci chiedono ‘di chi sei?’»

A Sant’Andrea d’Agliano dopo la sconfitta elettorale. Verini: «Chi ora vuole litigare sulla sanità lo faccia a casa sua, serve uno scatto»

L'incontro promosso dai sindaci Pd

di Daniele Bovi

Non è un partito. Al massimo, volendo ironizzare, una ‘mozione Pappalardo’, di quelli che gridano forte: «Ricominciamo». A una settimana dall’epocale sconfitta di domenica sono stati oltre un centinaio coloro che hanno risposto domenica mattina all’appello di un gruppo sindaci del Pd umbro (Gori, Mismetti, Todini, De Rebotti, Presciutti e Germani) lanciato nei giorni scorsi. Luogo di riunione, la sala Acli del presidente Zetti di Sant’Andrea d’Agliano. Piove e c’è nebbia, tutt’intorno i vasti campi della politica da rivoltare con l’aratro pesante; il momento è di lutto e come si addice a tali frangenti la comunità sente il bisogno di riunirsi e farsi forza a vicenda. A mettere subito le cose in chiaro è stato Francesco De Rebotti, sindaco di Narni: «Questa è un’operazione di comunità, non puntate l’indice contro chi sta cercando di dare una mano. Dobbiamo avere intelligenza e coraggio, non possiamo più essere ostaggio dei capicorrente, ci hanno sfiancati. Siamo in una fase nuova e diversa».

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Nessun partito A chiudere, dopo quasi tre ore di assemblea è il primo cittadino di Foligno Nando Mismetti: «Non siamo il partito dei sindaci e non c’è nessun secondo fine; noi vogliamo che il partito stia vicino ai Comuni: dove è stato a Umbertide o a Terni? C’è stata latitanza assoluta. Abbiamo pensato solo alle casacche». Mismetti chiede una discussione profonda e di fare «altri cento appuntamenti di questo tipo nei territori» (a breve partiranno al Trasimeno), di lavorare «affinché il partito ritrovi la sua funzione in anni terribili per i Comuni. Questo può essere l’inizio della ripresa». Fuori smette di piovere ed esce pure un po’ di timido sole, chissà che non sia di buon auspicio per i dem. Fatto sta che dentro una larga fetta di Pd locale è assente. Nessun renziano di prima, seconda o terza ora (mosca bianca Nicola Preiti), molta sinistra del partito, pochi bocciani in ordine sparso (in prima fila c’è però il padrone di casa, Alvaro Mirabassi, e con lui Erika Borghesi), nessun consigliere regionale Pd; Catiuscia Marini con un post su Facebook fa capire di essere a Siena, alla bella mostra su Ambrogio Lorenzetti.

VIDEO: 19ENNE DOPO LA SCONFITTA SI ISCRIVE AL PD

Chi c’era In prima fila ci sono l’ex ministro Cesare Damiano, uscito sconfitto a Terni, Wladimiro Boccali, Giampiero Rasimelli, Mirabassi; poi Valeria Cardinali, parlamentari come Leonardo Grimani e Walter Verini (alcuni vedono in lui uno dei possibili traghettatori), pezzi del mondo socialista come Silvano Rometti e Roberto Bertini, Giovanni Tarpani, Fabrizio Bracco, il sindacato compatto (Vincenzo Sgalla, Ulderico Sbarra, Claudio Bendini e pure Alessandro Petruzzi), Carlo Rossini, l’assessore narnese Lorenzo Lucarelli, Marco Tosti, Antonello Chianella, Marco Regni, il capogruppo a Perugia Diego Mencaroni con il consigliere Tommaso Bori, pezzi di sinistra universitaria, Andrea Cernicchi, Claudia Bastianelli e pure il disarcionato Marco Locchi da Umbertide, il quale in sostanza fa capire che in vista del voto di maggio potrebbe anche dare vita a una lista civica dopo quanto di «arrogante, irresponsabile e ignobile è successo».

PD: LEONELLI SI DIMETTE DA SEGRETARIO

Convegni sulla bruttezza L’archiviazione di quella che Rasimelli chiama «guerra per bande, che va rottamata» è uno degli argomenti cardine. Verini attacca: «Se c’è chi sulle rovine di Mosul pensa di litigare sui direttori della sanità vada a farlo a casa sua perché il Pd è di tutti e c’è bisogno di tutti; chi governa la Regione faccia un bello scatto e un bel tagliando all’azione di governo, altro che rimpasti alla Forlani. Chi guida il partito invece non pensi alle candidature ma a riportare la gente dentro». Quel che è certo è che «il progetto del Pd è ancora valido» ma il partito deve tornare a parlare ad alcuni strati di popolazione: «Siamo percepiti come i custodi di un sistema di potere, in Umbria abbiamo fatto molti convegni sulla bellezza, quando li facciamo sulla bruttezza o sul disagio?». Bracco è contento che «se non prima, almeno dopo una sconfitta si discute. Abbiamo smarrito l’anima e attenzione perché la rottura è profonda, mettersi contro il mondo del lavoro e del sindacato è stato un errore. Di fronte abbiamo una traversata nel deserto e prima di tutto serve un lavoro culturale».

PAPARELLI: «BASTA BEGHE INTERNE»

Di chi sei? Uno degli interventi che meglio fanno capire il clima di disagio è quello di una militante come Daniela Pimponi: «Perché oggi – chiede – una persona di 30 anni come me dovrebbe iscriversi al Pd o votarlo? Da quattro anni sono nel Pd e ho saputo tutti i problemi di questo o di quello o le beghe dei direttori della sanità, mi hanno chiesto non cosa penso ma “di chi sei?”. Poi però girando i territori i problemi sono altri ma noi non ne parliamo. Gli altri discutevano di immigrazione e reddito di cittadinanza, noi di antifascismo». Boccali, che torna a parlare in pubblico dopo lunghissimo tempo, nota con una punta di ironia che «c’è stata una grande evoluzione del dibattito dato che ora la colpa non è più di uno solo». Secondo l’ex sindaco di Perugia «intanto chi ricopre ruoli dovrebbe parlare almeno 20 minuti in un’assemblea come questa; vorrei capire cosa pensa, stop al dilettantismo allo sbaraglio. Quanto al nostro popolo, non è sparito, è che abbiamo sbagliato le risposte: abbiamo puntato tutto sui diritti civili sbeffeggiando il brontolio di chi ha fame, mentre ora diciamo fatelo voi il governo se volete il reddito di cittadinanza mentre l’applicazione di quello di inclusione è confusa».

MARINI: «RIMPASTO NON E’ UN TABU’»

Sbarra l’oracolo Boccali vede comunque il bicchiere mezzo pieno: «A Perugia il partito del sindaco è al 10 per cento, di fronte a noi abbiamo una prateria come campo largo delle forze di centrosinistra, e di certo ora non dobbiamo uccidere un’altra forza politica dopo aver già fatto lo stesso in consiglio regionale. Dobbiamo riportare tutti dentro la barca mettendo passione e competenza, cervello e cuore». Sbarra, che parla a nome di Cgil, Cisl e Uil, veste abiti quasi oracolari quando vede un «popolo dell’abisso che si è manifestato dicendo alcune cose»; poi ritorna a terra parlando di un’Umbria «che ha un programma economico sbagliato; i funzionari lavorano in modo sbagliato». Le sfide? Lotta alla povertà, nuove tecnologie e lavoro. Alfio Todini, sindaco di Marsciano, in primis tranquillizza tutti: «Nessuno da questa iniziativa deve temere nulla, ne servirebbero a decine». Poi va sul concreto: «Basta con la retorica dell’ascolto; i sindaci come noi sono in mezzo alla gente, il problema è poter dare le risposte».

Ricominciamo Valeria Cardinali probabilmente dice un decimo di quello che vorrebbe: «Il giochino per cui quando vinciamo vince uno e quando perdiamo la colpa è di tutti non funziona più; non siamo tutti responsabili alla stessa maniera, è delirante dire che come Pd abbiamo raggiunto il terzo risultato d’Italia». L’ex senatrice chiede «una reazione straordinaria di fronte a un fatto straordinario. Serve una riflessione seria e pacata su temi come lavoro e povertà, stoppare le tifoserie e non spezzare anche l’ultimo legame con la coalizione». Almeno «lasciami sfogare» cantava Pappalardo; «Ricominciamo» chiede Mismetti alla fine cercando di ritrovare l’orgoglio smarrito.

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