domenica 16 giugno - Aggiornato alle 04:44

Tra umori apocalittici e il tentativo di una reazione: per il Pd umbro colpo pesantissimo in vista delle urne

Sconforto e sgomento tra i dem, sede perquisita. Verini convoca subito segreteria e Direzione, dubbi sul simbolo per le amministrative di maggio

Una delle nuove sale riunioni del partito (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Non conviene neanche fare i manifesti, meglio risparmiare i soldi». La battuta ironicamente amara di un dirigente di lungo corso rende bene lo stato d’animo all’interno del Pd umbro, scosso come non mai non da una sconfitta nelle urne, ma da un’inchiesta che colpisce duramente entrambi i livelli, quello politico e quello istituzionale, con conseguenze ancora tutte da verificare. Sgomento, grande sconforto e umori apocalittici («è la fine di un’epoca e di una storia», spiega chi guarda già al dopo regionali) sono i sentimenti predominanti. Le prime, parzialissime e confuse, informazioni su alcune acquisizioni di atti in diversi uffici cominciano a circolare fin dalle prime ore del mattino di un venerdì che avrebbe dovuto scorrere via normalmente; in programma c’erano diversi incontri e riunioni tra dirigenti in vista delle cruciali amministrative del 26 maggio, inevitabilmente passate, nel pomeriggio, in secondo piano quando l’inchiesta deflagra su siti e agenzie e quando la Finanza bussa alle 9 in via Bonazzi per perquisire gli uffici.

L’INCHIESTA

Via Bonazzi Nella sede del Pd nel tardo pomeriggio si ritrovano il presidente del partito Walter Verini, molti membri della segreteria, i vicesegretari, Marina Sereni, Giacomo Leonelli, il segretario del partito di Perugia Paolo Polinori, il senatore Grimani, alcuni segretari di circolo, quelli delle federazioni provinciali e altri ancora. I big nazionali chiamano i loro referenti locali per chiedere informazioni, così da capire il da farsi in tempi rapidissimi. Appena arrivata l’autosospensione di Bocci il nuovo segretario Zingaretti decide di commissariare il partito umbro, scegliendo Verini; una scelta, quella del commissariamento, politicamente obbligata e che sarebbe arrivata comunque. Zingaretti opta dunque per una soluzione ‘interna’, senza inviare commissari da fuori e questo, a Perugia, viene letto come un segnale positivo nella tempesta, il segno che qualche energia con cui ripartire c’è.

IL COMMISSARIAMENTO E LE REAZIONI

Una reazione Da via Bonazzi si prova ad abbozzare una reazione perché, come succede sempre in questi casi, i tempi della politica non sono quelli della magistratura: Verini, che alle primarie di dicembre era stato sconfitto proprio da Bocci, ha convocato per sabato mattina la riunione della segreteria regionale e per lunedì la Direzione. Non c’è tempo da perdere e servono raziocinio e sangue freddo perché tra poco più di 40 giorni, oltre alle europee, ci sono le cruciali amministrative in 63 comuni e al Pd serve una guida, così da poter chiudere liste e alleanze e impostare una campagna elettorale. Il voto del 26 maggio è fondamentale essenzialmente perché i risultati saranno la base su cui costruire le regionali del 2020, sempre che non si voti prima. E se già prima dell’inchiesta la partita nei Comuni e quella per la Regione erano considerate difficili, venerdì a prevalere era lo sconforto, tanto che c’è chi ha ipotizzato di rinunciare al simbolo in alcune delle città più grandi.

Colpo devastante Insomma, il colpo a 40 giorni dal voto è devastante e, dopo le dimissioni di Barberini e l’iscrizione nel registro degli indagati anche della presidente Marini, non è chiaro se e come la giunta riuscirà ad assorbirlo e a rimanere in piedi. Di sicuro c’è che le opposizioni hanno già chiesto elezioni anticipate e che la sanità si rivela ancora una volta un fattore di crisi per Palazzo Donini. A inizio 2016 infatti, a febbraio, proprio sulla nomina dei direttori di Usl e aziende ospedaliere (pochi giorni fa prorogati fino alla fine di giugno) si consumò il durissimo braccio di ferro tra Bocci e Marini, che portò alle dimissioni di Barberini, il quale solo dopo quattro mesi di tira e molla ed estenuanti trattative rientrò in giunta. Da sola la sanità vale oltre i due terzi del bilancio regionale, garantisce l’assessorato più pesante e rappresenta da lungo tempo un vanto per i vertici della Regione; ecco perché l’inchiesta è particolarmente dolorosa e rappresenta una spallata durissima sul piano politico-mediatico, che arriva dopo la perdita di alcuni tra i più grandi Comuni, il collasso della giunta ternana e il cappotto delle politiche.

Twitter @DanieleBovi

I commenti sono chiusi.